Si conclude Spread the game: c’è semplicità nell’inclusione

Si è concluso a Palermo “Spread the Game”, uno dei progetti di HRYO finanziati da Erasmus+ e Agenzia Nazionale Giovani, nato dal bisogno di individuare percorsi di educazione non formale che prevedano strumenti e metodologie più attrattive ed efficaci per diffondere l’inclusione sociale. Al di là delle formule burocratiche, spesso difficili da comprendere, “Spread the game” è stato un progetto con forti elementi di innovazione. L’idea di base, quella di condividere le buone pratiche e contemporaneamente esplorare metodi di coinvolgimento e di formazione innovativi e, perché no? più efficaci, si è rivelata vincente. Tutti gli operatori e la rete del partenariato si sono dichiarati, alla fine, più coinvolti e maggiormente consapevoli. Con la sua metodologia attiva, inclusiva e collaborativa “Spread the game”  ha incorporato il digitale e il gioco, come la tecnica della Gamification e il Digital Storytelling. Raggiunto, dunque, l’obiettivo dichiarato, quello di fornire ad educatori, operatori e docenti strumenti e risorse digitali gratuite da utilizzare nelle attività quotidiane con giovani con disabilità e non.

Diverse le mobilità effettuate durante il periodo lungo il quale si è dipanato il progetto: a Celje, ad ottobre scorso, operatori sociali, educatori, e youth worker provenienti da Spagna (FCV), Grecia (ADDart), Slovenia (MCC), Italia (HRYO), hanno avuto modo di raccogliere del materiale sulla gamification per creare una mostra digitale utilizzando uno strumento gratuito, artsteps, che può essere molto utile nel lavoro quotidiano, molto accessibile e semplice nell’utilizzo: insomma, un vero aiuto per il potenziamento dell’inclusione sociale. Le mobilità, lo ricordiamo, servono a far apprendere le buone pratiche selezionate nei Paesi partner e a comprendere le potenzialità di applicazione nei contesti locali.

L’obiettivo finale era quello di creare un toolkit da condividere con gli operatori del settore, evidenziando diversi esempi di gamification e creando una rete con i nostri partner in Europa attraverso lo scambio di storie di successo e buone pratiche. Un grande successo, in tal senso, sono stati alcuni dei prodotti sviluppati in questo ambito, come la Tower of inclusion o le carte Welcome inclusion. Due prodotti dai quali i volontari di HRYO si aspettano grandi risultati pratici.

Toolkit ma non solo.

Una delle buone pratiche promosse, SWING (Signs for Work INclusion Gain), mira a supportare le persone con problemi di udito, sviluppando un’applicazione contenente un dizionario con termini tecnici di diverse professioni, facilitando la comunicazione in un ambiente di lavoro. SWING è promossa dalla Commissione Europea attraverso il programma Erasmus+ (Key Action 2, Cooperazione per l’innovazione e lo scambio di buone pratiche) in ambito VET (Vocational Education and Training).

Un’altra buona pratica è quella di Sound Escape, un progetto di contrasto alla violenza sulle donne sviluppato dall’organizzazione HRYO – Human Rights Youth Organization in collaborazione con Maghweb e Associazione Progetto liberazione nella prigione Italia Onlus, grazie al contributo del Ministero delle Pari Opportunità. ll progetto ha visto l’implementazione di tre laboratori: “Laboratorio Consapevolezza e Meditazione” a cura di Liberation Prison Project, “Laboratorio Conoscenza sulla Violenza di Genere” a cura di H.R.Y.O. Human Rights Youth Organization e il “Laboratorio Sound to Escape” a cura di Maghweb, laboratori finalizzati alla produzione di output concreti e alla scoperta di spazi interiori, fatti di suoni e di vibrazioni “differenti” e alla consapevolezza.

Scambio di buone pratiche: l’accessibilità delle piattaforme digitali

Si è concluso dopo 14 mesi di lavoro con un meeting a Salamanca, in Spagna, il progetto di scambio di buone pratiche nell’accessibilità delle piattaforme digitali tra giovani con disabilità.

L’incontro finale è stato anche l’evento moltiplicatore del progetto. Ad ospitare l’evento, l’Europe Direct di Salamanca, dal 2 al 3 febbraio. Cinque le organizzazioni coinvolte, che hanno partecipato con i loro operatori e con i volontari: HRYO – Human Rights Youth Organization (Italia), FUNDACIÓN ASPAYM CASTILLA Y LEÓN (Spagna), BIDERBOST BOSCAN & ROCHIN SL (Spagna), NARODNO CHIITALISHTE BADESHTE SEGA 2006 (Bulgaria) e ROSTO SOLIDÁRIO (Portogallo).

Il progetto si è posto cinque obiettivi principali: lo scambio di buone pratiche sull’uso di piattaforme digitali per la partecipazione dei giovani accessibili a tutti, indipendentemente dalle barriere di cui possono fare esperienza, come la disabilità, per migliorare le competenze civiche dei giovani europei; lo scambio di buone pratiche sui meccanismi per consentire una partecipazione pluridimensionale dei giovani e che permetta loro di inserirsi in ogni momento del ciclo civico democratico a prescindere dalle loro disabilità; lo scambio di buone pratiche sulla creazione e sull’attuazione di strumenti  così da garantire la partecipazione digitale di alcuni gruppi e l’inclusione degli stessi nella strategia di empowerment civile del cittadino; lo scambio di buone pratiche sulle strategie d’uso e sulla visibilità delle piattaforme digitali in termini di accessibilità; lo scambio di buone pratiche sul coinvolgimento di personalità della politica in questi tipi di progetto.

Grazie allo scambio di buone pratiche, i partner del progetto hanno potuto migliorare le proprie competenze, il modo di pensare e la loro conoscenza sull’argomento in questione.

Per poter raggiungere questi obiettivi, i partner hanno analizzato e valutato 20 piattaforme digitali dei seguenti settori della partecipazione dei giovani: partecipazione politica, servizi pubblici, social networks e cultura. Ciascun partner ha quindi predisposto un template di valutazione per identificare le caratteristiche fondamentali e trarre le proprie conclusioni.

I risultati, alla fine, sono molteplici. Per i Youth worker, facilitatori ed educatori, si prevede il fornire loro un nuovo strumento di lavoro concreto con le raccomandazioni su come usarlo per favorire l’accessibilità dei giovani sulle piattaforme politiche e civiche. L’impatto sui 5 partner è stato significativo, poiché il training si occupava dell’accessibilità dei giovani a tutte le risorse, a prescindere dalla loro disabilità, requisito fondamentale al giorno d’oggi. L’impatto sulle altre associazioni giovanili sarà valutabile in misura della visibilità e delle attività di disseminazione.

A Salamanca, secondo una formula consolidata, non è mancato l’incontro con le autorità cittadine, che si sono mostrate molto disponibili al confronto sui problemi legati alla accessibilità delle piattaforme elettroniche, soprattutto tra giovani con disabilità.

Nella seconda metà dell’incontro si sono svolte due tavole rotonde, una per i giovani e l’altra con gli operatori giovanili, nelle quali sono state condivise opinioni e nozioni sul progetto.

Con lo stesso punto d’incontro all’Europe Direct di Salamanca, l’evento moltiplicatore si è svolto la mattina del 2 febbraio con la presenza di tutti i partecipanti e anche di alcuni ospiti di diverse organizzazioni locali. L’evento è stato trasmesso in streaming sulla piattaforma Facebook di NC Future Now dal nostro partner bulgaro. Pablo Nicolas Biderbost, dell’Università di Salamanca,  ha anche tenuto un discorso su “Piattaforme di partecipazione digitale: una valutazione completa del loro utilizzo tra i giovani europei”.

I diversi punti di vista sono stati esposti da professionisti esterni al progetto, mentre il cuore dell’incontro è stata la presentazione del progetto e dei suoi risultati. Rosto Solidário ha spiegato il Manuale e la sua organizzazione, HRYO la metodologia del progetto e NC Future le conclusioni finali e le raccomandazioni. L’evento si è concluso anche con le testimonianze dei partecipanti sul progetto.

Spread the game – La Gamification come strumento di inclusione sociale

Dal 12 al 16 Luglio, a Palermo si è svolto il primo training del progetto europeo “Spread the game”, a cui hanno partecipato 16 youth worker e trainer provenienti da Italia, Spagna, Grecia e Slovenia per confrontarsi sul tema della Gamification, ossia l’introduzione di  metodologie e dinamiche di gioco nell’ambito dell’educazione non formale e dell’inclusione sociale. Gli obiettivi del progetto sono fornire a educatori, operatori e insegnanti nuovi strumenti (digitali e analogici) per rendere più coinvolgente, divertente ed efficace l’apprendimento per persone con disturbi dell’apprendimento o disabilità e definire buone pratiche.

Le quattro associazioni HRYO, FCV, MKO e MCC si sono riunite per quattro giorni in contesto non formale per definire potenzialità e rischi di questa nuova metodologia e dei suoi nuovi strumenti (Realtà Virtuale, Realtà Aumentata, Storytelling) attraverso attività e dibattiti costruttivi, per poi presentare delle buone pratiche. Inoltre, i partecipanti sono stati ospitati dall’Associazione Uniamoci Onlus (membro della FEDERSID con HRYO), organizzazione non lucrativa per la promozione dell’inclusione sociale di soggetti con disabilità. L’incontro è stato particolarmente utile per capire la direzione da prendere per definire delle buone pratiche efficaci e mirate, per cambiare il punto di vista nell’osservazione del fenomeno e per creare strumenti che consentano al normodotato di interfacciarsi con le disabilità.

“A causa della situazione mondiale era da tanto che non partivo per scopi educativi, quindi le mie aspettative erano alte. Il training ci ha permesso un ottimo scambio di buone pratiche, come youth worker è fondamentale vedere e sapere come gli altri stati e i colleghi di altre nazionalità trattano il tema dell’inclusione sociale e quali metodologie e strumenti siano efficaci. È stata un’esperienza utile per il lavoro di ogni giorno di noi youth worker”, Senta di MCC;

“Questo progetto mi ha mostrato che la Gamification è uno strumento utile per l’inclusione sociale, che comprende vari tipi di risorse e pratiche digitali e analogiche, con un grande potenziale per sviluppare risorse utili per l’insegnamento e per la formazione in tutto il mondo”, Anastasia di FCV;

“È stata un’ottima occasione per conoscere Palermo, HRYO, in altre parole, conoscerli in questo contesto di inclusione sociale. Inoltre, il team di HRYO è stato molto disponibile, l’ambiente di lavoro accogliente, non avrei potuto chiedere di meglio. Sono felice di questa esperienza e spero di rivedere tutti il prima possibile” Alex di Addart;

“Non avevo mai sentito parlare di Gamification prima di questa esperienza, nonostante io sia un videogiocatore da molto tempo. Affrontare questo argomento con persone diverse da me mi ha aiutato a comprendere dei concetti e delle realtà che da solo non sarei mai riuscito a comprendere. Ho incontrato persone straordinarie, piene di vita, di voglia di imparare e di mettersi in gioco. Spero di fare un’altra esperienza simile in un futuro non troppo lontano” Andrea di HRYO.

Contattaci per saperne di più attraverso il sito ufficiale di “Spread the Game”, sotto la voce “Partners” oppure scrivi a questa email melania.ferrara@hryo.org.

# FEDERSID https://www.federsid.org/    
Spread the Game https://www.spreadthegame.org/

Il progetto è realizzato grazie al contributo dell’Unione Europea – Agenzia Nazionale Giovani – ERASMUS +


Beyond Borders: respect the disability, respect the person

While searching for good practices related to gamification and social inclusion in Greece, we at AddArt feel obliged to start by presenting one of our most trusted and accomplished partners in the field, Summer Camp Tsaf Tsouf. With more than 30 years of experience, Tsaf Tsouf was one of the first summer camps in Greece to implement a 2 week programme for people with disabilities, still running since 2000.

Beyond Borders is held every year at the end of August and is supported by numerous professionals, including but not limited to: experienced educators, art teachers, psychologists, physical trainers, animal handlers, animateurs, doctors, nurses, caretakers and lifeguards. Its core principle is respecting differences in gender, religion, sexual orientation, political belief and physical or mental disabilities. This is also reflected on the programme’s aims for its participants, which are: the development of new skills, human interaction – socializing – harmonious coexistence, exploring nature, edutainment (educational entertainment) and the development of autonomy and self-care.

The programme can host any person with mental/physical/sensory disabilities above the age of 6 (up to 200 participants), while accommodation and nutrition is focused on safety, comfort and division of needs. Respect towards disability and inclusion are the main pillars of the activities’ schedule, which includes: swimming and sports, canoe & kayak, climbing, horse riding, ATV rides, archery, painting, clay sculpting, dancing, theater play, cooking, radio broadcasts, film making, talent shows, disco & beach parties, live concerts and many more. Gamification is a strong element of all the aforementioned activities, as it eases the transition of the participants from one physical and emotional state to another through team building games & energizers and by introducing common camp goals/achievements to encourage participation & inclusion.

Caretakers are the most important aspect of this annual project, since without them nothing would be possible. Beyond Borders depends 24/7 on these young and energetic professionals to turn every activity into a fun, loving and memorable experience for the participants, always following the motto “All equal – All different”. A testament to the level of professionalism under which the programme is carried out is the fact that COVID-19 restrictions provided no hindrance in last year’s implementation.

Make sure to click on the video below to find out more about this good practice from Greece!

Written by AddArt

“Cromos dels Barris”: gamification & tourism in Barcelona

When we think about tourism, we always picture far away cities, landscapes and environment. But most of the times, we miss knowing better what is going on around us at a local level.

Today, we at Fundació Catalunya Voluntària would like to introduce one of our best practices as a way to discover your city in a dynamic, inclusive and collective way.

‘Cromos dels Barris’ (Cards of the neighbourhoods) is a project that started in 2015 with two districts in the city of Barcelona. Today we are going to introduce the project in the neighbourhood of Poble-Sec, one of the oldest parts of the city (which celebrated its 150 years of existence in 2019!!), and also where the office of FCV is based.

So how does this game work? Raons Públiques (the promoter organization) has initially created 10 cards together with the Historical Centre of Poble Sec, with old pictures and description of emblematic spots of the neighbourhood. Places like the Press House or the first house that was built in the neighbourhood are included in the cards, and in order to collect them all, you have to find them and answer one of the questions written in the cards. This way, you can get to have all of them.

In Barcelona, each neighbourhood has a weekly celebration where organizations, neighbours
and in general everyone that lives or works there gets together to celebrate. The first round of cards was handed during the yearly celebration in 2019, and that kicked off the search. The first pack comes with two cards and a map, and when you reach the next place, you can get another set of cards. Later on, cards were handed in collaboration with schools of the Poble-Sec, as a group activity for classes in primary school. Also, with the collaborations of these young participants, the collection of cards is growing, with currently 16 cards (6 designed and added by the primary students).

This game has different aims. The first, of course, being getting to know better the neighbourhood and its history. Secondly, it wants to create an intergenerational activity, including everyone in families and friend groups. This way, older people can teach their knowledge, and the youngest get to learn, discover and have fun.

You can find more information on the website of the 150th Anniversary of Poble-Sec and at https://raons.coop/

Written by Fundació Catalunya Voluntària

Earth Day! Festeggiamo il nostro pianeta

La Giornata Mondiale della Terra, salita alle luci della ribalta negli ultimi anni grazie alla visibilità offerta da importanti star del cinema e da altri personaggi di spicco nel panorama internazionale, ha una lunga storia. Lunghissima, in effetti, perché già si parlava di Earth Day nel lontano 1969, quando un attivista per la pace, John McConnell, avanzò l’ipotesi di istituire una giornata per celebrare la Terra durante una conferenza dell’UNESCO a San Francisco. E proprio a San Francisco, nel 1970, fu celebrata la prima Giornata della Terra, che avrebbe presto trovato la sua dimensione internazionale con un documento firmato dallo stesso McConnell e dal Segretario Generale delle Nazioni Unite.

Sostenibilità, biodiversità ed ecologia sono anche alcune delle parole chiave nella missione della Human Rights Youth Organization. La protezione dell’ambiente e la salvaguardia della biodiversità sono temi che ci stanno a cuore e che cerchiamo di portare avanti con progetti mirati, come Terra Franca, il nostro cuore verde e pulsante all’interno del quartiere Cruillas a Palermo.

In questo terreno confiscato alla mafia che sarà restituito alla popolazione locale, vogliamo creare un giardino condiviso, accessibile a tutti. Un’oasi di legalità e tranquillità nel trambusto cittadino, ma soprattutto un luogo in cui salvaguardare la biodiversità tipica del territorio siciliano attraverso sistemi di coltivazione innovativi e sostenibili.

In occasione della Giornata della Terra vogliamo sostenere la campagna promossa dal Centro Muni Gyana, con il supporto dell’Unione Buddhista Italiana, all’interno del progetto Green Future. La campagna ambientale ha come obiettivo la piantumazione di 1500 alberi sull’intero territorio italiano: un’azione attiva e concreta contro il cambiamento climatico, per un’Italia più verde e pulita e un mondo più sano.

Clicca qui per saperne di più e sostieni con noi la campagna adottando un albero. È un piccolo gesto, ma insieme possiamo fare la differenza!

Felice Giornata Mondiale della Terra!

SPREAD THE GAME PRESENTS “INCLUSION BRIDGES”: GAMIFICATION AGAINST SOCIAL EXCLUSION

As a project, Spread the Game was born with the specific intention to explore the possible uses of gamification as a tool in formal and non-formal education programs to encourage diversity, equality, and inclusion. Our final goal is to create a toolkit to share with operators in the field, by highlighting different examples of gamification and creating a network with our partners in Europe through the exchange of success stories and good practices.

But what exactly is a good practice?

A good or best practice is a method or a technique which has produced the best results in its field of application, often becoming the standardized way to approach or complete a task with successful results. The exchange of good practices between different countries is the best way to learn new techniques and grow more confident with their application, thus allowing us to create new models in our own environment.

So, now that we know what a good practice is, let us introduce the first one we picked from Italy, a successful story of education and gamification: Inclusion Bridges.

Born within a project called ‘Social Inclusion: Out of the Box’ and promoted in Italy by ‘Xena: Centro scambi e dinamiche interculturali’, Inclusion Bridges is a game that makes the most of the concept of edutainment, successfully merging education and entertainment to promote inclusion, citizenship, and sustainable development. The project was co-created by Nexes (Spain), with the partnership of ten more organizations that have been internationally involved in a variety of different projects focused on non-formal education, equality, and human rights.

Inclusion Bridges is a free-to-play game in the form of an app available on multiple platforms and devices, a creative answer to one of the biggest evils of our global time: social exclusion.

In the game – aimed at children aged 10 and older – the player is a superhero fighting against the social exclusion monsters by building magical bridges of inclusion through good actions. The goal is to promote peer learning and cooperation, but also to increase personal awareness about social exclusion, therefore the game may be played individually or as a workshop activity in groups, within formal and non-formal education settings, with the aid of a toolkit that is made available on the website of the project. The idea behind the app is to learn about social exclusion in a fun, engaging way, and to create and promote social inclusion strategies through innovative methodologies; in addition, the game promotes diversity and a multicultural approach through its key features, which include 11 different countries as scenarios, 6 characters to choose from, and the astonishing number of 9 languages to play.

Check out a brief introduction to Inclusion Bridges in the video below, and make sure to continue to protect Earth from social exclusion through gamification and innovation along with all of us involved in Spread the Game!

La Convenzione di Istanbul, snodo cruciale per il rispetto dei Diritti Umani in Turchia

La Convenzione di Istanbul e Turchia

La decisione di Erdogan di far uscire la Turchia dalla Convenzione di Istanbul ha nuovamente portato all’attenzione dei media, e non solo, la questione dei diritti umani nel Paese a cavallo tra Asia e Europa. Ormai da anni la Turchia è al centro di vari dibattiti per le politiche più o meno aggressive del Presidente Erdogan. Infatti, il governo del Paese ha affermato con decisione i propri interessi geopolitici nella regione Mediorientale, così come ha messo in atto una strategia politica sulla questione dei migranti alle porte dell’Europa, mostrando un atteggiamento generale molto deciso nella politica estera. La manifestazione dell’indole risoluta di Ankara si è sempre più sovente manifestata anche nella politica interna e nel controllo esercitato dalla politica e da Erdogan nei confronti dei cittadini e delle libertà sociali e politiche, calpestando i diritti della popolazione turca. H.R.Y.O, in seguito alla notizia dell’annullamento della Convenzione di Istanbul, ha deciso di intervistare la Dott.ssa Dicle Maybek, attivista della Humane Life and Democratic Society Association per capire meglio la situazione e esplorare la questione con un’esperta che vive e lavora in Turchia.

A seguito della pubblicazione del Decreto del Presidente della Repubblica sull’annullamento della Convenzione di Istanbul sulla Gazzetta Ufficiale, in molte province si sono svolte proteste e non è mancato l’intervento della polizia. Puoi parlarci un po’ di quello che sta succedendo in Turchia? 

Ho partecipato alla protesta di Ankara. La manifestazione organizzata della piattaforma “Fermeremo il femminicidio” e del “Consiglio delle donne” si è svolta alle 15:00 del 20 marzo ad Ankara. Prima dell’inizio, il fronte della municipalità di Çankaya era già stato bloccato dalla polizia. Come in ogni azione, c’erano due-tre poliziotti per persona e dagli slogan si capiva che ci sono stati arresti. 

La manifestazione delle 17:30, convocata dalle donne, dall’organizzazione LGBTQ+ e dal Sindacato, è stata molto partecipata. La polizia ha installato barricate in tre punti diversi per dividere il gruppo. Ci siamo persi con alcuni nostri amici con cui siamo andati insieme. Eravamo un gruppo molto colorato e creativo, con degli slogan divertenti.

La manifestazione pacifica è durata circa 90 minuti, durante i quali abbiamo protetto dalla polizia la bandiera di LGBTQ+ facendola passare dalla testa alla fine del corteo. Un aneddoto interessante che posso raccontare è che poiché stava piovendo una attivista ha riparato col proprio ombrello un’agente della polizia che si stava bagnando.

Fuori Ankara, nelle città metropolitane tra cui Istanbul, Izmir, Bursa, Adana, Antalya, Mersin, ecc. ci sono state proteste, migliaia di donne hanno partecipato. In effetti, nuove proteste hanno ancora luogo a intermittenza. Ogni sera alle 21 le donne in Turchia partecipano all’azione dai loro balconi per protestare contro il Decreto Presidenziale per l’annullamento della Convenzione di Istanbul.

Come viene affrontato il tema dalla politica e dai media? 

Molti media hanno interpretato le tre scimmie. Naturalmente, i giornalisti che hanno una prospettiva femminista o un approccio basato sui diritti umani hanno incluso l’argomento nelle loro colonne. Sarebbe ingiusto metterli tutti alla gogna. Allo stesso tempo, le donne si sono organizzate tramite i social media sia per le manifestazioni che per le  campagne di sensibilizzazione. Per quanto riguarda i leader dei partiti politici, ancora una volta, le contrapposizioni non sono andate oltre la mera “condanna” formale. Le donne del CHP (Cumhuriyet Halk Partisi – Partito Popolare) hanno introdotto alla tribuna del parlamento il gilet viola (“Mor Cepken”, un simbolo della tradizione nomade per la libertà di divorzio usata dalle donne nomadi contro i loro mariti). e hanno sottolineato l’importanza della Convenzione di Istanbul. In più, il partito Deva (Demokrasi ve Atılım Partisi – Partito della Democrazia e del Progresso) sta portando la questione alla Corte Suprema. 

Qual è la posizione dei partiti al governo?

Non so quanto sia corretto parlare di un partito. Piuttosto, le decisioni vengono da una persona. Quindi non sono in grado di rispondere a questa domanda.

Ci sono stati segnali che facevano presagire una tale decisione? 

In effetti, è un argomento che si affronta da molto tempo. Sulla parità di genere nell’educazione alcuni passi sono stati fatti dal ministero e da Organizzazioni Internazionali come Unicef, che hanno promosso progetti e percorsi volti a diminuire il gap educativo tra bambini e bambine. Questi sforzi però hanno attirato le critiche di partiti politici e giornali faziosi che sono riusciti a interrompere il progetto ETCEP che mirava a promuovere l’uguaglianza di genere nelle scuole in seguito ad un articolo che muoveva l’accusa assurda al programma Unicef di ‘creare confusione sessuale nei bambini’. Stiamo parlando di una mentalità che dice che uomini e donne non sono uguali e che il posto della donna è la casa. Stiamo parlando di una mentalità oscura che dice che è un peccato per le donne opporsi agli uomini. Stiamo parlando della mentalità che preferisce chiamare i matrimoni precoci come matrimoni “in tenera età”. Stiamo parlando della mentalità che cerca di screditare gli assistenti sociali, poi licenziati per aver denunciato alla polizia il caso di una ragazza di 14 anni che ha partorito in ospedale. I giornali sostenitori del partito al  potere hanno  sostenuto la decisione presidenziale sottolineando come la Convenzione di Istanbul e la legge n. 6284 siano pratiche legali che “lasciano i bambini senza padre e distruggono la famiglia”. I partiti stessi negli ultimi anni si sono espressi contro i movimenti pro-aborto, andando anche a depenalizzare lo stupro attraverso una serie di leggi e quindi ledendo i diritti e la dignità delle donne. C’è sempre stato e continuerà ad esserci un attacco ai diritti umani delle donne e degli individui LGBTQ+.

Quale è stata la giustificazione di Erdogan alla uscita della Turchia dalla Convenzione?

È interessante notare che hanno cercato di dipingere la Convenzione come un attacco all’istituzione familiare, nonostante non vi è alcuna clausola riguardante la famiglia all’interno di essa. Allo stesso tempo, hanno detto che incoraggia le persone ad essere omosessuali. Anche qui, non esiste incoraggiare l’omosessualità. Proprio come una persona può essere eterosessuale, può anche essere omosessuale. Esistono più di 1500 specie omosessuali in natura. È ignoranza, per non dire altro, venir fuori e chiamarla eresia, immoralità o addirittura etichettare una convenzione come “incoraggiamento”. 

Inoltre, questa convenzione è stata aperta alla firma durante il loro governo e la conferenza è stata ospitata dalla Turchia. Questa è anche la parte tragicomica. Circa 2 settimane fa, un deputato dell’AKP (Adalet ve Kalkınma Partisi – Partito della Giustizia e dello Sviluppo) ha dichiarato che  il tasso di omicidi è 12 volte superiore a quello di femminicidi , facendo passare il messaggio assurdo  che gli uomini si uccidono a vicenda, e questi non sono omicidi basati alla disuguaglianza di genere. Mentre invece le donne vengono uccise dagli uomini in questo paese a causa del veleno della disuguaglianza di genere e dei ruoli di genere tradizionali. Ecco perché diciamo che il femminicidio è politico.

Cosa comporterà per le donne e la comunità LGTBQ+ l’uscita della Turchia dalla Convenzione di Istanbul? 

Significa la vita. Guardate, stiamo parlando del diritto umano più fondamentale: il diritto alla vita (Infatti, il ritiro dalla Convenzione di Istanbul è già contro il diritto internazionale, molti ordini degli avvocati hanno rilasciato dichiarazioni a riguardo).

La Convenzione di Istanbul ha 4 principi molto importanti: prevenzione della violenza, protezione dalla violenza, indagini efficaci e sviluppo e attuazione di politiche integrate per l’uguaglianza di genere. La Convenzione di Istanbul afferma inoltre che nessuno sarà discriminato a causa di questioni come la religione, la lingua, la razza, l’identità di genere e l’orientamento sessuale. E’ una difesa completamente attrezzata contro lo stato patriarcale e le sue pratiche e vuole porre fine a questa mentalità a lungo termine. Essa comprende anche articoli  per  rivedere le leggi nazionali degli Stati che sono parti della presente Convenzione. Infatti, la legge n. 6284 è stata approvata perché abbiamo obblighi derivanti da questo Trattato. 

In breve, il recedere dalla Convenzione di Istanbul, significa riportare la Turchia indietro non solo di 50 anni, ma alla mentalità del Medioevo. Questo è un crimine contro l’umanità. Perché questo aprirà la strada agli omicidi di donne e LGBTQ+ e a pratiche arbitrarie nella legge.

Come ha reagito l’opinione pubblica? (differenze a livello geografico?)

Club di calcio, associazioni di imprenditori, associazioni di avvocati, società private hanno condiviso post sui social media su quanto sia stata terribile e reazionaria la decisione di ritirarsi dalla Convenzione di Istanbul. Sono state intraprese manifestazioni efficaci in tutte le regioni geografiche. Attualmente, le donne continuano a protestare nelle città metropolitane come Izmir, Ankara e Istanbul.

Come si sta organizzando il movimento femminista?

Siamo nel movimento delle donne della quarta ondata dal 2008. Ora ci stiamo organizzando su piattaforme digitali. Per questo, utilizziamo attivamente gli account dei social media. Stiamo cercando di portare la discriminazione di genere e la violenza maschile nell’agenda del paese lanciando campagne tramite hashtag. Le piattaforme digitali delle donne assassinate di recente (non voglio entrare nella distinzione tra trans e non trans, perché chiunque dichiari la propria identità di genere come donna è una donna) è stata utilizzata in modo estremamente funzionale sia in termini dei processi di contenzioso, divulgazione degli autori e supporto alle loro famiglie. Naturalmente, molte campagne possono essere realizzate grazie al contributo di organizzazioni che seguono questi casi e difendono i diritti in parlamento e in altre piattaforme. Oltre ai social media, possiamo comunicare attraverso i nostri gruppi Whatsapp e gruppi di posta elettronica e prendere decisioni congiunte. Pertanto, è un’organizzazione molto veloce ed efficace.

Le parole della Dott.ssa Maybek mettono in risalto come per la Turchia e la sua popolazione quest’ulteriore evento sia l’inizio di un periodo difficile e poco rassicurante. Sembra infatti che la volontà politica sia quella di sradicare lentamente i diritti della popolazione, ormai anche quelli fondamentali. Tuttavia, il popolo turco sembra non arrendersi alla tracotanza dei propri politici e al sistema creato fondato sulla paura, la violenza e l’intimidazione. I movimenti di protesta e le organizzazioni per i diritti umani mirano a sensibilizzare e raccogliere attorno a loro sempre più persone così da creare un’opposizione e aprire una breccia di speranza attraverso la mobilitazione della società civile, pronta a riprendersi i propri diritti. Intanto pretendiamo una risposta immediata dalle istituzioni europee alla richiesta della Piattaforma delle donne per l’uguaglianza (EŞİK), in quanto la decisione della Turchia va contro il sistema giuridico interno del Paese, e di esaminare la legalità della procedura e le sue implicazioni per il diritto internazionale.

#istanbulsözleşmesiyaşatır 

#IstanbulConventionSavesLives

#ConvenzioneDiIstanbul 

#İstanbulSözleşmesiBizim

Dicle Maybek è nata ad Ankara nel 1983. Laureata in Sociologia nel 2006, ottiene un Master nel 2009 con una tesi dal titolo  Approcci alla violenza contro le donne dal punto di vista patriarcali e di culture e teorie femministe: esempio del distretto di Yenimahalle della provincia di Ankara La Dott.ssa Maybek ottiene poi un dottorato  nel 2016 con il  progetto di ricerca  Una porta che si apre per la donna vittime di violenza: Casa rifugio e strategie per la vita dopo

La Dott.ssa Maybek, è una dei membri fondatori della Humane Life and Democratic Society Association ed è attivista per i diritti umani, prende parte a molti progetti nazionali e internazionali in diversi status. 

Attualmente sta lavorando come Project Manager presso la Municipalità di Yenimahalle ad Ankara e come docente presso il dipartimento ricreativo della Scuola di educazione fisica e sport dell’Università di salute e scienze sociali di Cipro.

Routes Roulette – No more bets

Si conclude la campagna di raccolta fondi “Routes Roulette – No more bets”, iniziata lo scorso 02 febbraio e conclusasi il 20 marzo.
I contributi, il sostegno e le donazioni ricevute sono stati numerosissimi e ci premeva ringraziavi per aver partecipato e messo in moto un processo di solidarietà che si è concluso con la raccolta di 4.248,00 euro.
Il ricavato verrà donato a IPSIA Istituto Pace Sviluppo Innovazione Acli con lo scopo di supportare le realtà che già da anni si trovano a lavorare in quei luoghi.
Il nome Routes Roulette, la roulette delle rotte, rimanda immediatamente al concetto di
scommessa, di gioco, come i migranti chiamano il tentativo di attraversare i confini per giungere in Europa. Oggi, per milioni di persone in tutto il mondo, migrare rappresenta infatti una vera e propria scommessa, non solo per sé stessi ma anche per i propri cari. Proprio per questo, l’iniziativa vuole legare le due rotte migratorie che non rappresentano altro che due facce della stessa medaglia.
La campagna consisteva in una raccolta fondi da far arrivare in Bosnia in queste settimane per sostenere il lavoro delle associazioni presenti sul territorio e contribuire a soddisfare i bisogni materiali dei migranti. I fondi verranno destinati soprattutto all’acquisto di beni di prima necessità e di attrezzature necessarie a migliorare la vivibilità dei luoghi dove sono costretti a vivere i migranti.
Dopo l’incendio del campo di accoglienza di Lipa, a pochi km dalla località di Bihać, migliaia di migranti si trovano per strada, sotto la neve e con temperature abbondantemente al di sotto dello zero. Il tutto mentre imperversa una pandemia di cui non si vede ancora la fine. Ad aiutarli solo le organizzazioni non governative presenti sul territorio che garantiscono loro, come possono, cibo e abbigliamento. Le autorità bosniache continuano a ribadire la loro contrarietà a trovare una soluzione duratura che garantisca ai migranti il sostegno e le tutele necessarie.
Arriveremo probabilmente quando l’attenzione mediatica si sarà già spenta. In Bosnia, però, l’emergenza non nasce oggi e non finirà fino a quando non cambierà l’approccio alle migrazioni da parte di governi razzisti che hanno chiuso le frontiere e allo stesso tempo contribuito ad alimentare guerre nei paesi di provenienza, respingimenti illegali, violenze delle polizie e la nascita di veri e propri lager in cui rinchiudere le persone migranti.

Routes Roulette, la roulette delle rotte. Perché oggi, per milioni di persone in tutto il mondo, migrare rappresenta una vera e propria scommessa.
No more bets (Niente più scommesse) perché per noi non è più accettabile questo folle gioco che costringe persone senza alcuna alternativa a scommettere sulla propria vita e su quella dei loro cari.

Il ricavato è stato donato a:
IPSIA Istituto Pace Sviluppo Innovazione Acli

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EMPOWER Youth 2.0 – Una spinta alla partecipazione civica

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Il 31 Marzo abbiamo svolto il primo incontro del progetto “EMPOWER Youth 2.0” finanziato all’interno della azione chiave 3: azione a sostegno della riforma delle politiche del programma ERASMUS +.

Il progetto E.M.PO.W.E.R. Youth 2.0 rappresenta un’opportunità unica per i giovani di Palermo che, provenienti da background differenti, avranno modo di condividere un’esperienza stimolante di partecipazione civica. 

Le attività previste permetteranno ai ragazzi e alla ragazze partecipanti di sviluppare e migliorare la capacità di ascolto e di lavorare in gruppo per raggiungere un obiettivo comune. I giovani saranno incoraggiati ad avere un confronto stimolante tra loro, con le parti interessate, con gli esperti e i rappresentanti delle istituzioni. 

1° incontro del progetto EMPOWER Youth 2.0 con i ragazzi del Liceo Benedetto Croce

Il primo incontro è stato un momento di conoscenza reciproca, di presentazione e di contatto. Abbiamo introdotto i ragazzi al mondo di opportunità create dal programma Erasmus +, spiegato gli obiettivi del progetto, e creato il glossario di educazione civica!

Grazie all’uso di metodi educativi non formali e alle attività, i partecipanti miglioreranno le loro capacità comunicative e svilupperanno competenze chiave e capacità trasversali, oltre che la consapevolezza di sé. 
Continueremo a tenervi aggiornati sui prossimi incontri!
Stay tuned!

Il progetto è finanziato grazie al contributo del programma ERASMUS + e dall’Agenzia Nazionale per i Giovani