Oggi vi riportiamo una testimonianza di grande passione civile e di amore verso la propria terra, oltre che verso il proprio quartiere: è quella di Fabrizio Giuffrè, laureato in architettura e divulgatore della conoscenza del patrimonio storico ed artistico della città di Palermo che, a partire dalle scuole medie, ha cominciato a interessarsi alla storia di Cruillas, il quartiere dove è cresciuto. 

Oggi è autore di diversi articoli e di due monografie: “Cruillas: storia e memorie di una antica borgata” (2012) e “Il Santuario di Cruillas, piccola pompei nella città di Palermo” (2017). Collabora inoltre con diverse associazioni e fa parte del Comitato educativo per la promozione del territorio della VI circoscrizione.

Attraverso uno studio approfondito della storia del quartiere, dai primordi ai giorni nostri, Fabrizio esamina la borgata e la sua storia millenaria e allo stesso tempo si fa portavoce di una riflessione utile a comprendere il presente e affrontare meglio il futuro.

“Nel viaggio alla scoperta del quartiere mi sono imbattuto in una storia quasi infinita intessuta di profumi e sapori antichi che hanno rievocato nella mia mente la magnificenza di un territorio “in ombra”, ricordato soltanto per essere divenuto un’anonima e disordinata periferia. Ma come una bellissima donna vestita di stracci, Cruillas si è svelata ai miei occhi svelando me stesso, riportando alla luce le origini che, per scelta o per errore, avevo dimenticato…”

A Fabrizio abbiamo chiesto di parlarci di Cruillas, di come è nato il suo interesse per il quartiere, delle iniziative che porta avanti, ma anche e soprattutto del patrimonio storico, artistico ed architettonico che tuttora offre e che è sconosciuto ai più. 

Com’è nato il tuo interesse per il quartiere?

“Ho cominciato a interessarmi alla storia del quartiere quando andavo alle scuole medie. Il mio approccio è stato prima di tutto un approccio di amore spassionato, perché mi rendevo conto che il territorio offriva e tuttora offre un sacco di punti di interesse che erano però sconosciuti e lo sono ancora in parte agli stessi abitanti del quartiere. Ho cominciato in qualche modo a interessarmi alla sua storia anche frequentando la parrocchia di Cruillas, e con il tempo ho messo insieme una serie di ricerche riguardo ai luoghi di interesse del territorio e pubblicato, nel 2012, il mio primo libro “Cruillas: storia e memorie di una antica borgata”. A questa prima pubblicazione ne è seguita una seconda “Il Santuario di Cruillas – piccola Pompei nella città di Palermo”, dedicato proprio al Santuario di Cruillas, un tempo meta di pellegrinaggio e considerato una sorta succursale della basilica di Pompei.”

Cosa ritieni più significativo riguardo al patrimonio storico, artistico ed architettonico del quartiere? 

“Il quartiere offre tantissimi luoghi di interesse. Ad esempio, la grotta della Molara è considerata una delle più importanti grotte a livello siciliano. Lì è stata anche trovata una necropoli preistorica mesolitica tra le più antiche di Sicilia e questo è già il segno che questo territorio ricopriva un ruolo fondamentale in passato. 

Possiamo inoltre menzionare i resti delle necropoli preistoriche e la cosiddetta Necropoli di Uditore, che ricade nel territorio di Cruillas. Le necropoli sono tutte databili tra il neolitico e l’eneolitico e sono quindi un bene di grande importanza, anche questo quasi del tutto sconosciuto alla comunità. 

Ci sono poi una serie di ville che fra il Seicento e il Settecento cominciano a sorgere in questa parte di territorio. Non dimentichiamo che Cruillas fa parte del comprensorio della Piana dei Colli, dove dal Settecento la nobiltà costruisce le proprie residenze di villeggiatura e alcune delle ville che insistono sul territorio sono particolarmente importanti. Abbiamo innanzitutto la Villa Mango Roccapalumba, una delle più antiche ville della campagna palermitana; poi Villa Arena, opera di Nicola Palma, uno dei più grandi architetti palermitani del ‘700. Sparse nel territorio ci sono anche altre ville minori, purtroppo in stato di abbandono, ma che meritano di essere studiate. Villa De Gregorio, ad esempio, in via Brunelleschi è l’unica villa che conserva intatto il suo giardino settecentesco. Conserva anche un giardino interessante, Villa Vagginelli, sempre in via Brunelleschi. Avere la possibilità di visitare queste ville mi ha permesso di ricostruire storia del territorio.”

Quali sono le iniziative che porti avanti all’interno del Comitato Educativo?

“All’interno del Comitato Educativo abbiamo organizzato una serie di visite guidate gratuite nel quartiere per farne conoscere le potenzialità agli abitanti e anche a chi viene dall’esterno. Le visite si sono estese pure in altre parti della piana dei Colli.”

Rispetto alla sua storia e anche alle tradizioni che l’hanno attraversata, quali sono i principali cambiamenti?

“Gran parte della borgata è ancora abitata da una popolazione tradizionale e questo ha permesso di potere proseguire con la tradizione della festa del patrono, uno degli eventi che coinvolge l’intero borgo nel periodo di ottobre. Altre tradizioni si sono un po’ perse con l’avanzare del tempo, ad esempio un tempo si faceva il pellegrinaggio alla chiesa di Santa Croce. Un’altra tradizione importante era la novena all’immacolata che si svolgeva proprio nella chiesetta dell’Immacolata Concezione. Anche altre tradizioni, legate per lo più alla coltivazione dei campi, sono andate perdute nel corso del tempo.”

Come descriveresti il quartiere?

“Il quartiere Cruillas, come tanti altri luoghi, ha le sue luci ed ombre. È un quartiere che merita di stare al centro dell’attenzione anche a livello cittadino, che vanta di un ampio patrimonio storico e artistico. Tra i suoi punti di forza, c’è l’aspetto sociale: si conserva ancora la struttura sociale della borgata e insieme a questa una serie di tradizioni tipiche dei borghi rurali. Tra i punti di debolezza c’è sicuramente la viabilità e in qualche modo l’isolamento che caratterizza il quartiere.”

Di cosa c’è bisogno nel quartiere?

“È un quartiere che in qualche modo ha bisogno di aprirsi un po’ all’esterno, che avrebbe anche bisogno di maggiore attenzione per quanto riguarda la gestione delle aree verdi rimaste che dovrebbero essere tutelate. È inoltre importante rigenerare il quartiere partendo dai punti di forza che offre e farlo conoscere di più sia agli abitanti, sia all’esterno. Bisogna inoltre dare nuova luce ad alcuni spazi che attualmente sono inutilizzati, nonché alcuni beni che versano in stato di abbandono.”