Got Me Thinkin’ va in vacanza e ritorna a Settembre

Negli ultimi mesi, una piccola rivoluzione ha toccato radio-comunitaria.org. La novità? Trasmissioni settimanali completamente in lingua inglese. I protagonisti? Le volontarie e volontari internazionali di HRYO.

Dal dicembre del 2020 Abril, Ada, Adam, Angela, Aleksandra e Yaiza hanno accolto la sfida di entrare ogni lunedì nelle case delle persone attraverso un podcast in cui hanno condiviso con gli ascoltatori gli argomenti, le notizie sui diritti umani negati e sulle azioni politiche a livello globale che li coinvolgono di più. La scelta del titolo della trasmissione, Got Me Thinkin’, è stata motivata proprio da questo:  giovani che parlano e approfondiscono i temi che li fanno riflettere, facendo riflettere anche chi ascolta.

Ed è stata proprio una sfida, perché nessuno tra questi giovani aveva mai creato un podcast, nessuno tra di loro aveva mai sentito la propria voce su una radio. I volontari hanno quindi non solo informato al pubblico su temi rilevanti nell’ambito dei diritti umani, stimolando il pensiero critico e l’interesse delle persone, ma hanno anche fatto un percorso di apprendimento, in cui si sono sperimentati su diversi livelli: nella ricerca d’informazione veridica, nella creazione di contenuto, sul piano comunicativo e anche su quello tecnico. Così, un compito che all’inizio ha fatto un po’ spaventare, si è rivelato come una delle attività preferite dei volontari, che hanno imparato a gestire con padronanza gli aspetti che all’inizio sembravano loro più complessi.

Tra dicembre e maggio sono state prodotte 24 puntate, che sono andate in onda ogni lunedì alle 19:00 e che, accompagnate di musica accuratamente selezionata dagli autori e dalle autrici di ogni puntata,  hanno affrontato argomenti variegati: dall’ambiente all’islamofobia, dal diritto all’aborto in Argentina o Polonia al genocidio dei Rohingya in Bangladesh o alla lotta per l’autodeterminazione del popolo saharaui, dalla fast fashion al lavoro allo sfruttamento infantile. Questi e altri argomenti a volte ci hanno fatto recuperare la speranza in un mondo migliore, mentre altre ci hanno aperto gli occhi a una vita di ingiustizie, spingendoci in ogni caso a essere più consapevoli e a non ignorare più quello che succede in altri parti del mondo, facendo forse delle scelte più mirate.

Per il momento, Got Me Thinkin’ è in pausa estiva, ma tornerà presto, con le voci e i pensieri di nuovi giovani volontari desiderosi di mettersi in gioco e alzare la consapevolezza del pubblico palermitano sullo stato dei diritti umani in tutto il mondo. Nell’attesa, possiamo ancora goderci le puntate della prima stagione di Got Me Thinkin’ su: https://www.spreaker.com/show/got-me-thinkin .

How to Blend-IN: a game of intercultural communication

As you may have read in previous articles, as part of the project, we are gathering good practices from partner countries in the field of social inclusion. In this spirit, we would also like to highlight the Blend-IN project, from the Slovenian partner, the Celje Youth Center.

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Blend-IN was an ambitious 18-month project, which was set to tackle the existing mistrust and non-tolerance among the different communities that live in Europe, through educating youth workers. The project was designed in the complex context of Europe, which is not as united as it was. Still, young people all over the continent have similar interests and problems and present the driving force for enacting positive change. Considering these dynamics, the Blend-IN partnership was driven to contribute to the pan-European efforts to promote the value brought by tolerance and diversity. As part of the project, they set up a platform on which you can play a simulation game on the topic of intercultural dialogue and communication. They have also prepared a handbook for youth workshops for the purposes of training and education in the field of intercultural dialogue and communication. The project was co-financed by the European Union’s Erasmus + program.

As said before as part of the project, they established a platform on which it is possible to play a simulation game on the topic of intercultural dialogue and in the game different scenarios are played out.  As a player, you can decide for yourself how you will carry out or solve certain problems or situations.

In today’s dynamic world of youth work, understanding different cultures and responding correctly to different standards has become key for achieving any positive results. Mastering intercultural communication and dynamic management is key when developing initiatives and creating communities, as inevitably there will be the need for both. In the Handbook, the six partners of the Blend-IN project have compiled, through their own experience, desk research, as well as qualitative interviews with professionals, some important points in the topics of: 

  • Developing and managing communities and initiatives; 
  • Intercultural communication;
  • Dynamic management; 

and Best practices in the field of intercultural communication and other simulation games. The Handbook also contains information on the Blend-IN Simulation game and how to use it, as this is the companion output of the project to additionally provide assistance to youth workers in their endeavors.

The English version of the Handbook is available here.

Involving young people in understanding social inclusion is a very important topic that can also be achieved through play and that is why we find this project so relevant.

Written by Celjski Mladinski Center.

“Cromos dels Barris”: gamification & tourism in Barcelona

When we think about tourism, we always picture far away cities, landscapes and environment. But most of the times, we miss knowing better what is going on around us at a local level.

Today, we at Fundació Catalunya Voluntària would like to introduce one of our best practices as a way to discover your city in a dynamic, inclusive and collective way.

‘Cromos dels Barris’ (Cards of the neighbourhoods) is a project that started in 2015 with two districts in the city of Barcelona. Today we are going to introduce the project in the neighbourhood of Poble-Sec, one of the oldest parts of the city (which celebrated its 150 years of existence in 2019!!), and also where the office of FCV is based.

So how does this game work? Raons Públiques (the promoter organization) has initially created 10 cards together with the Historical Centre of Poble Sec, with old pictures and description of emblematic spots of the neighbourhood. Places like the Press House or the first house that was built in the neighbourhood are included in the cards, and in order to collect them all, you have to find them and answer one of the questions written in the cards. This way, you can get to have all of them.

In Barcelona, each neighbourhood has a weekly celebration where organizations, neighbours
and in general everyone that lives or works there gets together to celebrate. The first round of cards was handed during the yearly celebration in 2019, and that kicked off the search. The first pack comes with two cards and a map, and when you reach the next place, you can get another set of cards. Later on, cards were handed in collaboration with schools of the Poble-Sec, as a group activity for classes in primary school. Also, with the collaborations of these young participants, the collection of cards is growing, with currently 16 cards (6 designed and added by the primary students).

This game has different aims. The first, of course, being getting to know better the neighbourhood and its history. Secondly, it wants to create an intergenerational activity, including everyone in families and friend groups. This way, older people can teach their knowledge, and the youngest get to learn, discover and have fun.

You can find more information on the website of the 150th Anniversary of Poble-Sec and at https://raons.coop/

Written by Fundació Catalunya Voluntària

Earth Day! Festeggiamo il nostro pianeta

La Giornata Mondiale della Terra, salita alle luci della ribalta negli ultimi anni grazie alla visibilità offerta da importanti star del cinema e da altri personaggi di spicco nel panorama internazionale, ha una lunga storia. Lunghissima, in effetti, perché già si parlava di Earth Day nel lontano 1969, quando un attivista per la pace, John McConnell, avanzò l’ipotesi di istituire una giornata per celebrare la Terra durante una conferenza dell’UNESCO a San Francisco. E proprio a San Francisco, nel 1970, fu celebrata la prima Giornata della Terra, che avrebbe presto trovato la sua dimensione internazionale con un documento firmato dallo stesso McConnell e dal Segretario Generale delle Nazioni Unite.

Sostenibilità, biodiversità ed ecologia sono anche alcune delle parole chiave nella missione della Human Rights Youth Organization. La protezione dell’ambiente e la salvaguardia della biodiversità sono temi che ci stanno a cuore e che cerchiamo di portare avanti con progetti mirati, come Terra Franca, il nostro cuore verde e pulsante all’interno del quartiere Cruillas a Palermo.

In questo terreno confiscato alla mafia che sarà restituito alla popolazione locale, vogliamo creare un giardino condiviso, accessibile a tutti. Un’oasi di legalità e tranquillità nel trambusto cittadino, ma soprattutto un luogo in cui salvaguardare la biodiversità tipica del territorio siciliano attraverso sistemi di coltivazione innovativi e sostenibili.

In occasione della Giornata della Terra vogliamo sostenere la campagna promossa dal Centro Muni Gyana, con il supporto dell’Unione Buddhista Italiana, all’interno del progetto Green Future. La campagna ambientale ha come obiettivo la piantumazione di 1500 alberi sull’intero territorio italiano: un’azione attiva e concreta contro il cambiamento climatico, per un’Italia più verde e pulita e un mondo più sano.

Clicca qui per saperne di più e sostieni con noi la campagna adottando un albero. È un piccolo gesto, ma insieme possiamo fare la differenza!

Felice Giornata Mondiale della Terra!

SPREAD THE GAME PRESENTS “INCLUSION BRIDGES”: GAMIFICATION AGAINST SOCIAL EXCLUSION

As a project, Spread the Game was born with the specific intention to explore the possible uses of gamification as a tool in formal and non-formal education programs to encourage diversity, equality, and inclusion. Our final goal is to create a toolkit to share with operators in the field, by highlighting different examples of gamification and creating a network with our partners in Europe through the exchange of success stories and good practices.

But what exactly is a good practice?

A good or best practice is a method or a technique which has produced the best results in its field of application, often becoming the standardized way to approach or complete a task with successful results. The exchange of good practices between different countries is the best way to learn new techniques and grow more confident with their application, thus allowing us to create new models in our own environment.

So, now that we know what a good practice is, let us introduce the first one we picked from Italy, a successful story of education and gamification: Inclusion Bridges.

Born within a project called ‘Social Inclusion: Out of the Box’ and promoted in Italy by ‘Xena: Centro scambi e dinamiche interculturali’, Inclusion Bridges is a game that makes the most of the concept of edutainment, successfully merging education and entertainment to promote inclusion, citizenship, and sustainable development. The project was co-created by Nexes (Spain), with the partnership of ten more organizations that have been internationally involved in a variety of different projects focused on non-formal education, equality, and human rights.

Inclusion Bridges is a free-to-play game in the form of an app available on multiple platforms and devices, a creative answer to one of the biggest evils of our global time: social exclusion.

In the game – aimed at children aged 10 and older – the player is a superhero fighting against the social exclusion monsters by building magical bridges of inclusion through good actions. The goal is to promote peer learning and cooperation, but also to increase personal awareness about social exclusion, therefore the game may be played individually or as a workshop activity in groups, within formal and non-formal education settings, with the aid of a toolkit that is made available on the website of the project. The idea behind the app is to learn about social exclusion in a fun, engaging way, and to create and promote social inclusion strategies through innovative methodologies; in addition, the game promotes diversity and a multicultural approach through its key features, which include 11 different countries as scenarios, 6 characters to choose from, and the astonishing number of 9 languages to play.

Check out a brief introduction to Inclusion Bridges in the video below, and make sure to continue to protect Earth from social exclusion through gamification and innovation along with all of us involved in Spread the Game!

La Convenzione di Istanbul, snodo cruciale per il rispetto dei Diritti Umani in Turchia

La Convenzione di Istanbul e Turchia

La decisione di Erdogan di far uscire la Turchia dalla Convenzione di Istanbul ha nuovamente portato all’attenzione dei media, e non solo, la questione dei diritti umani nel Paese a cavallo tra Asia e Europa. Ormai da anni la Turchia è al centro di vari dibattiti per le politiche più o meno aggressive del Presidente Erdogan. Infatti, il governo del Paese ha affermato con decisione i propri interessi geopolitici nella regione Mediorientale, così come ha messo in atto una strategia politica sulla questione dei migranti alle porte dell’Europa, mostrando un atteggiamento generale molto deciso nella politica estera. La manifestazione dell’indole risoluta di Ankara si è sempre più sovente manifestata anche nella politica interna e nel controllo esercitato dalla politica e da Erdogan nei confronti dei cittadini e delle libertà sociali e politiche, calpestando i diritti della popolazione turca. H.R.Y.O, in seguito alla notizia dell’annullamento della Convenzione di Istanbul, ha deciso di intervistare la Dott.ssa Dicle Maybek, attivista della Humane Life and Democratic Society Association per capire meglio la situazione e esplorare la questione con un’esperta che vive e lavora in Turchia.

A seguito della pubblicazione del Decreto del Presidente della Repubblica sull’annullamento della Convenzione di Istanbul sulla Gazzetta Ufficiale, in molte province si sono svolte proteste e non è mancato l’intervento della polizia. Puoi parlarci un po’ di quello che sta succedendo in Turchia? 

Ho partecipato alla protesta di Ankara. La manifestazione organizzata della piattaforma “Fermeremo il femminicidio” e del “Consiglio delle donne” si è svolta alle 15:00 del 20 marzo ad Ankara. Prima dell’inizio, il fronte della municipalità di Çankaya era già stato bloccato dalla polizia. Come in ogni azione, c’erano due-tre poliziotti per persona e dagli slogan si capiva che ci sono stati arresti. 

La manifestazione delle 17:30, convocata dalle donne, dall’organizzazione LGBTQ+ e dal Sindacato, è stata molto partecipata. La polizia ha installato barricate in tre punti diversi per dividere il gruppo. Ci siamo persi con alcuni nostri amici con cui siamo andati insieme. Eravamo un gruppo molto colorato e creativo, con degli slogan divertenti.

La manifestazione pacifica è durata circa 90 minuti, durante i quali abbiamo protetto dalla polizia la bandiera di LGBTQ+ facendola passare dalla testa alla fine del corteo. Un aneddoto interessante che posso raccontare è che poiché stava piovendo una attivista ha riparato col proprio ombrello un’agente della polizia che si stava bagnando.

Fuori Ankara, nelle città metropolitane tra cui Istanbul, Izmir, Bursa, Adana, Antalya, Mersin, ecc. ci sono state proteste, migliaia di donne hanno partecipato. In effetti, nuove proteste hanno ancora luogo a intermittenza. Ogni sera alle 21 le donne in Turchia partecipano all’azione dai loro balconi per protestare contro il Decreto Presidenziale per l’annullamento della Convenzione di Istanbul.

Come viene affrontato il tema dalla politica e dai media? 

Molti media hanno interpretato le tre scimmie. Naturalmente, i giornalisti che hanno una prospettiva femminista o un approccio basato sui diritti umani hanno incluso l’argomento nelle loro colonne. Sarebbe ingiusto metterli tutti alla gogna. Allo stesso tempo, le donne si sono organizzate tramite i social media sia per le manifestazioni che per le  campagne di sensibilizzazione. Per quanto riguarda i leader dei partiti politici, ancora una volta, le contrapposizioni non sono andate oltre la mera “condanna” formale. Le donne del CHP (Cumhuriyet Halk Partisi – Partito Popolare) hanno introdotto alla tribuna del parlamento il gilet viola (“Mor Cepken”, un simbolo della tradizione nomade per la libertà di divorzio usata dalle donne nomadi contro i loro mariti). e hanno sottolineato l’importanza della Convenzione di Istanbul. In più, il partito Deva (Demokrasi ve Atılım Partisi – Partito della Democrazia e del Progresso) sta portando la questione alla Corte Suprema. 

Qual è la posizione dei partiti al governo?

Non so quanto sia corretto parlare di un partito. Piuttosto, le decisioni vengono da una persona. Quindi non sono in grado di rispondere a questa domanda.

Ci sono stati segnali che facevano presagire una tale decisione? 

In effetti, è un argomento che si affronta da molto tempo. Sulla parità di genere nell’educazione alcuni passi sono stati fatti dal ministero e da Organizzazioni Internazionali come Unicef, che hanno promosso progetti e percorsi volti a diminuire il gap educativo tra bambini e bambine. Questi sforzi però hanno attirato le critiche di partiti politici e giornali faziosi che sono riusciti a interrompere il progetto ETCEP che mirava a promuovere l’uguaglianza di genere nelle scuole in seguito ad un articolo che muoveva l’accusa assurda al programma Unicef di ‘creare confusione sessuale nei bambini’. Stiamo parlando di una mentalità che dice che uomini e donne non sono uguali e che il posto della donna è la casa. Stiamo parlando di una mentalità oscura che dice che è un peccato per le donne opporsi agli uomini. Stiamo parlando della mentalità che preferisce chiamare i matrimoni precoci come matrimoni “in tenera età”. Stiamo parlando della mentalità che cerca di screditare gli assistenti sociali, poi licenziati per aver denunciato alla polizia il caso di una ragazza di 14 anni che ha partorito in ospedale. I giornali sostenitori del partito al  potere hanno  sostenuto la decisione presidenziale sottolineando come la Convenzione di Istanbul e la legge n. 6284 siano pratiche legali che “lasciano i bambini senza padre e distruggono la famiglia”. I partiti stessi negli ultimi anni si sono espressi contro i movimenti pro-aborto, andando anche a depenalizzare lo stupro attraverso una serie di leggi e quindi ledendo i diritti e la dignità delle donne. C’è sempre stato e continuerà ad esserci un attacco ai diritti umani delle donne e degli individui LGBTQ+.

Quale è stata la giustificazione di Erdogan alla uscita della Turchia dalla Convenzione?

È interessante notare che hanno cercato di dipingere la Convenzione come un attacco all’istituzione familiare, nonostante non vi è alcuna clausola riguardante la famiglia all’interno di essa. Allo stesso tempo, hanno detto che incoraggia le persone ad essere omosessuali. Anche qui, non esiste incoraggiare l’omosessualità. Proprio come una persona può essere eterosessuale, può anche essere omosessuale. Esistono più di 1500 specie omosessuali in natura. È ignoranza, per non dire altro, venir fuori e chiamarla eresia, immoralità o addirittura etichettare una convenzione come “incoraggiamento”. 

Inoltre, questa convenzione è stata aperta alla firma durante il loro governo e la conferenza è stata ospitata dalla Turchia. Questa è anche la parte tragicomica. Circa 2 settimane fa, un deputato dell’AKP (Adalet ve Kalkınma Partisi – Partito della Giustizia e dello Sviluppo) ha dichiarato che  il tasso di omicidi è 12 volte superiore a quello di femminicidi , facendo passare il messaggio assurdo  che gli uomini si uccidono a vicenda, e questi non sono omicidi basati alla disuguaglianza di genere. Mentre invece le donne vengono uccise dagli uomini in questo paese a causa del veleno della disuguaglianza di genere e dei ruoli di genere tradizionali. Ecco perché diciamo che il femminicidio è politico.

Cosa comporterà per le donne e la comunità LGTBQ+ l’uscita della Turchia dalla Convenzione di Istanbul? 

Significa la vita. Guardate, stiamo parlando del diritto umano più fondamentale: il diritto alla vita (Infatti, il ritiro dalla Convenzione di Istanbul è già contro il diritto internazionale, molti ordini degli avvocati hanno rilasciato dichiarazioni a riguardo).

La Convenzione di Istanbul ha 4 principi molto importanti: prevenzione della violenza, protezione dalla violenza, indagini efficaci e sviluppo e attuazione di politiche integrate per l’uguaglianza di genere. La Convenzione di Istanbul afferma inoltre che nessuno sarà discriminato a causa di questioni come la religione, la lingua, la razza, l’identità di genere e l’orientamento sessuale. E’ una difesa completamente attrezzata contro lo stato patriarcale e le sue pratiche e vuole porre fine a questa mentalità a lungo termine. Essa comprende anche articoli  per  rivedere le leggi nazionali degli Stati che sono parti della presente Convenzione. Infatti, la legge n. 6284 è stata approvata perché abbiamo obblighi derivanti da questo Trattato. 

In breve, il recedere dalla Convenzione di Istanbul, significa riportare la Turchia indietro non solo di 50 anni, ma alla mentalità del Medioevo. Questo è un crimine contro l’umanità. Perché questo aprirà la strada agli omicidi di donne e LGBTQ+ e a pratiche arbitrarie nella legge.

Come ha reagito l’opinione pubblica? (differenze a livello geografico?)

Club di calcio, associazioni di imprenditori, associazioni di avvocati, società private hanno condiviso post sui social media su quanto sia stata terribile e reazionaria la decisione di ritirarsi dalla Convenzione di Istanbul. Sono state intraprese manifestazioni efficaci in tutte le regioni geografiche. Attualmente, le donne continuano a protestare nelle città metropolitane come Izmir, Ankara e Istanbul.

Come si sta organizzando il movimento femminista?

Siamo nel movimento delle donne della quarta ondata dal 2008. Ora ci stiamo organizzando su piattaforme digitali. Per questo, utilizziamo attivamente gli account dei social media. Stiamo cercando di portare la discriminazione di genere e la violenza maschile nell’agenda del paese lanciando campagne tramite hashtag. Le piattaforme digitali delle donne assassinate di recente (non voglio entrare nella distinzione tra trans e non trans, perché chiunque dichiari la propria identità di genere come donna è una donna) è stata utilizzata in modo estremamente funzionale sia in termini dei processi di contenzioso, divulgazione degli autori e supporto alle loro famiglie. Naturalmente, molte campagne possono essere realizzate grazie al contributo di organizzazioni che seguono questi casi e difendono i diritti in parlamento e in altre piattaforme. Oltre ai social media, possiamo comunicare attraverso i nostri gruppi Whatsapp e gruppi di posta elettronica e prendere decisioni congiunte. Pertanto, è un’organizzazione molto veloce ed efficace.

Le parole della Dott.ssa Maybek mettono in risalto come per la Turchia e la sua popolazione quest’ulteriore evento sia l’inizio di un periodo difficile e poco rassicurante. Sembra infatti che la volontà politica sia quella di sradicare lentamente i diritti della popolazione, ormai anche quelli fondamentali. Tuttavia, il popolo turco sembra non arrendersi alla tracotanza dei propri politici e al sistema creato fondato sulla paura, la violenza e l’intimidazione. I movimenti di protesta e le organizzazioni per i diritti umani mirano a sensibilizzare e raccogliere attorno a loro sempre più persone così da creare un’opposizione e aprire una breccia di speranza attraverso la mobilitazione della società civile, pronta a riprendersi i propri diritti. Intanto pretendiamo una risposta immediata dalle istituzioni europee alla richiesta della Piattaforma delle donne per l’uguaglianza (EŞİK), in quanto la decisione della Turchia va contro il sistema giuridico interno del Paese, e di esaminare la legalità della procedura e le sue implicazioni per il diritto internazionale.

#istanbulsözleşmesiyaşatır 

#IstanbulConventionSavesLives

#ConvenzioneDiIstanbul 

#İstanbulSözleşmesiBizim

Dicle Maybek è nata ad Ankara nel 1983. Laureata in Sociologia nel 2006, ottiene un Master nel 2009 con una tesi dal titolo  Approcci alla violenza contro le donne dal punto di vista patriarcali e di culture e teorie femministe: esempio del distretto di Yenimahalle della provincia di Ankara La Dott.ssa Maybek ottiene poi un dottorato  nel 2016 con il  progetto di ricerca  Una porta che si apre per la donna vittime di violenza: Casa rifugio e strategie per la vita dopo

La Dott.ssa Maybek, è una dei membri fondatori della Humane Life and Democratic Society Association ed è attivista per i diritti umani, prende parte a molti progetti nazionali e internazionali in diversi status. 

Attualmente sta lavorando come Project Manager presso la Municipalità di Yenimahalle ad Ankara e come docente presso il dipartimento ricreativo della Scuola di educazione fisica e sport dell’Università di salute e scienze sociali di Cipro.

Routes Roulette – No more bets

Si conclude la campagna di raccolta fondi “Routes Roulette – No more bets”, iniziata lo scorso 02 febbraio e conclusasi il 20 marzo.
I contributi, il sostegno e le donazioni ricevute sono stati numerosissimi e ci premeva ringraziavi per aver partecipato e messo in moto un processo di solidarietà che si è concluso con la raccolta di 4.248,00 euro.
Il ricavato verrà donato a IPSIA Istituto Pace Sviluppo Innovazione Acli con lo scopo di supportare le realtà che già da anni si trovano a lavorare in quei luoghi.
Il nome Routes Roulette, la roulette delle rotte, rimanda immediatamente al concetto di
scommessa, di gioco, come i migranti chiamano il tentativo di attraversare i confini per giungere in Europa. Oggi, per milioni di persone in tutto il mondo, migrare rappresenta infatti una vera e propria scommessa, non solo per sé stessi ma anche per i propri cari. Proprio per questo, l’iniziativa vuole legare le due rotte migratorie che non rappresentano altro che due facce della stessa medaglia.
La campagna consisteva in una raccolta fondi da far arrivare in Bosnia in queste settimane per sostenere il lavoro delle associazioni presenti sul territorio e contribuire a soddisfare i bisogni materiali dei migranti. I fondi verranno destinati soprattutto all’acquisto di beni di prima necessità e di attrezzature necessarie a migliorare la vivibilità dei luoghi dove sono costretti a vivere i migranti.
Dopo l’incendio del campo di accoglienza di Lipa, a pochi km dalla località di Bihać, migliaia di migranti si trovano per strada, sotto la neve e con temperature abbondantemente al di sotto dello zero. Il tutto mentre imperversa una pandemia di cui non si vede ancora la fine. Ad aiutarli solo le organizzazioni non governative presenti sul territorio che garantiscono loro, come possono, cibo e abbigliamento. Le autorità bosniache continuano a ribadire la loro contrarietà a trovare una soluzione duratura che garantisca ai migranti il sostegno e le tutele necessarie.
Arriveremo probabilmente quando l’attenzione mediatica si sarà già spenta. In Bosnia, però, l’emergenza non nasce oggi e non finirà fino a quando non cambierà l’approccio alle migrazioni da parte di governi razzisti che hanno chiuso le frontiere e allo stesso tempo contribuito ad alimentare guerre nei paesi di provenienza, respingimenti illegali, violenze delle polizie e la nascita di veri e propri lager in cui rinchiudere le persone migranti.

Routes Roulette, la roulette delle rotte. Perché oggi, per milioni di persone in tutto il mondo, migrare rappresenta una vera e propria scommessa.
No more bets (Niente più scommesse) perché per noi non è più accettabile questo folle gioco che costringe persone senza alcuna alternativa a scommettere sulla propria vita e su quella dei loro cari.

Il ricavato è stato donato a:
IPSIA Istituto Pace Sviluppo Innovazione Acli

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EMPOWER Youth 2.0 – Una spinta alla partecipazione civica

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Il 31 Marzo abbiamo svolto il primo incontro del progetto “EMPOWER Youth 2.0” finanziato all’interno della azione chiave 3: azione a sostegno della riforma delle politiche del programma ERASMUS +.

Il progetto E.M.PO.W.E.R. Youth 2.0 rappresenta un’opportunità unica per i giovani di Palermo che, provenienti da background differenti, avranno modo di condividere un’esperienza stimolante di partecipazione civica. 

Le attività previste permetteranno ai ragazzi e alla ragazze partecipanti di sviluppare e migliorare la capacità di ascolto e di lavorare in gruppo per raggiungere un obiettivo comune. I giovani saranno incoraggiati ad avere un confronto stimolante tra loro, con le parti interessate, con gli esperti e i rappresentanti delle istituzioni. 

1° incontro del progetto EMPOWER Youth 2.0 con i ragazzi del Liceo Benedetto Croce

Il primo incontro è stato un momento di conoscenza reciproca, di presentazione e di contatto. Abbiamo introdotto i ragazzi al mondo di opportunità create dal programma Erasmus +, spiegato gli obiettivi del progetto, e creato il glossario di educazione civica!

Grazie all’uso di metodi educativi non formali e alle attività, i partecipanti miglioreranno le loro capacità comunicative e svilupperanno competenze chiave e capacità trasversali, oltre che la consapevolezza di sé. 
Continueremo a tenervi aggiornati sui prossimi incontri!
Stay tuned!

Il progetto è finanziato grazie al contributo del programma ERASMUS + e dall’Agenzia Nazionale per i Giovani

Alla scoperta del quartiere San Giovanni Apostolo: intervista ad Antonietta Fazio

Oggi esploriamo insieme il quartiere San Giovanni Apostolo (CEP), compreso nella VI Circoscrizione, attraverso la testimonianza di Antonietta Fazio, responsabile dell’Associazione culturale San Giovanni Apostolo Onlus.

Antonietta ci racconta di un quartiere dalle grandi potenzialità, di attività a sostegno delle famiglie e dei ragazzi e di svariati cambiamenti avvenuti nel corso del tempo. Tra questi, un maggiore senso della legalità e una maggiore fiducia nelle istituzioni e nelle forze dell’ordine. 

L’Associazione San Giovanni Apostolo Onlus è una realtà in continuo movimento, nata dalla necessità di un gruppo di mamme di costituirsi in associazione per fare da ponte tra l’istituzione e il territorio. 

Da dove ha avuto origine l’Associazione e di cosa si occupa?

“L’Associazione culturale San Giovanni Apostolo Onlus opera da 22 anni nell’omonimo quartiere ed è nata con la costituzione di uno sportello d’ascolto all’interno della scuola che si chiamava da mamme e mamme. Con il tempo, abbiamo ampliato questa posizione e iniziato a collaborare con i servizi sociali territoriali. Ci identifichiamo come l’associazione delle tre A: Ascoltare, Accogliere e Accompagnare, poiché l’idea è quella di prendere in carico la famiglia a 360 °. 

Le attività invece sono molto varie: il centro aggregativo pomeridiano si occupa di supporto alla didattica, di sostegno scolastico e di accompagnamento, nonché di attività ludico sportive, di lettura e laboratori artistici e motori. 

Tra le varie iniziative, svolgiamo anche attività con gli adulti, tra cui un laboratorio di sartoria e uno di attività motoria. Lavoriamo in rete insieme ad altri enti e abbiamo anche convenzioni con osservatori sulla dispersione scolastica, con gli istituti comprensivi del circondario, così come con l’Ufficio per l’Esecuzione Penale Esterna U.E.P.E. e l’Ufficio Di Servizio Sociale Per I Minorenni con U.S.M.M. e i due tribunali di riferimento. Inoltre, abbiamo convenzione con il Banco delle Opere di Carità. Abbiamo anche uno sportello d’ascolto psicologico e uno sportello d’ascolto legale.”

Qual è il cambiato più significativo cui ha assistito nel corso del suo lavoro?

“Da un lato, sicuramente adesso c’è un maggiore senso della legalità e una maggiore fiducia nelle istituzioni e nelle forze dell’ordine. Dall’altro, ho riscontrato un aumento della criminalità tra i più giovani. Questo perché da dieci anni a questa parte sono venuti a mancare gli interventi istituzionali verso le famiglie, di cui c’è molto bisogno.”

Quali sono i punti di forza e punti di debolezza del quartiere?

“Uno dei principali punti di forza è costituito dalle grandi potenzialità dei ragazzi e delle famiglie che abitano il quartiere. A dimostrazione di ciò c’è il fatto che la maggior parte degli educatori del nostro centro aggregativo sono ragazzi che si sono formati con noi e che hanno deciso di essere parte attiva del cambiamento. Uno dei punti di debolezza del nostro quartiere rispetto agli altri è il mancato senso di appartenenza.” 

Di cosa ci sarebbe bisogno?

“Ci sarebbe bisogno di più spazi verdi, più spazi puliti, ma anche più servizi pubblici e sportivi vicini. È importante che gli spazi verdi esistenti vengano riqualificati, attrezzati e messi a disposizione del territorio.”

In questo percorso alla scoperta delle realtà locali che operano nella VI circoscrizione, facciamo tesoro di tutti questi spunti di riflessione e tracciamo, passo dopo passo, un percorso volto al raggiungimento di un fine condiviso. È solo attraverso la conoscenza della storia del quartiere e della realtà che ci circonda che riusciremo a farci spazio al suo interno e a portare avanti insieme i nostri obiettivi.

Alla scoperta del quartiere Cruillas: intervista a Massimo Giaconia, Consigliere Comunale di Palermo

Continua il nostro percorso alla scoperta del quartiere Cruillas: giorno dopo giorno, impariamo a guardarlo da un’altra prospettiva e facciamo tesoro di ulteriori punti di vista e riflessioni. Questa volta portiamo la testimonianza di Massimo Giaconia, Consigliere Comunale di Palermo e abitante del quartiere. 

Come descriverebbe il quartiere?  

“Cruillas è prima di tutto il posto in cui sono cresciuto e dove tuttora abito. Vista la sua storia e le sue caratteristiche, più che quartiere lo definirei una borgata abitata da concittadini che sanno fare comunità e questo rappresenta sicuramente il suo grande potenziale. È anche un luogo in cui è possibile mettere in rete gli abitanti con le varie istituzioni presenti nel quartiere, come la scuola, le parrocchie, ma anche con le varie associazioni che operano nel territorio. Tra i suoi punti di forza c’è questa capacità di fare comunità, tipica delle borgate. I punti di criticità, invece, sono legati al suo assetto urbanistico e viario che ne influenza la vivibilità.”

E invece quali sono i principali cambiamenti cui ha assistito nel corso del suo lavoro?

“Nel corso degli anni, abbiamo fatto dei passi avanti e raggiunto traguardi importanti: è il caso della Villetta Trabucco, che dopo trent’anni di abbandono è diventata un’area verde attrezzata e fruibile agli abitanti del quartiere. Per questo, abbiamo lavorato molto sul senso di appartenenza, attraverso una serie di iniziative. Un altro passo fondamentale è stato caratterizzato dalla promozione di attività sportive sul territorio.”

Di cosa ci sarebbe bisogno?

“Sicuramente ci sarebbe bisogno di migliorare la viabilità, ridurre i rifiuti, aumentare gli spazi verdi e fare attività sociali nel quartiere che coinvolgano soprattutto i più giovani.”

Quali sono le prossime direzioni?

“Attualmente abbiamo diverse idee in cantiere. Per quanto riguarda la viabilità, stiamo lavorando affinché avvenga il prolungamento di via Roentgen su viale Regione Siciliana, così da avere uno sfogo in più. In un’altra strada, via Alfonso Morelli, che a maggio 2019 è stata interdetta su ordinanza dirigenziale al traffico, si procederà a breve con lo smantellamento della copertura del canale di maltempo, il rifacimento della copertura e la realizzazione dei marciapiedi con i lati di parcheggi, nonché la predisposizione dell’impianto di illuminazione. Stiamo anche lavorando sul fronte rifiuti e su un modello di raccolta differenziata che avviene attraverso un sistema cosiddetto di isola ecologica mobile.”