Premio Rosa Parks 2022 assegnato a Claudia Fauzia

l’H.R.Y.O. ha conferito il premio Rosa Parks 2022 a Claudia Fauzia, la “malafimmina”

Palermo, 25 maggio 2022. L’Human Rights Youth Organization ha conferito ieri al Giardino dei Giusti di Palermo il Premio Rosa Parks 2022 a Claudia Fauzia, per il suo impegno rivolto alla tutela dei diritti umani. Claudia Fauzia, conosciuta come la malafimmina, è un’attivista ed economista specializzata in studi di genere che includono la questione meridionale nel tema.
“La nostra associazione è nata ispirandosi alle esperienze dei movimenti nonviolenti. Dall’esperienza gandhiana a quella di Danilo Dolci, passando per il boicottaggio dei bus di Montgomery, abbiamo preso gli spunti per lo sviluppo di tutte le nostre attività ed iniziative dal 2009 ad oggi – dice Marco Farina, presidente dell’H.R.Y.O. – incarnando i principi e i valori che questi movimenti hanno generato. Negli USA degli anni Cinquanta l’afroamericana Rosa Parks, con un gesto apparentemente semplice, ha dato vita a numerose reazioni sociali e politiche.

A lei continuiamo a rendere omaggio conferendo, ogni anno, un premio a una donna impegnata nella tutela dei diritti umani. Siamo lieti di affidare il premio Rosa Parks di quest’anno a un’attivista siciliana che da anni si batte per i diritti delle donne in una società fortemente marcata dal patriarcato, Claudia Fauzia, che porta avanti un progetto in cui la marginalità è vista come luogo radicale di possibilità, come spazio di resistenza.”
L’idea del premio è quella di innescare, o contribuire a creare, reazioni a catena nella comunità che spingano i singoli a vedere nell’impegno per la difesa dei diritti umani la base di ogni forma di dialogo.
Claudia Fauzia, meglio conosciuta come “Malafimmina”, è impegnata in un progetto che vuole recuperare le storie femministe, e in generale di soggetti marginalizzati e oppressi del Meridione, ma vuole rivendicare pure l’esistenza di un femminismo siculo diverso dal femminismo mainstream nazionale. “Ho creato questo account di Instagram nel 2020 in piena pandemia, adesso l’obiettivo è realizzare incontri live per denunciare che all’interno del femminismo non si parla quasi mai di includere la questione meridionale nelle discussioni sulla marginalità.”
Nella sua pagina Instagram Claudia Fauzia fornisce riferimenti, suggerisce strumenti e strategie sul senso profondo di essere minoranza, e sottolinea il potenziale generativo della differenza.
La storia dello pseudonimo è esemplificativa. Quando ha deciso di creare il progetto, nella testa le risuonavano i proverbi antichi: uno di questi era bona fimmina è chidda ca non parla, la buona femmina è quella che sta zitta. “E siccome io non voglio essere come una delle tante donne zittite che ho visto nella mia vita – spiega -, incapaci di esprimere un’opinione oppure incapaci di affermare la propria conoscenza di un argomento, volevo contraddistinguermi, sottolineare che non sono mai stata zitta, soprattutto quando sapevo di sapere le cose. È un posizionamento politico: essere malafimmina, cioè recuperare e rivendicare il mio diritto di parola”.

Premio Rosa Parks 2021: Sabrina Drago, uno sguardo di genere sul mondo

L’attivismo di Rosa Parks, la forza del suo gesto e le numerose reazioni sociali e politiche cui ha dato il via hanno come comune denominatore tre aspetti principali: la tutela dei Diritti Umani, la lotta non violenta e la lotta all’esclusione sociale e all’emarginazione. È questo il filo conduttore che delinea il percorso, a tutela dei diritti umani, avviato da HRYO nel 2009 e promosso nella nostra città e in varie parti del mondo, nonché il valore simbolico che abbiamo deciso di attribuire al Premio Rosa Parks, che dal 2013 ad oggi è stato rivolto a donne che si sono contraddistinte per la loro caparbietà e impegno profuso nel contrasto ad ogni forma di discriminazione e nella tutela, nella difesa e nella cultura dei diritti umani tutti. Un valore simbolico così forte che riconosciamo nelle lotte di chi, come diceva Rosa Parks stessa, “fa il possibile per rendere questo mondo un posto migliore in cui tutte le persone possano godere della libertà.”

Ed è a Sabrina Drago, attivista palermitana e cittadina del mondo, a cui quest’anno assegniamo il Premio Rosa Parks. Da anni Sabrina si batte per i diritti delle donne, un impegno per la difesa dei diritti umani che ha visto e percorso vari luoghi: dalla Tanzania al Kenya, all’Etiopia, alla Bolivia e infine anche alla Colombia, a Medellìn, dove è rimasta per sette anni.

Sabrina ci racconta di una storia fatta di straordinarie casualità, di un percorso di crescita personale alimentato da una forte passione, consapevolezza politica e da quella utopia che sta all’orizzonte e che serve a camminare, come diceva lo scrittore uruguayano Eduardo Galeano.

Il suo attivismo comincia negli anni dell’Università. Sabrina studia Cooperazione Internazionale e si avvicina a questo mondo partecipando a iniziative di volontariato nella propria città. Durante gli studi, cominciano le prime esperienze all’estero e la conoscenza di realtà problematiche di cui nessuno parla. In Colombia, diventa responsabile dell’associazione Corporación Amiga Joven, un’organizzazione comunitaria fondata nel 1996 per sostenere le donne nei quartieri popolari di Medellín e che formula proposte di empowerment e formazione come strategia per prevenire l’abuso, lo sfruttamento sessuale, la tratta di esseri umani e altre forme di violenza contro donne, adolescenti e ragazze adulte.

Qual è stato il traguardo più bello raggiunto nel tuo lavoro con le donne nei vari contesti internazionali?

“Uno dei traguardi più belli è la scuola popolare di genere e formazione sociopolitica per le donne dei quartieri popolari della città di Medellin. La scuola ha permesso a molte delle ragazze, che hanno vissuto in contesti di povertà educativa e con poche prospettive, di cambiare mentalità. Ha fatto sì che cambiassero la loro logica e sognassero progetti di vita: potere immaginare di essere musiciste, artiste, e così via. La cosa più bella è che oggi lo sono e quella ancora più bella è che ragazze che sono entrate come partecipanti oggi sono operatrici sociali e facilitatrici di molti dei laboratori della scuola.”

In cosa consiste il nuovo percorso intrapreso qui con il progetto Violetta? da dove è originato e in che modo vuole rendere visibile, prevenire e combattere la problematica della violenza di genere?

“Violetta è un progetto appena nato e in costruzione, ma con intenti chiari: la voglia di fare da ponte con l’America latina e con altre associazioni del mondo, di rendere visibile queste tematiche e di contribuire alla mia realtà, con l’idea di lavorare con le scuole attraverso dei laboratori. È importante rendere visibili realtà problematiche di cui nessuno parla, perché la violenza di genere non è solo in Colombia, lì è soltanto più visibile e manifesta. 

Lo scorso novembre abbiamo realizzato il primo laboratorio “Corpo e Movimento – un percorso di empowerment”. A fine gennaio invece abbiamo cominciato un ciclo di sei laboratori che si chiama Ri-trovarsi, ogni incontro con differenti tecniche artistiche, dal canto al lavoro sul corpo, sulle emozioni e sugli stereotipi di genere.” 

Perché è importante parlare di violenza di genere oggi in Italia?

“Si pensa che la violenza di genere qui non esista. In realtà è sottilissima, quasi invisibile, e ci sono tantissime problematiche su cui lavorare. È un contesto diverso, ma c’è ed esiste. La violenza di genere non è solo violenza domestica o femminicidio, che è ovviamente la sua forma più manifesta. La disuguaglianza di genere è anche fortemente emozionale e ha molto anche a che fare con il maltratto psicologico che si riceve. Deve essere riconosciuta come una problematica politica e sociale. Quando indossi le lenti viola, vedi la vita violetta e ti rendi conto di quanto tutto attraversi le relazioni di disuguaglianza di genere, qui come in qualsiasi parte del mondo.” 

Rosa Parks, con un gesto apparentemente semplice, ha dato vita a numerose reazioni sociali e politiche. In che modo secondo te ciascuno di noi può contribuire a creare reazioni a catena di questo tipo?

“La prima pratica fondamentale è cercare di essere coerenti nella nostra vita con le cose in cui crediamo, saperle implementare. Portare avanti questo esercizio costante e trovare un equilibro tra quello che si pensa e quello che si crede. Per me è una lotta organica, una lotta contro tutte quelle sovrastrutture con cui siamo cresciuti che ci vogliono conformati, capitalisti, consumisti. È il cammino verso quell’utopia all’orizzonte. Come ci ricorda ancora una volta Eduardo Galeano, l’obiettivo del cammino non è raggiungere l’utopia, ma guardare verso la meta.”

L’episodio di cui ha fatto esperienza Rosa Parks è stato descritto come “l’espressione individuale di una bramosia infinita di dignità umana e libertà”. Parole che incarnano ancora oggi le lotte di cui ci facciamo promotori, con un approccio al massimo inclusivo, intersezionale e solidale con la povertà e le disuguaglianze sociali. 

Manuela Casamento vincitrice del Premio Rosa Parks 2020

PREMIO ROSA PARKS 2020: PREMIATA MANUELA CASAMENTO

H.R.Y.O. è lieta di consegnare per l’anno 2020 il Premio Rosa Parks alla Dott.ssa Manuela Casamento per il suo impegno rivolto alla tutela dei diritti umani.

La nostra associazione è nata ispirandosi alle esperienze dei movimenti nonviolenti.
Dall’esperienza gandhiana a quella di Danilo Dolci passando per il boicottaggio dei bus di Montgomery, abbiamo preso gli spunti per lo sviluppo di tutte le nostre attività ed iniziative dal 2009 ad oggi incarnando i principi ed i valori che questi movimenti hanno generato.

La figura di Rosa Parks accomuna il mondo multiculturale della comunità di HRYO, un’associazione composta da una moltitudine di soc* provenienti da diverse nazioni e continenti che attraversando gli spazi della nostra comunità hanno sempre visto “l’Essere Umani” come la base della costruzione di ogni forma di dialogo.

La non parità dei diritti ha da sempre creato forme di discriminazione e partendo dalla figura di Rosa Parks, donna afro americana e attivista per i diritti civili negli USA degli anni 50, ci siamo sentiti naturalmente ispirati dall’esempio di questa grande donna.

Riconosciamo di essere un’associazione nata in un’Europa dove la tutela dei diritti ha raggiunto un buon livello, ma dove ancora occorre tanto fare, dove le opportunità non sono le stesse per tutt* e le donne vivono una condizione di precarietà maggiore. 

Oltre a riconoscere l’enorme valore di una personalità come quella di Rosa Parks, il premio riconosce contestualmente coloro che si sono contraddistinti attuando un impegno politico e sociale associato al metodo nonviolento. L’idea del Premio Rosa Parks, infatti, mette insieme tre aspetti principali: la tutela dei Diritti Umani, la lotta nonviolenta e la lotta all’esclusione sociale e all’emarginazione

Manuela Casamento

Manuela Casamento ha lavorato al Campo Rom della Favorita, in particolare occupandosi del sostegno alla comunità rom per il riconoscimento di diritti fondamentali come quello di cittadinanza, di istruzione e formazione. Questo lavoro includeva la lotta per ottenere la cittadinanza italiana, incontrando ostacoli giuridici, e il supporto ai ragazzi nei loro studi scolastici. Inoltre, le attività hanno riguardato anche l’inserimento delle donne nel mondo del lavoro tramite tirocini formativi. Uno degli obiettivi principali ha riguardato abbattere il pregiudizio secondo cui le persone del campo non vogliono lavorare.

In passato ha ricoperto il ruolo di educatrice allo SPRAR a Partinico e in una Comunità alloggio a Palermo. Nel suo lavoro quotidiano promuove l’importanza di indipendenza e autonomia delle persone, creando un rapporto alla pari con i ragazzi.

Da tre anni, è inoltre tutrice dei minori: si definisce  “tutrice a vita”. In particolare, ha seguito un ragazzo di origini bengalesi, una ragazza nigeriana e al momento segue quattro ragazzi, di cui tre ivoriani e uno gambiano, tra Palermo e Partinico. “Col tempo si crea un rapporto di fiducia, al punto che vengo chiamata mamma da alcuni dei ragazzi”, racconta Manuela con grande soddisfazione. Qui quello che è importante è la promozione dello studio per l’emancipazione e l’indipendenza, anche attraverso l’attivazione di tirocini per fare capire ai ragazzi come funziona il mondo di lavoro. 

Volontaria de La migration – lo sportello rivolto ai migranti LGBTIQ+  attivo dal 2011 che offre servizi di consulenza psicologica e legale, oltre ad essere un punto di riferimento per i migranti che cercano accoglienza. Lo sportello si impegna anche in attività di sensibilizzazione e nasce da un’iniziativa di Arcigay Palermo

Attiva anche all’interno del Palermo Pride, da volontaria per poi entrare nel direttivo ,in particolare occupandosi delle tematiche migratorie all’interno del movimento.

Abbiamo chiesto a lei, nello specifico:

• Cosa rappresenta per te l’attivismo? 

Militanza. Rendersi utile per gli altri. Facendolo con passione, creando rapporti di amicizia. L’obiettivo è la tutela dei diritti e l’emancipazione.

• Cosa ti ha portato a lavorare in questo settore?

Per me il lavoro è passione.  Da piccola volevo fare questo: lavorare nel sociale. Ci pensavo mentre passavo davanti al campo rom della Favorita  quando andavo al mare con i miei genitori: tutti parlavano male dei rom, ma questo mi ha portata ad essere curiosa e a volerne sapere di più. Poi grazie all’attivismo ho capito che molti stereotipi non corrispondono alla realtà.

• Rosa Parks, con un gesto apparentemente semplice, ha dato vita a numerose reazioni sociali e politiche. In che modo secondo te ciascuno di noi può contribuire a creare reazioni a catena di questo tipo?

Singolarmente tutti possiamo fare piccoli cambiamenti. Il cambiamento parte da noi, dando esempi possiamo convincere gli altri ad unirsi a noi e l’unione fa la forza. Dobbiamo credere in noi stessi e in quello che facciamo e portarlo poi verso gli altri…

• Perché pensi sia importante associare l’impegno politico e sociale al metodo nonviolento?

La violenza genera violenza e non se ne esce. La  storia ci ha insegnato che i veri leader hanno utilizzato il metodo nonviolento, creando buone pratiche di dialogo e trattando le persone alla pari.

E concludevorrei dire alle persone di credere in quello che fanno sempre e farlo con il rispetto verso gli altri. Portate i vostri valori nel lavoro.  In questo modo, le persone con cui lavorate sentiranno la vostra passione.”

Rosa Louise Parks (nata Rosa Louise McCauley; Tuskegee, 4 febbraio 1913 – Detroit, 24 ottobre 2005) è stata un’attivista statunitense afroamericana, figura-simbolo del movimento per i diritti civili statunitense, famosa per aver rifiutato nel 1955 di cedere il posto su un autobus ad un bianco, dando così origine al boicottaggio degli autobus a Montgomery.

Premio Rosa Parks 2017 assegnato alla Nave Aquarius

Conferito alla nave Aquarius, il suo equipaggio e a tutti i volontari che si sono spesi per la salvaguardia della vita umana.

La Human Rights Youth Organization, ideatrice nel 2013 del premio Rosa Parks, premio rivolto a donne che si sono contraddistinte per loro caparbietà e lotta nonviolenta a tutela della dignità umana, ha deciso di assegnare per l’anno 2017 questo premio ad una imbarcazione, “l’Aquarius”. Il perché di questa scelta la spiega il presidente di H.R.Y.O. Marco Farina < Dal 2013 abbiamo sempre deciso di assegnare il premio Rosa Parks a compagne di viaggio dall’On.e Rita Bernardini per le campagne a favore della dignità della popolazione carceraria, ad Abraha Yodit con la quale abbiamo portato avanti tanti percorsi di inclusione sociale sul territorio palermitano insieme a tante realtà locali, passando per il lavoro svolto dalla Dott.ssa Alessandra Notabartolo nel contrasto alla violenza di genere, finendo l’anno scorso con Ester Russo la quale ci riporta ad un senso di umanità attorno alla sofferenza che è il fenomeno migratorio; volgendo lo sguardo ai tanti anni di lavoro portati avanti con H.R.Y.O. è anche nei volti di queste persone che scorgiamo i valori della nostra mission associativa. > aggiunge quindi il presidente di H.R.Y.O. < è proprio l’Aquarius che ci ha preso a bordo e la ong SOS Mediterranee Italia con la quale siamo entrati in contatto sin dal suo nascere e con la quale abbiamo sviluppato diverse iniziative insieme tutte volte nel riconoscere il basilare diritto umano connesso alla tutela ed alla salvaguardia della DIGNITA’ UMANA. Un premio riconosciuto ad una Nave che simboleggia un universo di persone e valori, dal semplice mozzo al responsabile comunicazione. Un’ancora di salvezza nel cuore del Mediterraneo per migliaia di persone. Una Nave costretta a lottare contro le intemperie, ma anche contro chi non avendo mai toccato con mano la sofferenza del fenomeno migratorio specula per i propri fini mediatici e politici.>

SOS MEDITERRANEE è un’organizzazione umanitaria europea per il salvataggio in mare sostenuta dalla società civile. Il Network europeo è composto da associazioni in Italia, Francia, Germania e Svizzera.

Dal febbraio 2016 l’organizzazione è attiva nel Mediterraneo con la nave di Ricerca e Soccorso AQUARIUS, un’imbarcazione di 77 metri che può ospitare sino a 550 – massimo 750 persone a seconda delle condizioni meteo e marittime. AQUARIUS è gestita in collaborazione con MSF (Medici senza Frontiere) Olanda e a bordo opera un equipaggio internazionale: lo staff nautico, una squadra di ricerca e salvataggio (SAR) e personale medico con esperienza.

Dall’inizio della missione ad oggi sono 18.386 le persone che sono state soccorse in mare e 7.580 quelle trasferite a bordo dopo essere state tratte in salvo da altre imbarcazioni, per un totale di 25.966 persone salvate ed accolte a sulla nave AQUARIUS. Tutte le operazioni sono state condotte sotto il coordinamento del MRCC (Maritime Rescue Coordination Centre) di Roma.

Le operazioni di SOS MEDITERRANEE nel Mediterraneo Centrale sono finanziate unicamente dalla società civile.

La Dott.ssa Ester Russo Vincitrice del premio Rosa Parks 2016

La Human Rights Youth Organization assegna per l’anno 2016 il premio “Rosa Parks” alla Dott.ssa Ester Russo per il grande impegno profuso a favore dei diritti umani.

Un impegno rivolto alla tutela della dignità umana.

La Dott.ssa Ester Russo da anni è impegnata a favore degli ultimi, degli invisibili che quasi mai hanno un nome, ma dietro tanta sofferenza e storie di uomini e donne c’è anche la storia di chi come Ester, in silenzio, senza mai chinare la testa e senza mai fermarsi un attimo hanno avuto, e continuano ad avere, la forza di non rallentare di fronte gli ostacoli che giornalmente limitano la dignità di molti.13770288_10209034220640397_6007349522650164329_n

Una dignità difesa con tutte le forze.

Un modo di operare, quello di Ester, da sempre contraddistinto per il forte valore etico, sempre con il sorriso nonostante le tante tragedie con le quali entra in contatto ogni giorno.

Abbiamo chiesto a lei di raccontarsi:

“Non so bene come è cominciata, ma ho avuto sempre chiaro nella mia mente che qualsiasi cosa stessi per fare (la psicologa, la terapeuta, la militante, la responsabile, l’operatrice sociale)le persone dovevano venire prima di tutto e che non dovevo mai perdere lo sguardo verso di loro. Ho cercato in questi anni dunque, tenendo a mente questo, di accompagnare per quel che potevo chi potevo, nei loro percorsi, dentro le contraddizioni del nostro sistema, dentro l’inverosimile di qualche quotidianità che schiaccia, che incastra, che trasforma in invisibilità. Si, di questo forse mi sono occupata in questi anni, di tanta invisibilità che andava urlata, rispettandone il tempo richiesto. Non so bene da dove è cominciata: le letture di Fanon, la convinzione che la clinica non poteva essere svincolata dalla politica, la complessità del sociale che ho attraversato attraverso le storie delle persone che ho incontrato in questi anni mi hanno convinto di proseguire in questa direzione. Anche questo è un grande viaggio.”

E conclude dicendo: “Quello che so fare e se lo faccio davvero bene me lo hanno insegnato le persone, le storie e le loro battaglie, vinte o perse.”

Siamo felici, come associazione, di aver potuto conferire questo premio come segno di stima nei confronti della Dott.ssa Ester Russo sperando possa essere uno stimolo per tutti affinché la tutela della dignità umana diventi un valore condiviso.

 

 

This an undated photo shows Rosa Parks riding on the Montgomery Area Transit System bus. Parks refused to give up her seat on a Montgomery bus on Dec. 1, 1955, and ignited the boycott that led to a federal court ruling against segregation in public transportation. In 1955, Montgomery's racially segregated buses carried 30,000 to 40,000 blacks each day. At a time when interest in civil rights memorabilia is rekindled, a lifetime's worth of Parks' belongings _ among them her Presidential Medal of Freedom _ sits in a New York warehouse, unseen and unsold. (AP Photo/Daily Advertiser)

Rosa Louise Parks (nata Rosa Louise McCauley; Tuskegee, 4 febbraio 1913 – Detroit, 24 ottobre 2005) è stata un’attivista statunitense afroamericana, figura-simbolo del movimento per i diritti civili statunitense, famosa per aver rifiutato nel 1955 di cedere il posto su un autobus ad un bianco, dando così origine al boicottaggio degli autobus a Montgomery.

 

Premio Rosa Parks 2015 Assegnato alla Dott.ssa Alessandra Notarbartolo

PREMIO ROSA PARKS 2015: PREMIATA ALESSANDRA NOTARBARTOLO

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Scelta per “il suo costante lavoro nella tutela delle donne vittime di violenza e il suo femminismo intelligente”

PALERMO – “Per l’impegno profuso a tutela dei diritti umani e la Nonviolenza”. C’è scritto così sulla targa consegnata questa mattina ad Alessandra Notarbartolo. Durante l’infoday #cosedauomini (una giornata di informazione e sensibilizzazione sul fenomeno della violenza verso le donne all’interno del progetto nazionale FIVE MEN), infatti, l’associazione H.R.Y.O. Human Rights Youth Organization, ha fatto irruzione a sorpresa per la consegna del premio.

“Quest’anno abbiamo deciso di conferire questo riconoscimento ad Alessandra Notarbartolo per il suo costante impegno nella tutela delle donne vittime di violenza – spiega Marco Farina, presidente dell’associazione ideatrice del premio – Quello di Alessandra è un femminismo intelligente e lei ricalca in pieno la tipologia di donna che cerchiamo per questo premio”.

 

Oltre a riconoscere l’enorme valore di una personalità come quella di Rosa Parks, il premio riconosce contestualmente coloro che si sono contraddistinti attuando un impegno politico e sociale associato al metodo nonviolento. L’idea del Premio Rosa Parks, infatti, mette insieme tre aspetti principali: la tutela Dei Diritti Umani, la lotta nonviolenta e la lotta all’esclusione sociale e all’emarginazione.

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Lo scorso anno ad aver ricevuto il riconoscimento è stata Yodit Abraha, scelta per l’intensa attività svolta in ambito sociale sul territorio palermitano. “In riferimento al fenomeno migratorio – sono state le motivazioni del premio – ha sempre messo al primo posto l’essere umano, non facendo mai distinzione tra chi era richiedente asilo e chi no. Una difesa umanitaria dei diritti, che ha funto da ispirazione anche per il nostro lavoro associativo”. Prima di lei, nel 2013, il premio è andato all’onorevole Rita Bernardini.

Premio Rosa Parks 2014 assegnato alla Dott.ssa Yodit Abraha

yodit-abrahaYodit Abraha, scelta per l’ intensa attività svolta in ambito sociale, non solo per l’impegno legato all’organizzazione di questo specifico evento. Un lavoro, il suo, veramente incessante a favore delle fasce svantaggiate della nostra società, in particolar modo di quella palermitana. Un riconoscimento, che fonde e rilancia tre aspetti – la tutela dei diritti umani, la lotta non violenta, la battaglia contro l’esclusione sociale e l’emarginazione – dando valore all’impegno di singole personalità operanti nel nostro territorio.“In riferimento al fenomeno migratorio – sono le motivazioni del premio – ha sempre messo al primo posto l’essere umano, non facendo mai distinzione tra chi era richiedente asilo e chi no. Una difesa umanitaria dei diritti, che ha funto da ispirazione anche per il nostro lavoro associativo”

Premio Rosa Parks 2013 assegnato all’onorevole Rita Bernardini

bernardiniDa giovane si avvicina ai Radicali di Marco Pannella nel 1975, poco dopo la vittoria del “NO” al referendum per l’abolizione della legge sul divorzio (1974), che consentì al Paese di mantenere la legge approvata nel 1970 dal Parlamento. In quel periodo il Partito Radicale aveva portato all’attenzione dell’opinione pubblica anche la battaglia “contro l’aborto clandestino e di massa” per la depenalizzazione del reato di aborto. È in questo clima di grande mobilitazione che Rita Bernardini si accosta all’attività politica, lavorando alle campagne referendarie del 1978 e del 1981.

Nel 1976 costituisce il FRI (Fronte Radicale Invalidi) per l’affermazione e la tutela dei diritti delle persone portatrici di handicap, conducendo una campagna per il superamento delle barriere architettoniche. Nel 1977, a fronte del divieto di manifestare imposto dall’allora Ministro degli Interni Francesco Cossiga, organizza disobbedienze civili assieme agli invalidi in carrozzella, costruendo scivoli in cemento davanti agli uffici pubblici o aperti al pubblico.

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