Premio Rosa Parks 2022 assegnato a Claudia Fauzia

l’H.R.Y.O. ha conferito il premio Rosa Parks 2022 a Claudia Fauzia, la “malafimmina”

Palermo, 25 maggio 2022. L’Human Rights Youth Organization ha conferito ieri al Giardino dei Giusti di Palermo il Premio Rosa Parks 2022 a Claudia Fauzia, per il suo impegno rivolto alla tutela dei diritti umani. Claudia Fauzia, conosciuta come la malafimmina, è un’attivista ed economista specializzata in studi di genere che includono la questione meridionale nel tema.
“La nostra associazione è nata ispirandosi alle esperienze dei movimenti nonviolenti. Dall’esperienza gandhiana a quella di Danilo Dolci, passando per il boicottaggio dei bus di Montgomery, abbiamo preso gli spunti per lo sviluppo di tutte le nostre attività ed iniziative dal 2009 ad oggi – dice Marco Farina, presidente dell’H.R.Y.O. – incarnando i principi e i valori che questi movimenti hanno generato. Negli USA degli anni Cinquanta l’afroamericana Rosa Parks, con un gesto apparentemente semplice, ha dato vita a numerose reazioni sociali e politiche.

A lei continuiamo a rendere omaggio conferendo, ogni anno, un premio a una donna impegnata nella tutela dei diritti umani. Siamo lieti di affidare il premio Rosa Parks di quest’anno a un’attivista siciliana che da anni si batte per i diritti delle donne in una società fortemente marcata dal patriarcato, Claudia Fauzia, che porta avanti un progetto in cui la marginalità è vista come luogo radicale di possibilità, come spazio di resistenza.”
L’idea del premio è quella di innescare, o contribuire a creare, reazioni a catena nella comunità che spingano i singoli a vedere nell’impegno per la difesa dei diritti umani la base di ogni forma di dialogo.
Claudia Fauzia, meglio conosciuta come “Malafimmina”, è impegnata in un progetto che vuole recuperare le storie femministe, e in generale di soggetti marginalizzati e oppressi del Meridione, ma vuole rivendicare pure l’esistenza di un femminismo siculo diverso dal femminismo mainstream nazionale. “Ho creato questo account di Instagram nel 2020 in piena pandemia, adesso l’obiettivo è realizzare incontri live per denunciare che all’interno del femminismo non si parla quasi mai di includere la questione meridionale nelle discussioni sulla marginalità.”
Nella sua pagina Instagram Claudia Fauzia fornisce riferimenti, suggerisce strumenti e strategie sul senso profondo di essere minoranza, e sottolinea il potenziale generativo della differenza.
La storia dello pseudonimo è esemplificativa. Quando ha deciso di creare il progetto, nella testa le risuonavano i proverbi antichi: uno di questi era bona fimmina è chidda ca non parla, la buona femmina è quella che sta zitta. “E siccome io non voglio essere come una delle tante donne zittite che ho visto nella mia vita – spiega -, incapaci di esprimere un’opinione oppure incapaci di affermare la propria conoscenza di un argomento, volevo contraddistinguermi, sottolineare che non sono mai stata zitta, soprattutto quando sapevo di sapere le cose. È un posizionamento politico: essere malafimmina, cioè recuperare e rivendicare il mio diritto di parola”.

Scambio di buone pratiche: l’accessibilità delle piattaforme digitali

Si è concluso dopo 14 mesi di lavoro con un meeting a Salamanca, in Spagna, il progetto di scambio di buone pratiche nell’accessibilità delle piattaforme digitali tra giovani con disabilità.

L’incontro finale è stato anche l’evento moltiplicatore del progetto. Ad ospitare l’evento, l’Europe Direct di Salamanca, dal 2 al 3 febbraio. Cinque le organizzazioni coinvolte, che hanno partecipato con i loro operatori e con i volontari: HRYO – Human Rights Youth Organization (Italia), FUNDACIÓN ASPAYM CASTILLA Y LEÓN (Spagna), BIDERBOST BOSCAN & ROCHIN SL (Spagna), NARODNO CHIITALISHTE BADESHTE SEGA 2006 (Bulgaria) e ROSTO SOLIDÁRIO (Portogallo).

Il progetto si è posto cinque obiettivi principali: lo scambio di buone pratiche sull’uso di piattaforme digitali per la partecipazione dei giovani accessibili a tutti, indipendentemente dalle barriere di cui possono fare esperienza, come la disabilità, per migliorare le competenze civiche dei giovani europei; lo scambio di buone pratiche sui meccanismi per consentire una partecipazione pluridimensionale dei giovani e che permetta loro di inserirsi in ogni momento del ciclo civico democratico a prescindere dalle loro disabilità; lo scambio di buone pratiche sulla creazione e sull’attuazione di strumenti  così da garantire la partecipazione digitale di alcuni gruppi e l’inclusione degli stessi nella strategia di empowerment civile del cittadino; lo scambio di buone pratiche sulle strategie d’uso e sulla visibilità delle piattaforme digitali in termini di accessibilità; lo scambio di buone pratiche sul coinvolgimento di personalità della politica in questi tipi di progetto.

Grazie allo scambio di buone pratiche, i partner del progetto hanno potuto migliorare le proprie competenze, il modo di pensare e la loro conoscenza sull’argomento in questione.

Per poter raggiungere questi obiettivi, i partner hanno analizzato e valutato 20 piattaforme digitali dei seguenti settori della partecipazione dei giovani: partecipazione politica, servizi pubblici, social networks e cultura. Ciascun partner ha quindi predisposto un template di valutazione per identificare le caratteristiche fondamentali e trarre le proprie conclusioni.

I risultati, alla fine, sono molteplici. Per i Youth worker, facilitatori ed educatori, si prevede il fornire loro un nuovo strumento di lavoro concreto con le raccomandazioni su come usarlo per favorire l’accessibilità dei giovani sulle piattaforme politiche e civiche. L’impatto sui 5 partner è stato significativo, poiché il training si occupava dell’accessibilità dei giovani a tutte le risorse, a prescindere dalla loro disabilità, requisito fondamentale al giorno d’oggi. L’impatto sulle altre associazioni giovanili sarà valutabile in misura della visibilità e delle attività di disseminazione.

A Salamanca, secondo una formula consolidata, non è mancato l’incontro con le autorità cittadine, che si sono mostrate molto disponibili al confronto sui problemi legati alla accessibilità delle piattaforme elettroniche, soprattutto tra giovani con disabilità.

Nella seconda metà dell’incontro si sono svolte due tavole rotonde, una per i giovani e l’altra con gli operatori giovanili, nelle quali sono state condivise opinioni e nozioni sul progetto.

Con lo stesso punto d’incontro all’Europe Direct di Salamanca, l’evento moltiplicatore si è svolto la mattina del 2 febbraio con la presenza di tutti i partecipanti e anche di alcuni ospiti di diverse organizzazioni locali. L’evento è stato trasmesso in streaming sulla piattaforma Facebook di NC Future Now dal nostro partner bulgaro. Pablo Nicolas Biderbost, dell’Università di Salamanca,  ha anche tenuto un discorso su “Piattaforme di partecipazione digitale: una valutazione completa del loro utilizzo tra i giovani europei”.

I diversi punti di vista sono stati esposti da professionisti esterni al progetto, mentre il cuore dell’incontro è stata la presentazione del progetto e dei suoi risultati. Rosto Solidário ha spiegato il Manuale e la sua organizzazione, HRYO la metodologia del progetto e NC Future le conclusioni finali e le raccomandazioni. L’evento si è concluso anche con le testimonianze dei partecipanti sul progetto.

Il percorso continua: “Empower Youth 3.0”

Ci si domanda spesso se le nuove generazioni seguano l’andamento del dibattito pubblico politico o se preferiscano invece ignorarlo, con il rischio di perdere di vista questioni che in un futuro molto prossimo le riguarderanno da vicino. Il progetto “E.M.P.O.W.E.R. Youth 3.0” dell’Human Rights Youth Organization, palermitana, nasce dalla volontà e dall’esigenza non solo di sensibilizzare i giovani al dibattito politico, ma anche a stimolarne il coinvolgimento e la partecipazione attiva al processo democratico e alle dinamiche sociali. Le statistiche ci rimandano una fotografia impietosa dell’atteggiamento dei giovani verso la politica: appaiono disinteressati, distaccati e lontani. La partecipazione politica avviene in modo soprattutto indiretto, cioè informandosi o parlandone (74,8%) e poco per via attiva (8,0%). 

I giovani sono i più coinvolti dalla politica attiva, ma solo il 14%, in età tra i 14 e i 24 anni, ha partecipato in modo diretto, soprattutto andando a cortei (12,8%).

La partecipazione attiva dei giovani al processo democratico e alle dinamiche sociali è fondamentale affinché diventino attori a pieno titolo del mondo in cui vivono e contribuiscano alla realizzazione di realtà più coese, prospere e solidali, in linea con i valori fondanti dell’Unione Europea.

Sulla base di diversi incontri informali e workshop condotti da HRYO a Palermo nell’ambito del progetto “EMPOWER Youth” – relativo proprio alla partecipazione attiva dei giovani alla vita politica – è emerso che le ragioni per la mancata partecipazione possono essere molteplici: da una parte c’è chi ha sempre meno fiducia nei sistemi decisionali esistenti, dall’altra lo scetticismo nei confronti delle forme tradizionali di partecipazione alla vita pubblica. Ma il dato più preoccupante riguarda gli ostacoli incontrati sul piano economico e geografico da chi proviene da contesti sociali svantaggiati. Inoltre, la maggior parte degli intervistati ritiene necessario coinvolgere i giovani le persone attraverso un’interazione con le autorità locali e diversi tipi di iniziative, non esclusivamente formali.

L’attuale trend negativo dell’interesse dei giovani (e non solo) per la vita politica, secondo Michael Bruter, professore presso la London School of Economics, sta preannunciando un cambiamento permanente. Eppure, rispetto alle generazioni precedenti, sono proprio i giovani a rappresentare la parte della popolazione più istruita e più interessata ai “grandi temi” (come educazione, equità, sviluppo e ambiente). É anche per queste ragioni che è dunque importante e fondamentale non solo sensibilizzarli al dibattito politico ma anche incoraggiarli al prendervi parte per contribuirvi attivamente perché, come ha affermato Barack Obama, in occasione del cinquantesimo anniversario delle tre marce di protesta da Selma a Montgomery “…there are first steps to be taken, and new ground to cover, and bridges to be crossed. And it is you, the young and fearless at heart, the most diverse and educated generation in our history, who the nation is waiting to follow”.

Inoltre, sulla base dell’esperienza del progetto “E.M.P.O.W.E.R. Youth 2.0”, è emerso che i partecipanti non erano a conoscenza del ruolo che il singolo può assumere nella vita politica e civica e degli strumenti che in generale i cittadini hanno a disposizione per far sentire la propria voce. Ciò, probabilmente, aumenta il sentimento di disinteresse e di sfiducia nei confronti della partecipazione politica. Eppure, risalta come la maggior parte dei giovani si interessi alle sempre più numerose sfide che riguardano la società moderna, a partire dalle questioni legate al cambiamento climatico. Secondo il Report “Gioventù europea” del Flash Eurobarometro 455 (2017), la partecipazione dei giovani tra i 15 e i 30 anni in attività di volontariato, vita associativa ed elezioni politiche è aumentata; i giovani sono più consapevoli delle loro responsabilità in quanto cittadini europei.

In linea con il Dialogo dell’Unione Europea con i giovani, il progetto “Empower Youth 3.0” si innesta in questo bisogno civico e propone di rafforzare la partecipazione attiva dei giovani a livello locale, nazionale ed europeo, ma anche di aumentare l’impegno dei giovani in campo politico e sociale ed acquisire consapevolezza dei valori europei, prestando particolare attenzione al concetto di cittadinanza e di democrazia. Tutto ciò mira ad accrescere la fiducia dei giovani nelle istituzioni, locali, nazionali e europee. 

In particolare, il progetto si concentra su tre specifici settori di intervento: “Engage, Connect, Empower”. L’organizzazione HRYO, attraverso “Empower Youth 3.0”, agirà a livello locale, coinvolgendo i giovani di Palermo e della sua provincia per rafforzare la cittadinanza attiva, la partecipazione e l’inclusione dei giovani.  Gli obiettivi saranno raggiunti attraverso diversi tipi di attività: dagli incontri alle discussioni, dai workshop pratici al dialogo con le istituzioni e le autorità locali, dall’utilizzo dell’analisi SWOT alla simulazione del processo decisionale e l’avvio di iniziative da parte dei cittadini. Non mancherà la sensibilizzazione sulle opportunità nel campo del volontariato e della solidarietà, incoraggiando esperienze, mobilità e comprensione interculturale, e la responsabilizzazione dei giovani, soprattutto di quelli con minori opportunità, con attività di educazione non formale.

Il progetto è destinato a 30 ragazz* e giovani dai 16 ai 27 anni che vivono nella città di Palermo e provincia, e un gruppo di 15 giovani volontar* di età compresa tra i 20 e i 27 anni che saranno di supporto e stimolo ai partecipanti diretti. Inoltre, il progetto coinvolge esperti in scienze politiche, in creazione di processi democratici, rappresentanti delle istituzioni e della consulta giovanile. In questa fascia di età, soprattutto dai 16 ai 20 anni i giovani frequentano la scuola superiore e si trovano in quella fase di vita in cui è importante acquisire consapevolezza sull’essere un membro attivo della società, sull’importanza che il contributo del singolo ha sulla partecipazione alla vita comunitaria e le opportunità che da essa derivano. 

HRYO si impegna nel garantire un ambiente neutrale e di mentalità aperta in cui sarà possibile condividere liberamente i propri pensieri, creando un ambiente di lavoro privo di ogni tipo di discriminazione fondata sulla religione, sul contesto sociale o sull’orientamento sessuale. I diversi tipi di attività daranno loro la possibilità di sviluppare le competenze comunicative (presentare un argomento, parlare in pubblico) e digitali (video, foto, social media e uso delle piattaforme digitali).

I partecipanti verranno inoltre a conoscenza dei valori dell’UE, dei progetti e del programma Erasmus+ e dell’importanza dell’educazione civica e della cittadinanza attiva. Sperimenteranno inoltre un ambiente tollerante e pacifico in cui interagire con persone di età e background diverso dal proprio. Alla fine del progetto, i partecipanti saranno in grado di valutare i risultati del loro lavoro, di portare avanti un’iniziativa e saranno più consapevoli riguardo alle loro responsabilità in quanto cittadini. Dal punto di vista dell’Human Rights Youth Organization il progetto rappresenta l’inizio di un possibile sentiero di collaborazione futura e un proseguimento della collaborazione con le realtà già vicine. Un primo e importante elemento che porterà benefici riguarda infatti la creazione e il mantenimento di legami fra le diverse realtà associative. Inoltre, le scuole entreranno in contatto con le organizzazioni, con le attività non formali e con il programma Erasmus +. 

“Abbiamo intrapreso una collaborazione con il Liceo Benedetto Croce con il quale abbiamo iniziato un percorso di attività non formali da svolgere con gli studenti al fine di promuovere attività formative diverse da quelle scolastiche avvicinando i giovani a temi nuovi non accademici”, dice il direttore di HRYO Marco Farina.  Gli eventi saranno ospitati in luoghi completamente accessibili, che rispettino gli standard di sicurezza e consentano di mantenere le distanze di sicurezza tra i partecipanti. Inoltre, gli spazi verranno sanificati prima e dopo l’utilizzo.  La sede operativa del progetto di HRYO è il circolo ricreativo in centro città, lo “Stato brado”, spazio ampio per l’organizzazione di eventi; per le attività saranno a disposizione anche gli spazi del liceo Benedetto Croce, che offrono tutte le caratteristiche di accessibilità. Ma non mancheranno gli incontri negli spazi verdi aperti della città, e facilmente raggiungibili (Foro italico, Villa Giulia) e alcuni spazi comunali. In merito alla pandemia di Covid-19, lo staff di HRYO ha svolto un corso di prevenzione al virus, si adotteranno dunque tutte le misure previste al fine di prevenire il contagio.   

“Welcome, inclusion” è per tutti

“Welcome, inclusion” è il titolo della campagna sulla disabilità che HRYO, Human Rights Youth Organization, lancia da Palermo chiamando a raccolta le energie buone della società per diffondere prassi positive. E per farlo utilizza un linguaggio diverso da quello canonico: il fumetto coniugato al virtuale. Un modo per intercettare vecchie e nuove generazioni. Dal 15 novembre al 3 dicembre – dal 1981 celebrata come la Giornata internazionale delle persone con disabilità – sui canali social dell’organizzazione umanitaria verranno pubblicate le illustrazioni realizzate da Ester Cardella (classe ’92, Ester Cardella è molto conosciuta ed è apprezzata per il suo stile a tema erotico e dark). La campagna sociale di HRYO ha ricevuto la collaborazione della FIRST (Federazione Italiana Rete Sostegno e Tutela) e del comitato “Siamo handicappati no cretini”, di Arci Tavola Tonda e di Raizes Teatro.

Le illustrazioni svelano dieci storie diverse. La prima vignetta comparirà domani mattina, 16 novembre, sui canali social di HRYO. Si parla di malattie. Se ne parla perché fanno parte della vita e non si dovrebbe finire col credere di essere “diversi” solo perché malati, se ne parla come delle esperienze che si vivono, delle gioie e dei dolori. Ma in realtà quello che da alcuni viene visto come una diminuzione del valore complessivo della persona è solo un altro dei suoi dati caratteristici, come gli occhi neri o la calvizie. La campagna sociale di HRYO mira a sottolineare che il ripudio del diverso, la mancata considerazione che nelle qualità immanenti dell’essere umano c’è proprio la bellezza della diversità siano i drammi della questione.  Le illustrazioni man mano si aggiungono ad una mostra virtuale che, dal 3 dicembre, si svelerà pienamente al pubblico anche in uno spazio fisico, ai Cantieri Culturali della Zisa.

“Il punto è quello che un malato, un ‘non valido’ se vi piace di più, non è, al contrario di quanto si vorrebbe far credere, una mera categoria: è prima di tutto un essere umano e come tale deve essere considerato – dice il direttore di HRYO, Marco Farina -. Per questo essere umano tutto sarebbe più facile se i ‘sani’, i ‘validi’, quando lo vedono attaccato a un device di supporto, o brancolare sperduto senza punti di riferimento perché cieco, o in preda a raptus, o teso ad acchiappare un ricordo che non c’è più non apparissero disorientati e ansiosi di rassicurare sé stessi, misurando invece la percezione della diversità. C’è infine un equivoco di fondo, i diversabili non sono tutti migliori o peggiori, possono essere come i cosiddetti abili anche antipatici, cattivi, di malumore. C’è anche un testimonial per la nostra campagna, che è lo scrittore e blogger Giovanni Cupidi, un’anima bella e un cervello geniale che ha aderito immediatamente e ci ha aiutati ad individuare opacità e pregiudizi.”

Giovanni Cupidi, 44 anni, dall’età di 13 è affetto da grave tetraplegia spinale. Nonostante le difficoltà dovute alla patologia ho conseguito la Laurea in Scienze Statistiche ed Economiche e successivamente il Dottorato di Ricerca in Statistica Applicata presso l’Università degli Studi di Palermo. Da aprile 2014 ricopre la carica di vicepresidente della associazione Insieme per l’Autismo ONLUS e da aprile 2018 è vicepresidente del Comitato Siamo Handicappati No Cretini. A luglio è stato nominato vicepresidente Area Sud della FIRST. 

Giovanni Cupidi, vicepresidente del Comitato Siamo Handicappati No Cretini

“Quando sono stato contattato DA HRYO per questo progetto in occasione della giornata internazionale delle persone con disabilità l’ho trovato subito interessante e anche diverso dalle solite iniziative messe in campo in questi anni – afferma Giovanni Cupidi -. Usare l’arte per rappresentare e raccontare la realtà, e in questo caso specifico l’inclusione delle persone con disabilità nella nostra società, mi è parso potesse essere più efficace di tante parole usate fin troppo e che a volte lasciano il tempo che trovano. Poi, nel mio piccolo e a mio modo, non certo bene come l’artista scelta per questa mostra, utilizzo il disegno come ulteriore forma di comunicazione e quindi mi sono sentito ulteriormente a mio agio nel dare il mio contributo. Oggi – prosegue Cupidi – è ancora e più che mai necessario parlare di disabilità e farlo nella maniera più opportuna, e soprattutto dei temi più importanti. In questi anni si è discusso molto di assistenza domiciliare e non da garantire alle persone con disabilità, specialmente quelle con patologie più gravi, e sebbene questo sia un tema sempre all’ordine del giorno, perché parliamo di esigenze primarie,  non è assolutamente sufficiente e non rispecchia quelle che sono tutte le necessità reali. Temi come quelli del lavoro, ad esempio, o della mobilità dentro e fuori le nostre città,  o ancora della sessualità e della affettività,  sono esigenze legate alla cosiddetta “vita indipendente” di cui però spesso se ne fa un uso limitato e limitativo, non possono più non essere presi in considerazione. Ecco perché, avendo potuto vedere le tavole realizzate da Ester Cardella, ho potuto scorgere alcuni di quei temi di cui invece bisogna parlare e mettere a disposizione nuove idee e riconoscere diritti.”

“E’ stato bellissimo per me realizzare le illustrazioni per questa campagna – dice Cardella -. I temi che abbiamo affrontato sono spesso dei tabù, e troppo spesso si dice che alcune persone “non possono fare”. Io credo che la volontà sia uno dei motori più importanti della vita, e queste storie vogliono dimostrarlo”.

Amplifying voices for social inclusion – handbook

Sul nostro sito trovate un nuovo tool, piccolo programma di ausilio per attività specifiche che potrà essere utile ad altre organizzazioni, sul progetto AMPLIFY, acronimo di “Amplifying voices for social inclusion”, che è stato realizzato a Palermo dall’organizzazione HRYO grazie ad un cofinanziamento Indire tramite il Programma Erasmus+.  Naturalmente, è a disposizione di tutti. Di che cosa tratta? Semplice. AMPLIFY è il frutto di un partenariato strategico per lo scambio di buone pratiche nell’ambito dell’educazione dei giovani adulti: ha avuto come partner di HRYO (Human Rights Youth Organization), organizzazione capofila, Cross Culture International, Foundation di Malta, Diversja dalla Polonia e Mobilizing Expertise dalla Svezia. 

Al progetto c’è una premessa. Gli atti terroristici degli ultimi anni, riconducibili ad esempio allo Stato Islamico,  presentano sostanziali differenze rispetto a quelli del passato; le recenti analisi sulla radicalizzazione stanno cercando di individuare gli elementi salienti di una modalità di azione violenta in cui sono diventati comuni fenomeni come il martirio, i foreign fighters e i cani sciolti, dimostrando che non si è più in presenza solo di una rete organizzativa e centralizzata più o meno estesa, ma di un sistema in grado di attivare iniziative singole incentivate da una forte propaganda in favore della radicalizzazione che ha nel web e nelle carceri, più che nelle moschee, il principale canale di diffusione. In questo modo, il fenomeno terroristico odierno diventa un nemico ancora più difficile da sconfiggere, sempre più imprevedibile e potenzialmente presente ovunque.

“Noi siamo pienamente consapevoli di questo. E l’obiettivo principale che ci prefiggiamo – spiega per HRYO una delle organizzatrici, Senem Kalafat – è quello di diffondere e ampliare le buone pratiche sull’apprendimento inclusivo avviate in particolare a livello locale dai partner del progetto, replicandole su scala più ampia e trasferendole in contesti diversi. In questo modo, le associazioni in partnership offrono una chiave pratica per prevenire la radicalizzazione dei tanti giovani confusi da una società poco inclusiva e spesso giudicante senza ricette di salvezza, un atteggiamento che può anche portare all’estremismo violento”. Amplify studia un metodo e lo applica, raggiungendo chi è a rischio di emarginazione o esclusione sociale e, contemporaneamente, coinvolgendo persone provenienti dei contesti svantaggiati nella sperimentazione di strumenti e metodologie che aumentano, indirettamente, la consapevolezza dell’importanza dell’istruzione e della partecipazione civica. “La radicalizzazione violenta e l’impegno nel terrorismo vanno considerati come un processo psicosociale dinamico che comprende almeno tre fasi: il coinvolgimento, l’impegno fattuale nell’attività terroristica e l’allontanamento ed eventualmente la de-radicalizzazione”, aggiunge Senem Kalafat.

Il progetto Amplify si è dipanato per più di due anni – la pandemia ha imposto una proroga di qualche mese – ed ha consentito al personale delle organizzazioni interessate, tra l’altro, di migliorare l’impatto dei loro interventi di inclusione sociale ricalibrandone le dinamiche.

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“Spread the Game”, alla ricerca di nuovi istrumenti per l’apprendimento inclusivo

Prosegue senza sosta “Spread the Game”, uno dei progetti di HRYO, nato dal bisogno di individuare percorsi di istruzione e formazione che prevedano strumenti educativi più attrattivi ed efficaci per diffondere l’inclusione sociale. Alla base di “Spread the game” c’è la convinzione che la condivisione delle buone pratiche offra la possibilità di esplorare metodi di coinvolgimento e formazione innovativi, utili per la promozione di una metodologia attiva, inclusiva e collaborativa. Tutte azioni utili, se non necessarie, per rendere il lavoro degli operatori e della rete del partenariato più coinvolgente ed efficace.

“Spread the game” studia le metodologie che incorporano il digitale e il gioco, come la tecnica della Gamification e/o il Digital Storytelling: in esse è presente un elemento di innovazione valido per valorizzare un apprendimento trasversale e mantenere l’attenzione dei discenti incrementando l’acquisizione delle competenze.

L’obiettivo, dichiarato, è quello di fornire ad educatori, operatori e docenti strumenti e risorse digitali gratuite da utilizzare nelle attività quotidiane con giovani con disabilità e non.

Il progetto prevede tre attività di formazione che coinvolgeranno quarantotto partecipanti tra membri degli staff, educatori, youth worker e operatori.

Durante la mobilità che si è svolta a Celje dal 22 al 25 Ottobre operatori sociali, educatori, e youth worker provenienti da Spagna FCV, Grecia ADDart, Slovenia MCC, Italia HRYO, hanno avuto modo di testare delle metodologie di apprendimento inclusivo. 

Hanno visitato il Technopark di Celje e raccolto del materiale sulla gamification per creare una mostra digitale. A tal fine, hanno utilizzato uno strumento gratuito, artsteps, che può essere molto utile nel lavoro quotidiano, molto accessibile e semplice nell’utilizzo: insomma, un vero aiuto per il potenziamento dell’inclusione sociale.

Potete trovare qua un esempio delle mostre create dai nostri educatori.

Le mobilità servono a far apprendere le buone pratiche selezionate nei Paesi partner e a comprendere le potenzialità di applicazione nei contesti locali.

Anima Franca, l’inizio di un percorso a Terra Franca

“Terra Franca” è un terreno confiscato alla mafia e affida- to alla Human Rights Youth Organization nel gennaio 2019 dal Comune di Palermo. Il nome che le abbiamo
attribuito racchiude in sé l’essenza del nostro percorso intrapreso nell’ambito della lotta al fenomeno mafioso, nonché i valori e le caratteristiche di cui ci facciamo portavoce: una terra “franca”, cioè libera da vincoli, ma anche audace e coraggiosa che da bene confiscato diventa bene comune.

“Terra Franca” trova la sua collocazione in via Trabucco, all’interno del quartiere Cruillas e abbraccia un’ampia rete di partenariato che opera a favore di donne con minori
opportunità, migranti, giovani e anziani locali, studenti e giovani provenienti da paesi europei ed extraeuropei.

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Spread the game – La Gamification come strumento di inclusione sociale

Dal 12 al 16 Luglio, a Palermo si è svolto il primo training del progetto europeo “Spread the game”, a cui hanno partecipato 16 youth worker e trainer provenienti da Italia, Spagna, Grecia e Slovenia per confrontarsi sul tema della Gamification, ossia l’introduzione di  metodologie e dinamiche di gioco nell’ambito dell’educazione non formale e dell’inclusione sociale. Gli obiettivi del progetto sono fornire a educatori, operatori e insegnanti nuovi strumenti (digitali e analogici) per rendere più coinvolgente, divertente ed efficace l’apprendimento per persone con disturbi dell’apprendimento o disabilità e definire buone pratiche.

Le quattro associazioni HRYO, FCV, MKO e MCC si sono riunite per quattro giorni in contesto non formale per definire potenzialità e rischi di questa nuova metodologia e dei suoi nuovi strumenti (Realtà Virtuale, Realtà Aumentata, Storytelling) attraverso attività e dibattiti costruttivi, per poi presentare delle buone pratiche. Inoltre, i partecipanti sono stati ospitati dall’Associazione Uniamoci Onlus (membro della FEDERSID con HRYO), organizzazione non lucrativa per la promozione dell’inclusione sociale di soggetti con disabilità. L’incontro è stato particolarmente utile per capire la direzione da prendere per definire delle buone pratiche efficaci e mirate, per cambiare il punto di vista nell’osservazione del fenomeno e per creare strumenti che consentano al normodotato di interfacciarsi con le disabilità.

“A causa della situazione mondiale era da tanto che non partivo per scopi educativi, quindi le mie aspettative erano alte. Il training ci ha permesso un ottimo scambio di buone pratiche, come youth worker è fondamentale vedere e sapere come gli altri stati e i colleghi di altre nazionalità trattano il tema dell’inclusione sociale e quali metodologie e strumenti siano efficaci. È stata un’esperienza utile per il lavoro di ogni giorno di noi youth worker”, Senta di MCC;

“Questo progetto mi ha mostrato che la Gamification è uno strumento utile per l’inclusione sociale, che comprende vari tipi di risorse e pratiche digitali e analogiche, con un grande potenziale per sviluppare risorse utili per l’insegnamento e per la formazione in tutto il mondo”, Anastasia di FCV;

“È stata un’ottima occasione per conoscere Palermo, HRYO, in altre parole, conoscerli in questo contesto di inclusione sociale. Inoltre, il team di HRYO è stato molto disponibile, l’ambiente di lavoro accogliente, non avrei potuto chiedere di meglio. Sono felice di questa esperienza e spero di rivedere tutti il prima possibile” Alex di Addart;

“Non avevo mai sentito parlare di Gamification prima di questa esperienza, nonostante io sia un videogiocatore da molto tempo. Affrontare questo argomento con persone diverse da me mi ha aiutato a comprendere dei concetti e delle realtà che da solo non sarei mai riuscito a comprendere. Ho incontrato persone straordinarie, piene di vita, di voglia di imparare e di mettersi in gioco. Spero di fare un’altra esperienza simile in un futuro non troppo lontano” Andrea di HRYO.

Contattaci per saperne di più attraverso il sito ufficiale di “Spread the Game”, sotto la voce “Partners” oppure scrivi a questa email melania.ferrara@hryo.org.

# FEDERSID https://www.federsid.org/    
Spread the Game https://www.spreadthegame.org/

Il progetto è realizzato grazie al contributo dell’Unione Europea – Agenzia Nazionale Giovani – ERASMUS +


Beyond Borders: respect the disability, respect the person

While searching for good practices related to gamification and social inclusion in Greece, we at AddArt feel obliged to start by presenting one of our most trusted and accomplished partners in the field, Summer Camp Tsaf Tsouf. With more than 30 years of experience, Tsaf Tsouf was one of the first summer camps in Greece to implement a 2 week programme for people with disabilities, still running since 2000.

Beyond Borders is held every year at the end of August and is supported by numerous professionals, including but not limited to: experienced educators, art teachers, psychologists, physical trainers, animal handlers, animateurs, doctors, nurses, caretakers and lifeguards. Its core principle is respecting differences in gender, religion, sexual orientation, political belief and physical or mental disabilities. This is also reflected on the programme’s aims for its participants, which are: the development of new skills, human interaction – socializing – harmonious coexistence, exploring nature, edutainment (educational entertainment) and the development of autonomy and self-care.

The programme can host any person with mental/physical/sensory disabilities above the age of 6 (up to 200 participants), while accommodation and nutrition is focused on safety, comfort and division of needs. Respect towards disability and inclusion are the main pillars of the activities’ schedule, which includes: swimming and sports, canoe & kayak, climbing, horse riding, ATV rides, archery, painting, clay sculpting, dancing, theater play, cooking, radio broadcasts, film making, talent shows, disco & beach parties, live concerts and many more. Gamification is a strong element of all the aforementioned activities, as it eases the transition of the participants from one physical and emotional state to another through team building games & energizers and by introducing common camp goals/achievements to encourage participation & inclusion.

Caretakers are the most important aspect of this annual project, since without them nothing would be possible. Beyond Borders depends 24/7 on these young and energetic professionals to turn every activity into a fun, loving and memorable experience for the participants, always following the motto “All equal – All different”. A testament to the level of professionalism under which the programme is carried out is the fact that COVID-19 restrictions provided no hindrance in last year’s implementation.

Make sure to click on the video below to find out more about this good practice from Greece!

Written by AddArt

Got Me Thinkin’ va in vacanza e ritorna a Settembre

Negli ultimi mesi, una piccola rivoluzione ha toccato radio-comunitaria.org. La novità? Trasmissioni settimanali completamente in lingua inglese. I protagonisti? Le volontarie e volontari internazionali di HRYO.

Dal dicembre del 2020 Abril, Ada, Adam, Angela, Aleksandra e Yaiza hanno accolto la sfida di entrare ogni lunedì nelle case delle persone attraverso un podcast in cui hanno condiviso con gli ascoltatori gli argomenti, le notizie sui diritti umani negati e sulle azioni politiche a livello globale che li coinvolgono di più. La scelta del titolo della trasmissione, Got Me Thinkin’, è stata motivata proprio da questo:  giovani che parlano e approfondiscono i temi che li fanno riflettere, facendo riflettere anche chi ascolta.

Ed è stata proprio una sfida, perché nessuno tra questi giovani aveva mai creato un podcast, nessuno tra di loro aveva mai sentito la propria voce su una radio. I volontari hanno quindi non solo informato al pubblico su temi rilevanti nell’ambito dei diritti umani, stimolando il pensiero critico e l’interesse delle persone, ma hanno anche fatto un percorso di apprendimento, in cui si sono sperimentati su diversi livelli: nella ricerca d’informazione veridica, nella creazione di contenuto, sul piano comunicativo e anche su quello tecnico. Così, un compito che all’inizio ha fatto un po’ spaventare, si è rivelato come una delle attività preferite dei volontari, che hanno imparato a gestire con padronanza gli aspetti che all’inizio sembravano loro più complessi.

Tra dicembre e maggio sono state prodotte 24 puntate, che sono andate in onda ogni lunedì alle 19:00 e che, accompagnate di musica accuratamente selezionata dagli autori e dalle autrici di ogni puntata,  hanno affrontato argomenti variegati: dall’ambiente all’islamofobia, dal diritto all’aborto in Argentina o Polonia al genocidio dei Rohingya in Bangladesh o alla lotta per l’autodeterminazione del popolo saharaui, dalla fast fashion al lavoro allo sfruttamento infantile. Questi e altri argomenti a volte ci hanno fatto recuperare la speranza in un mondo migliore, mentre altre ci hanno aperto gli occhi a una vita di ingiustizie, spingendoci in ogni caso a essere più consapevoli e a non ignorare più quello che succede in altri parti del mondo, facendo forse delle scelte più mirate.

Per il momento, Got Me Thinkin’ è in pausa estiva, ma tornerà presto, con le voci e i pensieri di nuovi giovani volontari desiderosi di mettersi in gioco e alzare la consapevolezza del pubblico palermitano sullo stato dei diritti umani in tutto il mondo. Nell’attesa, possiamo ancora goderci le puntate della prima stagione di Got Me Thinkin’ su: https://www.spreaker.com/show/got-me-thinkin .