From Salamanca with love

Scendo dall’aereo e già mi rendo conto che sarà una gran bella esperienza. Il caldo, il cibo e il calore della gente mi ricordano il mio anno da studentessa Erasmus e mi sento subito a casa.

In poco tempo conosco il mio gruppo di lavoro e mi dedico alla conoscenza di ogni singolo membro. La diversità ci unisce e incuriosisce, e mi rendo conto di quanto il mondo sia bello perché vario. Allo stesso tavolo siedono ben più di tre nazioni: a Spagna, Italia e Grecia si affiancano scorci di Irlanda, Romania, Messico e Stati Uniti d’America. Questo mi fa sentire non solo cittadina europea ma del mondo intero.

Quando ho scelto di partecipare a questo corso di formazione mi aspettavo di acquistare nuove competenze che fossero utili a migliorarmi non solo come youth worker ma anche come persona. D’altro canto, però, desideravo condividere con gli altri partecipanti il mio know-how così da azionare un meccanismo di apprendimento reciproco.

Tirando le somme, invece, imparo molto più di quello che avrei immaginato. I tempi, scanditi secondo i rilassati ritmi spagnoli, mi permettono di assimilare molto bene i temi del progetto. Ora sono più consapevole del modo in cui si debbano costruire gli indicatori di un progetto e si debba valutare l’impatto delle azioni implementate, il che mi motiva enormemente a scrivere nuovi progetti. Allargo il mio network professionale, che spero di poter sfruttare in futuro, scopro buone pratiche che mi piacerebbe riproporre nella mia città e, quando pensavo di sapere tutto sul Programma Erasmus+, ecco che alcune mie certezze vacillano. Poiché i pasti si svolgono tra la residenza universitaria e una mensa scolastica, ho l’opportunità di sperimentare la vita studentesca di Salamanca e di assistere alle dinamiche tra i giovani del posto.

Inoltre, ho modo di esercitare la lingua inglese – ultimamente poco praticata – e quella spagnola – riesumata dopo ben sette anni di inattività. Sotto l’aspetto culturale mi dedico alla conoscenza della città visitando gli splendidi tetti della cattedrale e appassionandomi al museo d’arte contemporanea DA2. Rimango a bocca aperta di fronte alla maestosità di Plaza Mayor e assisto divertita agli spettacoli di microteatro de “La Malhablada”.

L’ultimo giorno ricevo lo Youthpass, il documento che attesta la mia partecipazione al progetto e certifica le competenze che ho acquisito o migliorato, promuovendo l’importanza dello European lifelong learning e dell’apprendimento non formale.

Piena di così tante conoscenze, dunque, sistemo per bene il mio zaino e torno a Palermo. Adesso porto nel cuore ogni singola persona che ho incontrato e mi preparo ad affrontare la prossima avventura che la vita ha in serbo per me.

 

Simona Marano