Si conclude Spread the game: c’è semplicità nell’inclusione

Si è concluso a Palermo “Spread the Game”, uno dei progetti di HRYO finanziati da Erasmus+ e Agenzia Nazionale Giovani, nato dal bisogno di individuare percorsi di educazione non formale che prevedano strumenti e metodologie più attrattive ed efficaci per diffondere l’inclusione sociale. Al di là delle formule burocratiche, spesso difficili da comprendere, “Spread the game” è stato un progetto con forti elementi di innovazione. L’idea di base, quella di condividere le buone pratiche e contemporaneamente esplorare metodi di coinvolgimento e di formazione innovativi e, perché no? più efficaci, si è rivelata vincente. Tutti gli operatori e la rete del partenariato si sono dichiarati, alla fine, più coinvolti e maggiormente consapevoli. Con la sua metodologia attiva, inclusiva e collaborativa “Spread the game”  ha incorporato il digitale e il gioco, come la tecnica della Gamification e il Digital Storytelling. Raggiunto, dunque, l’obiettivo dichiarato, quello di fornire ad educatori, operatori e docenti strumenti e risorse digitali gratuite da utilizzare nelle attività quotidiane con giovani con disabilità e non.

Diverse le mobilità effettuate durante il periodo lungo il quale si è dipanato il progetto: a Celje, ad ottobre scorso, operatori sociali, educatori, e youth worker provenienti da Spagna (FCV), Grecia (ADDart), Slovenia (MCC), Italia (HRYO), hanno avuto modo di raccogliere del materiale sulla gamification per creare una mostra digitale utilizzando uno strumento gratuito, artsteps, che può essere molto utile nel lavoro quotidiano, molto accessibile e semplice nell’utilizzo: insomma, un vero aiuto per il potenziamento dell’inclusione sociale. Le mobilità, lo ricordiamo, servono a far apprendere le buone pratiche selezionate nei Paesi partner e a comprendere le potenzialità di applicazione nei contesti locali.

L’obiettivo finale era quello di creare un toolkit da condividere con gli operatori del settore, evidenziando diversi esempi di gamification e creando una rete con i nostri partner in Europa attraverso lo scambio di storie di successo e buone pratiche. Un grande successo, in tal senso, sono stati alcuni dei prodotti sviluppati in questo ambito, come la Tower of inclusion o le carte Welcome inclusion. Due prodotti dai quali i volontari di HRYO si aspettano grandi risultati pratici.

Toolkit ma non solo.

Una delle buone pratiche promosse, SWING (Signs for Work INclusion Gain), mira a supportare le persone con problemi di udito, sviluppando un’applicazione contenente un dizionario con termini tecnici di diverse professioni, facilitando la comunicazione in un ambiente di lavoro. SWING è promossa dalla Commissione Europea attraverso il programma Erasmus+ (Key Action 2, Cooperazione per l’innovazione e lo scambio di buone pratiche) in ambito VET (Vocational Education and Training).

Un’altra buona pratica è quella di Sound Escape, un progetto di contrasto alla violenza sulle donne sviluppato dall’organizzazione HRYO – Human Rights Youth Organization in collaborazione con Maghweb e Associazione Progetto liberazione nella prigione Italia Onlus, grazie al contributo del Ministero delle Pari Opportunità. ll progetto ha visto l’implementazione di tre laboratori: “Laboratorio Consapevolezza e Meditazione” a cura di Liberation Prison Project, “Laboratorio Conoscenza sulla Violenza di Genere” a cura di H.R.Y.O. Human Rights Youth Organization e il “Laboratorio Sound to Escape” a cura di Maghweb, laboratori finalizzati alla produzione di output concreti e alla scoperta di spazi interiori, fatti di suoni e di vibrazioni “differenti” e alla consapevolezza.

Il percorso continua: “Empower Youth 3.0”

Ci si domanda spesso se le nuove generazioni seguano l’andamento del dibattito pubblico politico o se preferiscano invece ignorarlo, con il rischio di perdere di vista questioni che in un futuro molto prossimo le riguarderanno da vicino. Il progetto “E.M.P.O.W.E.R. Youth 3.0” dell’Human Rights Youth Organization, palermitana, nasce dalla volontà e dall’esigenza non solo di sensibilizzare i giovani al dibattito politico, ma anche a stimolarne il coinvolgimento e la partecipazione attiva al processo democratico e alle dinamiche sociali. Le statistiche ci rimandano una fotografia impietosa dell’atteggiamento dei giovani verso la politica: appaiono disinteressati, distaccati e lontani. La partecipazione politica avviene in modo soprattutto indiretto, cioè informandosi o parlandone (74,8%) e poco per via attiva (8,0%). 

I giovani sono i più coinvolti dalla politica attiva, ma solo il 14%, in età tra i 14 e i 24 anni, ha partecipato in modo diretto, soprattutto andando a cortei (12,8%).

La partecipazione attiva dei giovani al processo democratico e alle dinamiche sociali è fondamentale affinché diventino attori a pieno titolo del mondo in cui vivono e contribuiscano alla realizzazione di realtà più coese, prospere e solidali, in linea con i valori fondanti dell’Unione Europea.

Sulla base di diversi incontri informali e workshop condotti da HRYO a Palermo nell’ambito del progetto “EMPOWER Youth” – relativo proprio alla partecipazione attiva dei giovani alla vita politica – è emerso che le ragioni per la mancata partecipazione possono essere molteplici: da una parte c’è chi ha sempre meno fiducia nei sistemi decisionali esistenti, dall’altra lo scetticismo nei confronti delle forme tradizionali di partecipazione alla vita pubblica. Ma il dato più preoccupante riguarda gli ostacoli incontrati sul piano economico e geografico da chi proviene da contesti sociali svantaggiati. Inoltre, la maggior parte degli intervistati ritiene necessario coinvolgere i giovani le persone attraverso un’interazione con le autorità locali e diversi tipi di iniziative, non esclusivamente formali.

L’attuale trend negativo dell’interesse dei giovani (e non solo) per la vita politica, secondo Michael Bruter, professore presso la London School of Economics, sta preannunciando un cambiamento permanente. Eppure, rispetto alle generazioni precedenti, sono proprio i giovani a rappresentare la parte della popolazione più istruita e più interessata ai “grandi temi” (come educazione, equità, sviluppo e ambiente). É anche per queste ragioni che è dunque importante e fondamentale non solo sensibilizzarli al dibattito politico ma anche incoraggiarli al prendervi parte per contribuirvi attivamente perché, come ha affermato Barack Obama, in occasione del cinquantesimo anniversario delle tre marce di protesta da Selma a Montgomery “…there are first steps to be taken, and new ground to cover, and bridges to be crossed. And it is you, the young and fearless at heart, the most diverse and educated generation in our history, who the nation is waiting to follow”.

Inoltre, sulla base dell’esperienza del progetto “E.M.P.O.W.E.R. Youth 2.0”, è emerso che i partecipanti non erano a conoscenza del ruolo che il singolo può assumere nella vita politica e civica e degli strumenti che in generale i cittadini hanno a disposizione per far sentire la propria voce. Ciò, probabilmente, aumenta il sentimento di disinteresse e di sfiducia nei confronti della partecipazione politica. Eppure, risalta come la maggior parte dei giovani si interessi alle sempre più numerose sfide che riguardano la società moderna, a partire dalle questioni legate al cambiamento climatico. Secondo il Report “Gioventù europea” del Flash Eurobarometro 455 (2017), la partecipazione dei giovani tra i 15 e i 30 anni in attività di volontariato, vita associativa ed elezioni politiche è aumentata; i giovani sono più consapevoli delle loro responsabilità in quanto cittadini europei.

In linea con il Dialogo dell’Unione Europea con i giovani, il progetto “Empower Youth 3.0” si innesta in questo bisogno civico e propone di rafforzare la partecipazione attiva dei giovani a livello locale, nazionale ed europeo, ma anche di aumentare l’impegno dei giovani in campo politico e sociale ed acquisire consapevolezza dei valori europei, prestando particolare attenzione al concetto di cittadinanza e di democrazia. Tutto ciò mira ad accrescere la fiducia dei giovani nelle istituzioni, locali, nazionali e europee. 

In particolare, il progetto si concentra su tre specifici settori di intervento: “Engage, Connect, Empower”. L’organizzazione HRYO, attraverso “Empower Youth 3.0”, agirà a livello locale, coinvolgendo i giovani di Palermo e della sua provincia per rafforzare la cittadinanza attiva, la partecipazione e l’inclusione dei giovani.  Gli obiettivi saranno raggiunti attraverso diversi tipi di attività: dagli incontri alle discussioni, dai workshop pratici al dialogo con le istituzioni e le autorità locali, dall’utilizzo dell’analisi SWOT alla simulazione del processo decisionale e l’avvio di iniziative da parte dei cittadini. Non mancherà la sensibilizzazione sulle opportunità nel campo del volontariato e della solidarietà, incoraggiando esperienze, mobilità e comprensione interculturale, e la responsabilizzazione dei giovani, soprattutto di quelli con minori opportunità, con attività di educazione non formale.

Il progetto è destinato a 30 ragazz* e giovani dai 16 ai 27 anni che vivono nella città di Palermo e provincia, e un gruppo di 15 giovani volontar* di età compresa tra i 20 e i 27 anni che saranno di supporto e stimolo ai partecipanti diretti. Inoltre, il progetto coinvolge esperti in scienze politiche, in creazione di processi democratici, rappresentanti delle istituzioni e della consulta giovanile. In questa fascia di età, soprattutto dai 16 ai 20 anni i giovani frequentano la scuola superiore e si trovano in quella fase di vita in cui è importante acquisire consapevolezza sull’essere un membro attivo della società, sull’importanza che il contributo del singolo ha sulla partecipazione alla vita comunitaria e le opportunità che da essa derivano. 

HRYO si impegna nel garantire un ambiente neutrale e di mentalità aperta in cui sarà possibile condividere liberamente i propri pensieri, creando un ambiente di lavoro privo di ogni tipo di discriminazione fondata sulla religione, sul contesto sociale o sull’orientamento sessuale. I diversi tipi di attività daranno loro la possibilità di sviluppare le competenze comunicative (presentare un argomento, parlare in pubblico) e digitali (video, foto, social media e uso delle piattaforme digitali).

I partecipanti verranno inoltre a conoscenza dei valori dell’UE, dei progetti e del programma Erasmus+ e dell’importanza dell’educazione civica e della cittadinanza attiva. Sperimenteranno inoltre un ambiente tollerante e pacifico in cui interagire con persone di età e background diverso dal proprio. Alla fine del progetto, i partecipanti saranno in grado di valutare i risultati del loro lavoro, di portare avanti un’iniziativa e saranno più consapevoli riguardo alle loro responsabilità in quanto cittadini. Dal punto di vista dell’Human Rights Youth Organization il progetto rappresenta l’inizio di un possibile sentiero di collaborazione futura e un proseguimento della collaborazione con le realtà già vicine. Un primo e importante elemento che porterà benefici riguarda infatti la creazione e il mantenimento di legami fra le diverse realtà associative. Inoltre, le scuole entreranno in contatto con le organizzazioni, con le attività non formali e con il programma Erasmus +. 

“Abbiamo intrapreso una collaborazione con il Liceo Benedetto Croce con il quale abbiamo iniziato un percorso di attività non formali da svolgere con gli studenti al fine di promuovere attività formative diverse da quelle scolastiche avvicinando i giovani a temi nuovi non accademici”, dice il direttore di HRYO Marco Farina.  Gli eventi saranno ospitati in luoghi completamente accessibili, che rispettino gli standard di sicurezza e consentano di mantenere le distanze di sicurezza tra i partecipanti. Inoltre, gli spazi verranno sanificati prima e dopo l’utilizzo.  La sede operativa del progetto di HRYO è il circolo ricreativo in centro città, lo “Stato brado”, spazio ampio per l’organizzazione di eventi; per le attività saranno a disposizione anche gli spazi del liceo Benedetto Croce, che offrono tutte le caratteristiche di accessibilità. Ma non mancheranno gli incontri negli spazi verdi aperti della città, e facilmente raggiungibili (Foro italico, Villa Giulia) e alcuni spazi comunali. In merito alla pandemia di Covid-19, lo staff di HRYO ha svolto un corso di prevenzione al virus, si adotteranno dunque tutte le misure previste al fine di prevenire il contagio.   

Got Me Thinkin’ va in vacanza e ritorna a Settembre

Negli ultimi mesi, una piccola rivoluzione ha toccato radio-comunitaria.org. La novità? Trasmissioni settimanali completamente in lingua inglese. I protagonisti? Le volontarie e volontari internazionali di HRYO.

Dal dicembre del 2020 Abril, Ada, Adam, Angela, Aleksandra e Yaiza hanno accolto la sfida di entrare ogni lunedì nelle case delle persone attraverso un podcast in cui hanno condiviso con gli ascoltatori gli argomenti, le notizie sui diritti umani negati e sulle azioni politiche a livello globale che li coinvolgono di più. La scelta del titolo della trasmissione, Got Me Thinkin’, è stata motivata proprio da questo:  giovani che parlano e approfondiscono i temi che li fanno riflettere, facendo riflettere anche chi ascolta.

Ed è stata proprio una sfida, perché nessuno tra questi giovani aveva mai creato un podcast, nessuno tra di loro aveva mai sentito la propria voce su una radio. I volontari hanno quindi non solo informato al pubblico su temi rilevanti nell’ambito dei diritti umani, stimolando il pensiero critico e l’interesse delle persone, ma hanno anche fatto un percorso di apprendimento, in cui si sono sperimentati su diversi livelli: nella ricerca d’informazione veridica, nella creazione di contenuto, sul piano comunicativo e anche su quello tecnico. Così, un compito che all’inizio ha fatto un po’ spaventare, si è rivelato come una delle attività preferite dei volontari, che hanno imparato a gestire con padronanza gli aspetti che all’inizio sembravano loro più complessi.

Tra dicembre e maggio sono state prodotte 24 puntate, che sono andate in onda ogni lunedì alle 19:00 e che, accompagnate di musica accuratamente selezionata dagli autori e dalle autrici di ogni puntata,  hanno affrontato argomenti variegati: dall’ambiente all’islamofobia, dal diritto all’aborto in Argentina o Polonia al genocidio dei Rohingya in Bangladesh o alla lotta per l’autodeterminazione del popolo saharaui, dalla fast fashion al lavoro allo sfruttamento infantile. Questi e altri argomenti a volte ci hanno fatto recuperare la speranza in un mondo migliore, mentre altre ci hanno aperto gli occhi a una vita di ingiustizie, spingendoci in ogni caso a essere più consapevoli e a non ignorare più quello che succede in altri parti del mondo, facendo forse delle scelte più mirate.

Per il momento, Got Me Thinkin’ è in pausa estiva, ma tornerà presto, con le voci e i pensieri di nuovi giovani volontari desiderosi di mettersi in gioco e alzare la consapevolezza del pubblico palermitano sullo stato dei diritti umani in tutto il mondo. Nell’attesa, possiamo ancora goderci le puntate della prima stagione di Got Me Thinkin’ su: https://www.spreaker.com/show/got-me-thinkin .

Leading by example: gamification and education in Catalonia

To start talking about gamification, it is important to put a bit of context in the subject.

In our case, it is a bit easier to talk about the Catalan context, as Spain is a very big country, and the reality can vary from one region to another. The concept of gamification and its use outside work environment have become more popular in the last years.

But what is gamification and what does it consist of? Gamification is the incorporation of elements related to the game in daily tasks, thus allowing to develop motivation, creativity, versatility, and other skills when performing them.

However, the idea of ​​including fun, goals, and playful characteristics in learning has been around for much longer in the learning sector, especially in non-formal education. In Catalonia, youth work with NFE is a key element for youth development, as can be seen by the importance of Scout organizations.

So what is the innovative factor of gamification? This new methodology is linked, although not always or necessarily, to video games, online games, and all kinds of virtual games. In this way, it is linked to the technological development of recent years, adding the factor of the internet, applications and other elements to the concept.

In Catalonia, the Government is starting to offer courses in the formal education sector, to enable teachers and youth workers to include this methodology in learning processes. It is a relevant step that public resources are being used to further the mission of inclusive and alternative education. This is also possible as more technological devices are being added to classroom. It is important to highlight, though, the inequality these may cause between schools with higher financial support and those in more underprivileged circumstances.

Although gamification is a step to make education more accessible and fun to everyone, we should never forget the relation between social disadvantages and access to technology.

Written by Fundació Catalunya Voluntària

Let’s meet FCV

Small but ongoing!

Fundació Catalunya Voluntària has been working for more than 14 years in youth work, competence development and non-formal education. But the work goes a bit further, starting with a youth-led association created in 1999, called Barcelona Voluntària, which believed in the importance of international mobility and the power of youth in having an active role in social change.

With that said, to get to know better FCV, it is important to understand our mission, our values and our actions.

FCV wants to offer the possibility to all young people, especially Catalans (as it is the region we are based in), to develop competences through non-formal education, peace culture and volunteering. It is through local actions, through youth-led actions and a global vision that we believe change can be achieved.

An important step for this is to have inclusive groups, and have young people from all backgrounds and life circumstances. From FCV, we work in offering equal opportunities to all those young people who have difficulty in accessing NFE, youth mobility, volunteering projects, and active citizenship throughout different actions.

Solidarity comes in many ways, including the individualized access to new experiences for everyone.

Within the frame of Spread the Game, FCV is very excited to use all these inclusion methodologies within the gamification topic.

The exchange of good practices with partner organizations, with such different contexts and realities, will give us all the chance to learn, grow and improve our work, and expand our knowledge on gamification.

We are looking forward to the next steps!

Written by Fundació Catalunya Voluntària

The hidden element: searching for gamification in Slovenia

Not much research can be found in Slovenia on the subject of gamification, but something is obvious; gamification is present in many fields. In fact, one of the first Slovenian works on gamification is a diploma thesis titled “The Gamification of Advertising in Slovenia” written by Pavlič in 2016. In her work, Pavlič states that with gamified advertising, advertisers most often address young people between the ages of 15 and 25, and that gamification on Slovenian soil has not yet fully utilized the motivational material offered by the elements of game.

That is definitely true, and a good example of this can be found by observing the development of escape rooms into an interesting tool for cultural enhancement. We already knew escape rooms in Slovenia at the time, as the first one was established in 2014, but these were nothing but gamification with the purpose of the game, hardly used to achieve other purposes. Then, in 2017, the team of the Slovenian Alpine Museum was inspired by the positive response from museum visitors to its permanent exhibition, set up as a museum narrative enriched with interactive challenges, so they took a big leap forward – into “gamifying” the museum exhibit known as BIVOUAC II. Bivouac II is not a classic “escape room”, where the game is led by a moderator who guides you as you try to escape from a room. Instead, it is an innovative way of exploring a museum through games developed specifically for the project.

Gamification has developed in Slovenia over the years in these areas, ie. advertising and tourism. However, for many years we have also known gamification at school, in the form of a Reading Badge that requires students to read a certain number of books to win it. Gamification also appears more recently in some young companies, where employers use it to motivate employees. In one of the Slovenian personnel companies, employees were specifically selected through a process that relied heavily on gamification.

With a one-month CEO call, the company looked for young talent and offered them a unique one-month internship. Each step in the process was tailored to the target group; they didn’t just post a classic ad on a website, but made a video and posted it on social media. Then they made an application, which those interested downloaded to their phone in order to solve three tests, attach a CV and apply for the tender via mobile phone. The process was therefore simple and interesting, adapted to the habits of the young, talented people they were looking for.

In conclusion, we can say that gamification has been present on Slovenian soil for a very long time, without ever being addressed as such; now that it is becoming more and more purposeful, however, it is finally being written about.

Learn more:
https://www.escapebox.si/blog/igrifikacija-v-turizmu-primeri-in-ideje/; https://www.escapebox.si/blog/igrifikacija-ultimativni-vodic/; https://svetkapitala.delo.si/delove-podjetniske-zvezde/z-igro-do-sluzbe/; https://www.facebook.com/win4youth/.

Written by Celjski Mladinski Center

Let’s meet MCC! A conversation with Katja & Samanta

Today we welcome Katja Kolenc and Samanta Hadžić Žavski of Celjski Mladinski Center, partnering with HRYO for “Spread the Game”.

So, Katja and Samanta, hi! Tell us a bit about yourselves. What led you to work in this field, how long have you been working with MCC and in what kind of position?

Samanta: Hi everyone! I studied comparative literature and literary theory – so not even remotely related to youth work. So how did I get here? After graduating, I applied for a job at a youth center because I didn’t know exactly what I wanted to do in life. When I came in for an interview, the director asked me, where do I see myself in five years? I started listing a few different fields to her and at the same time I told her I did not know exactly what I wanted and she replied: “Here we all want to do something but we don’t know exactly what that is.”

That’s how I knew I was in the right place.

I have been employed at the youth center for about eight months as a project assistant, and what I like most is precisely this diversity of work. The youth worker does everything: they are a consultant, a lecturer, a journalist, and much more.

Katja: It has been a little over three years now since I became the head of the project department and general program at the youth center. I know this is the best job to have and I wouldn’t change it for anything. Like Samanta said, it is so diverse and it presents me with a lot of daily challenges and opportunities to meet new people, travel to different countries, and help youngsters be the best versions of themselves and to dream big of the possibilities they have and they can take advantage of.  I love concerts, dancing, and sports of any kind.

What is Celjski Mladinski Center and when was it established? In what kind of socio-economic context does it operate?

The Celje Youth Center is a public organization, established by the Municipality of Celje in 2005 with the aim of providing young people the space to socialize, have fun and gain knowledge in an non-formal setting. Essentially, we are there because of the young people. We want young people to come to us with the most creative and crazy ideas, and we are here to guide them and help them design projects and programs, to support their creativity and ideas. We want to present a safe space for young people where they can use their potential. Of course, we are also an educational institution and offer young people a range of activities and non-formal education that is unique and interesting addressing a variety of competencies an occasionally a really good concert 🙂

From a look at your website, MCC looks like a crossroads for cultures and youths from all paths of life to meet, thanks to the hostel. Can you tell us more about your experience with it?

Young people are our target group and our joy. We implemented many youth exchanges, in which we want to bring interesting topics closer to young people and equip them with new skills. But in doing so we were lacking the infrastructure, therefore we applied to the European Regional Development Fund and with that we built the Hostel MCC in 2009.
We wanted our inspiration for the hostel to be a little bit different, so we invited young Celje artists to participate, who artistically and conceptually furnished individual rooms based on urban myths and legends. Details from these rooms were included in all rooms in various ways to present the history of our city through stories to honor important local personalities and events.

Surely you have always wanted to fall asleep with restless fish on the glistening surface of the lake, mark the room where you spent your best vacation with graffiti, dress up as a real ninja and breathe in the spirit of the socialist past, or know who the hell Alfred Nobel is: In Celje, MCC HOSTEL offers all this and more!

Wow, the hostel really sounds like a great place to meet all kinds of cool, creative people! Now please, tell us more about the organization’s accomplishments and how it has improved the lives of young people on a local level.

We are one of several bigger youth centers in Slovenia that are really project-oriented for providing the youth with international mobility and experiences. Yearly, we provide over 80 young people the chance to participate in diverse youth exchanges and voluntary projects.
The opportunities that we provide for them, either in international projects or daily activities, are our best accomplishments, and we count as our great success the joy of the youths that come to the youth center just to hang out with us.
In addition, we are an organization that is very much involved in the local community with solidarity projects that enhance the local quality of life of all generations. We have a sixteen year-long tradition of preparing the Festival of Volunteers: they are an integral part of our community and celebrating them each year is important. We also have several special festivals and events that have been part of us for long and are much anticipated each year.

Katja: And for me personally, the co-workers and the atmosphere we have among each other and with the youth is the best and gives me the motivation to do even more and better.

Since working with MCC, was there any specific time that the result of the organization’s work touched you deeply?

Katja: Yes, it did. For me, it was the first time I sent a group of youngsters to their first youth exchange ever. All of them had no prior experience and I remember checking on them through messenger to find out where they were, how they were doing and if anything was okay. And they had a great time and a great experience.

This was in 2017.

Two years later, one of the girls from the youth exchange saw me on vacation in a different country and we had a great time talking to catch up, and she told me how much she appreciated that I motivated and pushed her a bit to take part in the youth exchange. Since then, she’s been a girl that takes chances and she’s always seeking adventures and opportunities.
That she told me how much it meant to her that I insisted, in a sense, for her to take the first step means a lot to me. Sometimes we do not know how much impact we can have in someone else’s life.

Now, you are partnering with us and some other great organizations in a new project called “Spread the Game”. So what do you think MCC can bring to the table when it comes to this specific project and why did you want to take part in it?

The Celje Youth Center will bring in the project methodologies and practices daily used in our activities. Our motivation in participating in projects like “Spread the game” is to share our practices and experiences, and also to learn from others for us youth workers to be better and to provide the best activities to our youngsters. It is also a great opportunity to meet and be inspired by other experts.

That’s a very good reason to join the project, indeed. And how do you hope to improve your organization and its work through this experience with “Spread the Game”?

We hope to upgrade and deepen our knowledge in the field of working with young people with fewer opportunities, and to emerge from this project through successful cooperation with a new network of partners, from whom we will be happy to learn.

And we will be happy to keep working with you at MCC, and to learn with and from you and our other partners.

Thank you very much for this conversation, hopefully we will all be able to meet soon at your lovely MCC Hostel to celebrate together the success of our network!

Gamification in Greece: a work in progress

According to Gabe Zichermann, the world’s foremost expert and public speaker on the subject, gamification “is a process of using game thinking and game dynamics to engage audiences and solve problems”. But has Greece joined in the game yet?

If you factor in the marketing and advertising industry, the short answer is yes: from point rewarding banking systems to pizza delivery apps featuring storytelling for choosing a topping, gamification has been a part of our lives for quite a while now. On corporate management level, the Lego ® Serious Play® methodology is gaining moreground by the day, with VasilisGkogkidis being one of its most prominent advocates and facilitators through recurring training seminars around Greece.

Yet, little to no progress is being made to introduce gamification and game-based learning on the field of education, despite reports stating that they can have a direct impact on students’ motivation by improving their engagement in class, their satisfaction and their performance. Similarly promising results have also been confirmed on the field of disability and special education. Good practices can be found all around: Joshua Hartman is teaching Ancient Greek to USA college students using a uniquely designed board game, while high-schoolers in Greece struggle to memorize a language they regard as obsolete.

Erasmus+ courses actively seek to incorporate game oriented learning into Greek education and frankly, this is a much needed breath of fresh air. AddArt rises to the challenge and as partners of the Erasmus+ KA2 Spread the Game, we aim to exchange concrete knowledge and provide educators in Europe with all the tools needed in order to improve the quality of education and the level of inclusion for people with disabilities through the use of gamification techniques.

Written by Giannis Kanlis
Project Manager at AddArt

Let’s meet ADDART

AddArt is a nonprofit multi-arts organization from Greece with a core mission to add art to everyday life. Founded in early 2014 in the rich cultural fabric of the city of Thessaloniki, it consists of highly experienced members and artists who have proved themselves both in and outside of their local community.

From its outset, AddArt is perceived as a laboratory of ideas and a springboard for artistic expression based on the principle that art and culture may catalyze change and act as agents of social and economic development. “Spread the Game” is a very promising project that will allow us to delve deeper into the realities of disability, to learn more about the numerous challenges disabled persons face on a daily basis and how gamification can provide unique and viable solutions in order to improve the quality of their everyday activities.

Our organization is eager to bring our creativity and game design expertise on the table, but to also pair them with the extensive experience and deep understanding that our partner organizations have on the fields of education and integration for people with disabilities.

We believe that the exchange of good practices between countries and experts will prove invaluable in the future dissemination of the results, allowing innovative techniques and much needed know-how to flow freely and reach each one of the participating parties, and thus the communities they represent.

I giovani e la cittadinanza attiva

Tra ottobre 2019 e marzo 2020 si sono svolti gli incontri del progetto E.M.P.O.W.E.R Youth che ha visto come protagonisti e partecipanti attivi alcuni ragazzi del liceo Benedetto Croce di Palermo.

Il progetto si è posto molteplici obiettivi, tra cui: migliorare la partecipazione attiva dei giovani nelle comunità locali, nazionali ed europee; rafforzare l’impegno dei giovani in campo politico e nell’elaborazione delle politiche attraverso il dialogo e i meccanismi partecipativi; realizzare la cittadinanza, la democrazia e altri valori europei; promuovere l’inclusione dei giovani con minori opportunità e sensibilizzare l’opinione pubblica sulle opportunità offerte dall’UE; migliorare la fiducia nelle istituzioni.

Durante gli incontri, sono stati trattati diversi temi che hanno stimolato la curiosità dei partecipanti e promosso un interessante dialogo che ha permesso loro di essere parte attiva e non semplici uditori. I giovani hanno dimostrato di voler conoscere la realtà che li circonda e riflettere sulla dimensione politico-istituzionale a livello locale e internazionale. Sulla base dei risultati ottenuti, abbiamo deciso di continuare il percorso già iniziato con il progetto E.M.P.O.W.E.R. Youth 2.0.

A causa della pandemia in atto, infatti, molti giovani non possono svolgere le normali attività quotidiane. In questo clima di incertezza, H.R.Y.O. intende guidare e assistere i giovani in questo periodo di crisi e ripensare la loro partecipazione attraverso nuove strategie. 

E.M.PO.W.E.R. Youth 2.0 rappresenta un’opportunità unica per giovani di Palermo che, provenienti da background differenti, avranno modo di condividere un’esperienza stimolante. Le attività previste permetteranno loro di sviluppare e migliorare la capacità di ascolto e di lavorare in gruppo per raggiungere un obiettivo comune. I giovani saranno incoraggiati ad avere un confronto stimolante tra loro, con le parti interessate, con gli esperti e i rappresentanti delle istituzioni. Grazie all’uso di metodi educativi non formali e alle attività, i partecipanti miglioreranno le loro capacità comunicative e svilupperanno competenze chiave e capacità trasversali, oltre che la consapevolezza di sé.