Scambio di buone pratiche: l’accessibilità delle piattaforme digitali

Si è concluso dopo 14 mesi di lavoro con un meeting a Salamanca, in Spagna, il progetto di scambio di buone pratiche nell’accessibilità delle piattaforme digitali tra giovani con disabilità.

L’incontro finale è stato anche l’evento moltiplicatore del progetto. Ad ospitare l’evento, l’Europe Direct di Salamanca, dal 2 al 3 febbraio. Cinque le organizzazioni coinvolte, che hanno partecipato con i loro operatori e con i volontari: HRYO – Human Rights Youth Organization (Italia), FUNDACIÓN ASPAYM CASTILLA Y LEÓN (Spagna), BIDERBOST BOSCAN & ROCHIN SL (Spagna), NARODNO CHIITALISHTE BADESHTE SEGA 2006 (Bulgaria) e ROSTO SOLIDÁRIO (Portogallo).

Il progetto si è posto cinque obiettivi principali: lo scambio di buone pratiche sull’uso di piattaforme digitali per la partecipazione dei giovani accessibili a tutti, indipendentemente dalle barriere di cui possono fare esperienza, come la disabilità, per migliorare le competenze civiche dei giovani europei; lo scambio di buone pratiche sui meccanismi per consentire una partecipazione pluridimensionale dei giovani e che permetta loro di inserirsi in ogni momento del ciclo civico democratico a prescindere dalle loro disabilità; lo scambio di buone pratiche sulla creazione e sull’attuazione di strumenti  così da garantire la partecipazione digitale di alcuni gruppi e l’inclusione degli stessi nella strategia di empowerment civile del cittadino; lo scambio di buone pratiche sulle strategie d’uso e sulla visibilità delle piattaforme digitali in termini di accessibilità; lo scambio di buone pratiche sul coinvolgimento di personalità della politica in questi tipi di progetto.

Grazie allo scambio di buone pratiche, i partner del progetto hanno potuto migliorare le proprie competenze, il modo di pensare e la loro conoscenza sull’argomento in questione.

Per poter raggiungere questi obiettivi, i partner hanno analizzato e valutato 20 piattaforme digitali dei seguenti settori della partecipazione dei giovani: partecipazione politica, servizi pubblici, social networks e cultura. Ciascun partner ha quindi predisposto un template di valutazione per identificare le caratteristiche fondamentali e trarre le proprie conclusioni.

I risultati, alla fine, sono molteplici. Per i Youth worker, facilitatori ed educatori, si prevede il fornire loro un nuovo strumento di lavoro concreto con le raccomandazioni su come usarlo per favorire l’accessibilità dei giovani sulle piattaforme politiche e civiche. L’impatto sui 5 partner è stato significativo, poiché il training si occupava dell’accessibilità dei giovani a tutte le risorse, a prescindere dalla loro disabilità, requisito fondamentale al giorno d’oggi. L’impatto sulle altre associazioni giovanili sarà valutabile in misura della visibilità e delle attività di disseminazione.

A Salamanca, secondo una formula consolidata, non è mancato l’incontro con le autorità cittadine, che si sono mostrate molto disponibili al confronto sui problemi legati alla accessibilità delle piattaforme elettroniche, soprattutto tra giovani con disabilità.

Nella seconda metà dell’incontro si sono svolte due tavole rotonde, una per i giovani e l’altra con gli operatori giovanili, nelle quali sono state condivise opinioni e nozioni sul progetto.

Con lo stesso punto d’incontro all’Europe Direct di Salamanca, l’evento moltiplicatore si è svolto la mattina del 2 febbraio con la presenza di tutti i partecipanti e anche di alcuni ospiti di diverse organizzazioni locali. L’evento è stato trasmesso in streaming sulla piattaforma Facebook di NC Future Now dal nostro partner bulgaro. Pablo Nicolas Biderbost, dell’Università di Salamanca,  ha anche tenuto un discorso su “Piattaforme di partecipazione digitale: una valutazione completa del loro utilizzo tra i giovani europei”.

I diversi punti di vista sono stati esposti da professionisti esterni al progetto, mentre il cuore dell’incontro è stata la presentazione del progetto e dei suoi risultati. Rosto Solidário ha spiegato il Manuale e la sua organizzazione, HRYO la metodologia del progetto e NC Future le conclusioni finali e le raccomandazioni. L’evento si è concluso anche con le testimonianze dei partecipanti sul progetto.

Spread the game – La Gamification come strumento di inclusione sociale

Dal 12 al 16 Luglio, a Palermo si è svolto il primo training del progetto europeo “Spread the game”, a cui hanno partecipato 16 youth worker e trainer provenienti da Italia, Spagna, Grecia e Slovenia per confrontarsi sul tema della Gamification, ossia l’introduzione di  metodologie e dinamiche di gioco nell’ambito dell’educazione non formale e dell’inclusione sociale. Gli obiettivi del progetto sono fornire a educatori, operatori e insegnanti nuovi strumenti (digitali e analogici) per rendere più coinvolgente, divertente ed efficace l’apprendimento per persone con disturbi dell’apprendimento o disabilità e definire buone pratiche.

Le quattro associazioni HRYO, FCV, MKO e MCC si sono riunite per quattro giorni in contesto non formale per definire potenzialità e rischi di questa nuova metodologia e dei suoi nuovi strumenti (Realtà Virtuale, Realtà Aumentata, Storytelling) attraverso attività e dibattiti costruttivi, per poi presentare delle buone pratiche. Inoltre, i partecipanti sono stati ospitati dall’Associazione Uniamoci Onlus (membro della FEDERSID con HRYO), organizzazione non lucrativa per la promozione dell’inclusione sociale di soggetti con disabilità. L’incontro è stato particolarmente utile per capire la direzione da prendere per definire delle buone pratiche efficaci e mirate, per cambiare il punto di vista nell’osservazione del fenomeno e per creare strumenti che consentano al normodotato di interfacciarsi con le disabilità.

“A causa della situazione mondiale era da tanto che non partivo per scopi educativi, quindi le mie aspettative erano alte. Il training ci ha permesso un ottimo scambio di buone pratiche, come youth worker è fondamentale vedere e sapere come gli altri stati e i colleghi di altre nazionalità trattano il tema dell’inclusione sociale e quali metodologie e strumenti siano efficaci. È stata un’esperienza utile per il lavoro di ogni giorno di noi youth worker”, Senta di MCC;

“Questo progetto mi ha mostrato che la Gamification è uno strumento utile per l’inclusione sociale, che comprende vari tipi di risorse e pratiche digitali e analogiche, con un grande potenziale per sviluppare risorse utili per l’insegnamento e per la formazione in tutto il mondo”, Anastasia di FCV;

“È stata un’ottima occasione per conoscere Palermo, HRYO, in altre parole, conoscerli in questo contesto di inclusione sociale. Inoltre, il team di HRYO è stato molto disponibile, l’ambiente di lavoro accogliente, non avrei potuto chiedere di meglio. Sono felice di questa esperienza e spero di rivedere tutti il prima possibile” Alex di Addart;

“Non avevo mai sentito parlare di Gamification prima di questa esperienza, nonostante io sia un videogiocatore da molto tempo. Affrontare questo argomento con persone diverse da me mi ha aiutato a comprendere dei concetti e delle realtà che da solo non sarei mai riuscito a comprendere. Ho incontrato persone straordinarie, piene di vita, di voglia di imparare e di mettersi in gioco. Spero di fare un’altra esperienza simile in un futuro non troppo lontano” Andrea di HRYO.

Contattaci per saperne di più attraverso il sito ufficiale di “Spread the Game”, sotto la voce “Partners” oppure scrivi a questa email melania.ferrara@hryo.org.

# FEDERSID https://www.federsid.org/    
Spread the Game https://www.spreadthegame.org/

Il progetto è realizzato grazie al contributo dell’Unione Europea – Agenzia Nazionale Giovani – ERASMUS +


SPREAD THE GAME PRESENTS “INCLUSION BRIDGES”: GAMIFICATION AGAINST SOCIAL EXCLUSION

As a project, Spread the Game was born with the specific intention to explore the possible uses of gamification as a tool in formal and non-formal education programs to encourage diversity, equality, and inclusion. Our final goal is to create a toolkit to share with operators in the field, by highlighting different examples of gamification and creating a network with our partners in Europe through the exchange of success stories and good practices.

But what exactly is a good practice?

A good or best practice is a method or a technique which has produced the best results in its field of application, often becoming the standardized way to approach or complete a task with successful results. The exchange of good practices between different countries is the best way to learn new techniques and grow more confident with their application, thus allowing us to create new models in our own environment.

So, now that we know what a good practice is, let us introduce the first one we picked from Italy, a successful story of education and gamification: Inclusion Bridges.

Born within a project called ‘Social Inclusion: Out of the Box’ and promoted in Italy by ‘Xena: Centro scambi e dinamiche interculturali’, Inclusion Bridges is a game that makes the most of the concept of edutainment, successfully merging education and entertainment to promote inclusion, citizenship, and sustainable development. The project was co-created by Nexes (Spain), with the partnership of ten more organizations that have been internationally involved in a variety of different projects focused on non-formal education, equality, and human rights.

Inclusion Bridges is a free-to-play game in the form of an app available on multiple platforms and devices, a creative answer to one of the biggest evils of our global time: social exclusion.

In the game – aimed at children aged 10 and older – the player is a superhero fighting against the social exclusion monsters by building magical bridges of inclusion through good actions. The goal is to promote peer learning and cooperation, but also to increase personal awareness about social exclusion, therefore the game may be played individually or as a workshop activity in groups, within formal and non-formal education settings, with the aid of a toolkit that is made available on the website of the project. The idea behind the app is to learn about social exclusion in a fun, engaging way, and to create and promote social inclusion strategies through innovative methodologies; in addition, the game promotes diversity and a multicultural approach through its key features, which include 11 different countries as scenarios, 6 characters to choose from, and the astonishing number of 9 languages to play.

Check out a brief introduction to Inclusion Bridges in the video below, and make sure to continue to protect Earth from social exclusion through gamification and innovation along with all of us involved in Spread the Game!

Routes Roulette – No more bets

Si conclude la campagna di raccolta fondi “Routes Roulette – No more bets”, iniziata lo scorso 02 febbraio e conclusasi il 20 marzo.
I contributi, il sostegno e le donazioni ricevute sono stati numerosissimi e ci premeva ringraziavi per aver partecipato e messo in moto un processo di solidarietà che si è concluso con la raccolta di 4.248,00 euro.
Il ricavato verrà donato a IPSIA Istituto Pace Sviluppo Innovazione Acli con lo scopo di supportare le realtà che già da anni si trovano a lavorare in quei luoghi.
Il nome Routes Roulette, la roulette delle rotte, rimanda immediatamente al concetto di
scommessa, di gioco, come i migranti chiamano il tentativo di attraversare i confini per giungere in Europa. Oggi, per milioni di persone in tutto il mondo, migrare rappresenta infatti una vera e propria scommessa, non solo per sé stessi ma anche per i propri cari. Proprio per questo, l’iniziativa vuole legare le due rotte migratorie che non rappresentano altro che due facce della stessa medaglia.
La campagna consisteva in una raccolta fondi da far arrivare in Bosnia in queste settimane per sostenere il lavoro delle associazioni presenti sul territorio e contribuire a soddisfare i bisogni materiali dei migranti. I fondi verranno destinati soprattutto all’acquisto di beni di prima necessità e di attrezzature necessarie a migliorare la vivibilità dei luoghi dove sono costretti a vivere i migranti.
Dopo l’incendio del campo di accoglienza di Lipa, a pochi km dalla località di Bihać, migliaia di migranti si trovano per strada, sotto la neve e con temperature abbondantemente al di sotto dello zero. Il tutto mentre imperversa una pandemia di cui non si vede ancora la fine. Ad aiutarli solo le organizzazioni non governative presenti sul territorio che garantiscono loro, come possono, cibo e abbigliamento. Le autorità bosniache continuano a ribadire la loro contrarietà a trovare una soluzione duratura che garantisca ai migranti il sostegno e le tutele necessarie.
Arriveremo probabilmente quando l’attenzione mediatica si sarà già spenta. In Bosnia, però, l’emergenza non nasce oggi e non finirà fino a quando non cambierà l’approccio alle migrazioni da parte di governi razzisti che hanno chiuso le frontiere e allo stesso tempo contribuito ad alimentare guerre nei paesi di provenienza, respingimenti illegali, violenze delle polizie e la nascita di veri e propri lager in cui rinchiudere le persone migranti.

Routes Roulette, la roulette delle rotte. Perché oggi, per milioni di persone in tutto il mondo, migrare rappresenta una vera e propria scommessa.
No more bets (Niente più scommesse) perché per noi non è più accettabile questo folle gioco che costringe persone senza alcuna alternativa a scommettere sulla propria vita e su quella dei loro cari.

Il ricavato è stato donato a:
IPSIA Istituto Pace Sviluppo Innovazione Acli

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EMPOWER Youth 2.0 – Una spinta alla partecipazione civica

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Il 31 Marzo abbiamo svolto il primo incontro del progetto “EMPOWER Youth 2.0” finanziato all’interno della azione chiave 3: azione a sostegno della riforma delle politiche del programma ERASMUS +.

Il progetto E.M.PO.W.E.R. Youth 2.0 rappresenta un’opportunità unica per i giovani di Palermo che, provenienti da background differenti, avranno modo di condividere un’esperienza stimolante di partecipazione civica. 

Le attività previste permetteranno ai ragazzi e alla ragazze partecipanti di sviluppare e migliorare la capacità di ascolto e di lavorare in gruppo per raggiungere un obiettivo comune. I giovani saranno incoraggiati ad avere un confronto stimolante tra loro, con le parti interessate, con gli esperti e i rappresentanti delle istituzioni. 

1° incontro del progetto EMPOWER Youth 2.0 con i ragazzi del Liceo Benedetto Croce

Il primo incontro è stato un momento di conoscenza reciproca, di presentazione e di contatto. Abbiamo introdotto i ragazzi al mondo di opportunità create dal programma Erasmus +, spiegato gli obiettivi del progetto, e creato il glossario di educazione civica!

Grazie all’uso di metodi educativi non formali e alle attività, i partecipanti miglioreranno le loro capacità comunicative e svilupperanno competenze chiave e capacità trasversali, oltre che la consapevolezza di sé. 
Continueremo a tenervi aggiornati sui prossimi incontri!
Stay tuned!

Il progetto è finanziato grazie al contributo del programma ERASMUS + e dall’Agenzia Nazionale per i Giovani

Alla scoperta del quartiere San Giovanni Apostolo: intervista ad Antonietta Fazio

Oggi esploriamo insieme il quartiere San Giovanni Apostolo (CEP), compreso nella VI Circoscrizione, attraverso la testimonianza di Antonietta Fazio, responsabile dell’Associazione culturale San Giovanni Apostolo Onlus.

Antonietta ci racconta di un quartiere dalle grandi potenzialità, di attività a sostegno delle famiglie e dei ragazzi e di svariati cambiamenti avvenuti nel corso del tempo. Tra questi, un maggiore senso della legalità e una maggiore fiducia nelle istituzioni e nelle forze dell’ordine. 

L’Associazione San Giovanni Apostolo Onlus è una realtà in continuo movimento, nata dalla necessità di un gruppo di mamme di costituirsi in associazione per fare da ponte tra l’istituzione e il territorio. 

Da dove ha avuto origine l’Associazione e di cosa si occupa?

“L’Associazione culturale San Giovanni Apostolo Onlus opera da 22 anni nell’omonimo quartiere ed è nata con la costituzione di uno sportello d’ascolto all’interno della scuola che si chiamava da mamme e mamme. Con il tempo, abbiamo ampliato questa posizione e iniziato a collaborare con i servizi sociali territoriali. Ci identifichiamo come l’associazione delle tre A: Ascoltare, Accogliere e Accompagnare, poiché l’idea è quella di prendere in carico la famiglia a 360 °. 

Le attività invece sono molto varie: il centro aggregativo pomeridiano si occupa di supporto alla didattica, di sostegno scolastico e di accompagnamento, nonché di attività ludico sportive, di lettura e laboratori artistici e motori. 

Tra le varie iniziative, svolgiamo anche attività con gli adulti, tra cui un laboratorio di sartoria e uno di attività motoria. Lavoriamo in rete insieme ad altri enti e abbiamo anche convenzioni con osservatori sulla dispersione scolastica, con gli istituti comprensivi del circondario, così come con l’Ufficio per l’Esecuzione Penale Esterna U.E.P.E. e l’Ufficio Di Servizio Sociale Per I Minorenni con U.S.M.M. e i due tribunali di riferimento. Inoltre, abbiamo convenzione con il Banco delle Opere di Carità. Abbiamo anche uno sportello d’ascolto psicologico e uno sportello d’ascolto legale.”

Qual è il cambiato più significativo cui ha assistito nel corso del suo lavoro?

“Da un lato, sicuramente adesso c’è un maggiore senso della legalità e una maggiore fiducia nelle istituzioni e nelle forze dell’ordine. Dall’altro, ho riscontrato un aumento della criminalità tra i più giovani. Questo perché da dieci anni a questa parte sono venuti a mancare gli interventi istituzionali verso le famiglie, di cui c’è molto bisogno.”

Quali sono i punti di forza e punti di debolezza del quartiere?

“Uno dei principali punti di forza è costituito dalle grandi potenzialità dei ragazzi e delle famiglie che abitano il quartiere. A dimostrazione di ciò c’è il fatto che la maggior parte degli educatori del nostro centro aggregativo sono ragazzi che si sono formati con noi e che hanno deciso di essere parte attiva del cambiamento. Uno dei punti di debolezza del nostro quartiere rispetto agli altri è il mancato senso di appartenenza.” 

Di cosa ci sarebbe bisogno?

“Ci sarebbe bisogno di più spazi verdi, più spazi puliti, ma anche più servizi pubblici e sportivi vicini. È importante che gli spazi verdi esistenti vengano riqualificati, attrezzati e messi a disposizione del territorio.”

In questo percorso alla scoperta delle realtà locali che operano nella VI circoscrizione, facciamo tesoro di tutti questi spunti di riflessione e tracciamo, passo dopo passo, un percorso volto al raggiungimento di un fine condiviso. È solo attraverso la conoscenza della storia del quartiere e della realtà che ci circonda che riusciremo a farci spazio al suo interno e a portare avanti insieme i nostri obiettivi.

Alla scoperta del quartiere Cruillas: intervista a Massimo Giaconia, Consigliere Comunale di Palermo

Continua il nostro percorso alla scoperta del quartiere Cruillas: giorno dopo giorno, impariamo a guardarlo da un’altra prospettiva e facciamo tesoro di ulteriori punti di vista e riflessioni. Questa volta portiamo la testimonianza di Massimo Giaconia, Consigliere Comunale di Palermo e abitante del quartiere. 

Come descriverebbe il quartiere?  

“Cruillas è prima di tutto il posto in cui sono cresciuto e dove tuttora abito. Vista la sua storia e le sue caratteristiche, più che quartiere lo definirei una borgata abitata da concittadini che sanno fare comunità e questo rappresenta sicuramente il suo grande potenziale. È anche un luogo in cui è possibile mettere in rete gli abitanti con le varie istituzioni presenti nel quartiere, come la scuola, le parrocchie, ma anche con le varie associazioni che operano nel territorio. Tra i suoi punti di forza c’è questa capacità di fare comunità, tipica delle borgate. I punti di criticità, invece, sono legati al suo assetto urbanistico e viario che ne influenza la vivibilità.”

E invece quali sono i principali cambiamenti cui ha assistito nel corso del suo lavoro?

“Nel corso degli anni, abbiamo fatto dei passi avanti e raggiunto traguardi importanti: è il caso della Villetta Trabucco, che dopo trent’anni di abbandono è diventata un’area verde attrezzata e fruibile agli abitanti del quartiere. Per questo, abbiamo lavorato molto sul senso di appartenenza, attraverso una serie di iniziative. Un altro passo fondamentale è stato caratterizzato dalla promozione di attività sportive sul territorio.”

Di cosa ci sarebbe bisogno?

“Sicuramente ci sarebbe bisogno di migliorare la viabilità, ridurre i rifiuti, aumentare gli spazi verdi e fare attività sociali nel quartiere che coinvolgano soprattutto i più giovani.”

Quali sono le prossime direzioni?

“Attualmente abbiamo diverse idee in cantiere. Per quanto riguarda la viabilità, stiamo lavorando affinché avvenga il prolungamento di via Roentgen su viale Regione Siciliana, così da avere uno sfogo in più. In un’altra strada, via Alfonso Morelli, che a maggio 2019 è stata interdetta su ordinanza dirigenziale al traffico, si procederà a breve con lo smantellamento della copertura del canale di maltempo, il rifacimento della copertura e la realizzazione dei marciapiedi con i lati di parcheggi, nonché la predisposizione dell’impianto di illuminazione. Stiamo anche lavorando sul fronte rifiuti e su un modello di raccolta differenziata che avviene attraverso un sistema cosiddetto di isola ecologica mobile.”

Alla scoperta del quartiere Cruillas: intervista a Fabrizio Giuffrè

Oggi vi riportiamo una testimonianza di grande passione civile e di amore verso la propria terra, oltre che verso il proprio quartiere: è quella di Fabrizio Giuffrè, laureato in architettura e divulgatore della conoscenza del patrimonio storico ed artistico della città di Palermo che, a partire dalle scuole medie, ha cominciato a interessarsi alla storia di Cruillas, il quartiere dove è cresciuto. 

Oggi è autore di diversi articoli e di due monografie: “Cruillas: storia e memorie di una antica borgata” (2012) e “Il Santuario di Cruillas, piccola pompei nella città di Palermo” (2017). Collabora inoltre con diverse associazioni e fa parte del Comitato educativo per la promozione del territorio della VI circoscrizione.

Attraverso uno studio approfondito della storia del quartiere, dai primordi ai giorni nostri, Fabrizio esamina la borgata e la sua storia millenaria e allo stesso tempo si fa portavoce di una riflessione utile a comprendere il presente e affrontare meglio il futuro.

“Nel viaggio alla scoperta del quartiere mi sono imbattuto in una storia quasi infinita intessuta di profumi e sapori antichi che hanno rievocato nella mia mente la magnificenza di un territorio “in ombra”, ricordato soltanto per essere divenuto un’anonima e disordinata periferia. Ma come una bellissima donna vestita di stracci, Cruillas si è svelata ai miei occhi svelando me stesso, riportando alla luce le origini che, per scelta o per errore, avevo dimenticato…”

A Fabrizio abbiamo chiesto di parlarci di Cruillas, di come è nato il suo interesse per il quartiere, delle iniziative che porta avanti, ma anche e soprattutto del patrimonio storico, artistico ed architettonico che tuttora offre e che è sconosciuto ai più. 

Com’è nato il tuo interesse per il quartiere?

“Ho cominciato a interessarmi alla storia del quartiere quando andavo alle scuole medie. Il mio approccio è stato prima di tutto un approccio di amore spassionato, perché mi rendevo conto che il territorio offriva e tuttora offre un sacco di punti di interesse che erano però sconosciuti e lo sono ancora in parte agli stessi abitanti del quartiere. Ho cominciato in qualche modo a interessarmi alla sua storia anche frequentando la parrocchia di Cruillas, e con il tempo ho messo insieme una serie di ricerche riguardo ai luoghi di interesse del territorio e pubblicato, nel 2012, il mio primo libro “Cruillas: storia e memorie di una antica borgata”. A questa prima pubblicazione ne è seguita una seconda “Il Santuario di Cruillas – piccola Pompei nella città di Palermo”, dedicato proprio al Santuario di Cruillas, un tempo meta di pellegrinaggio e considerato una sorta succursale della basilica di Pompei.”

Cosa ritieni più significativo riguardo al patrimonio storico, artistico ed architettonico del quartiere? 

“Il quartiere offre tantissimi luoghi di interesse. Ad esempio, la grotta della Molara è considerata una delle più importanti grotte a livello siciliano. Lì è stata anche trovata una necropoli preistorica mesolitica tra le più antiche di Sicilia e questo è già il segno che questo territorio ricopriva un ruolo fondamentale in passato. 

Possiamo inoltre menzionare i resti delle necropoli preistoriche e la cosiddetta Necropoli di Uditore, che ricade nel territorio di Cruillas. Le necropoli sono tutte databili tra il neolitico e l’eneolitico e sono quindi un bene di grande importanza, anche questo quasi del tutto sconosciuto alla comunità. 

Ci sono poi una serie di ville che fra il Seicento e il Settecento cominciano a sorgere in questa parte di territorio. Non dimentichiamo che Cruillas fa parte del comprensorio della Piana dei Colli, dove dal Settecento la nobiltà costruisce le proprie residenze di villeggiatura e alcune delle ville che insistono sul territorio sono particolarmente importanti. Abbiamo innanzitutto la Villa Mango Roccapalumba, una delle più antiche ville della campagna palermitana; poi Villa Arena, opera di Nicola Palma, uno dei più grandi architetti palermitani del ‘700. Sparse nel territorio ci sono anche altre ville minori, purtroppo in stato di abbandono, ma che meritano di essere studiate. Villa De Gregorio, ad esempio, in via Brunelleschi è l’unica villa che conserva intatto il suo giardino settecentesco. Conserva anche un giardino interessante, Villa Vagginelli, sempre in via Brunelleschi. Avere la possibilità di visitare queste ville mi ha permesso di ricostruire storia del territorio.”

Quali sono le iniziative che porti avanti all’interno del Comitato Educativo?

“All’interno del Comitato Educativo abbiamo organizzato una serie di visite guidate gratuite nel quartiere per farne conoscere le potenzialità agli abitanti e anche a chi viene dall’esterno. Le visite si sono estese pure in altre parti della piana dei Colli.”

Rispetto alla sua storia e anche alle tradizioni che l’hanno attraversata, quali sono i principali cambiamenti?

“Gran parte della borgata è ancora abitata da una popolazione tradizionale e questo ha permesso di potere proseguire con la tradizione della festa del patrono, uno degli eventi che coinvolge l’intero borgo nel periodo di ottobre. Altre tradizioni si sono un po’ perse con l’avanzare del tempo, ad esempio un tempo si faceva il pellegrinaggio alla chiesa di Santa Croce. Un’altra tradizione importante era la novena all’immacolata che si svolgeva proprio nella chiesetta dell’Immacolata Concezione. Anche altre tradizioni, legate per lo più alla coltivazione dei campi, sono andate perdute nel corso del tempo.”

Come descriveresti il quartiere?

“Il quartiere Cruillas, come tanti altri luoghi, ha le sue luci ed ombre. È un quartiere che merita di stare al centro dell’attenzione anche a livello cittadino, che vanta di un ampio patrimonio storico e artistico. Tra i suoi punti di forza, c’è l’aspetto sociale: si conserva ancora la struttura sociale della borgata e insieme a questa una serie di tradizioni tipiche dei borghi rurali. Tra i punti di debolezza c’è sicuramente la viabilità e in qualche modo l’isolamento che caratterizza il quartiere.”

Di cosa c’è bisogno nel quartiere?

“È un quartiere che in qualche modo ha bisogno di aprirsi un po’ all’esterno, che avrebbe anche bisogno di maggiore attenzione per quanto riguarda la gestione delle aree verdi rimaste che dovrebbero essere tutelate. È inoltre importante rigenerare il quartiere partendo dai punti di forza che offre e farlo conoscere di più sia agli abitanti, sia all’esterno. Bisogna inoltre dare nuova luce ad alcuni spazi che attualmente sono inutilizzati, nonché alcuni beni che versano in stato di abbandono.”

Alla scoperta di Cruillas: intervista a Michele Maraventano, Presidente della VI Circoscrizione

Anima Franca è un progetto ideato e sviluppato da H.R.Y.O. Human Rights Youth Organization e sostenuto dall’ANG – Agenzia Nazionale Giovani nell’ambito del programma Corpo Europeo di Solidarietà con l’obiettivo di contribuire alla rivitalizzazione di Terra Franca, che da bene confiscato diventa bene comune. 

Il progetto ha avuto inizio a novembre 2019 e ha avviato un percorso che contiene in sé una importante valenza formativa, di educazione alla legalità e di possibile riscatto sociale. Gli obiettivi del progetto sono molteplici e spaziano dal dare speranza alla comunità locale nella lotta contro le mafie, al creare e rafforzare i legami sociali degli abitanti del quartiere Cruillas, sino alla sensibilizzazione su temi ambientali.

Mese dopo mese, abbiamo cominciato a farci spazio all’interno del quartiere Cruillas, un’antica borgata che offre grandi potenzialità e che fa riferimento alle VI Circoscrizione della città di Palermo.

 Conoscere un quartiere significa conoscere la sua storia e imparare a guardarlo con gli occhi chi lo ha vissuto, amato, visto cambiare, ma anche assumere nuove forme ed evolversi. Per questo motivo, abbiamo voluto raccogliere delle testimonianze di chi si spende ogni giorno affinché questo venga valorizzato e conosciuto, ma anche di chi lo scopre e guarda attraverso lenti e prospettive nuove e diverse.

Una di queste è del Presidente della VI Circoscrizione Michele Maraventano, al quale abbiamo chiesto di parlare del quartiere, a partire dai suoi punti di forza. 

Come descriverebbe il quartiere Cruillas? Quali sono suoi punti di forza?”

“Nonostante abbia subito diversi cambiamenti nel corso del tempo, il quartiere Cruillas rimane oggi una borgata di cui ne conserva i principi tipici: ci si conosce tutti, ci si si ritrova in piazza a scambiare quattro parole e si vive una vita comunitaria, specialmente rispetto ad altri quartieri della città Palermo. Cruillas fa parte della Conca d’Oro ed è sempre stato un punto di riferimento per chi voleva godersi una bella giornata all’aria aperta e respirare aria fresca. Per questo motivo il farmacologo dell’Università di Palermo, il Dr. Vincenzo Cervello pensò di aprire lì una struttura per la cura delle malattie dell’apparato respiratorio, quello che è oggi l’Ospedale Cervello. Tuttavia, con la cementificazione, il sacco di Palermo e il variare dell’assetto urbanistico sono sorti tanti residence all’interno dell’asse principale e oggi, nella stessa area in cui un tempo vivevano 1000 abitanti ne vivono circa 25000. Ne soffre quindi la viabilità, l’assetto urbanistico e anche la sicurezza.

Uno dei principali punti di forza è costituito proprio da questo senso di appartenenza al quartiere e dall’affetto dei residenti nei confronti del territorio. Le persone vivono nel presente, ma con quella visione di comunità risalente al passato. Conosco una molteplicità di residenti nati e cresciuti in questo quartiere al quale sono molto legati, dove intendono costruire anche un futuro per i loro figli.”

Quali sono i principali cambiamenti cui ha assistito nel corso del suo lavoro e qual è il risultato che ritiene più significativo per il quartiere?

“Il principale cambiamento riguarda le scuole. Prima vi era solo una scuola elementare. Adesso abbiamo più scuole elementari, nonché scuole medie.  In particolare, oggi abbiamo l’Istituto Comprensivo Cruillas con il plesso Mendelssohn, Rosmini, Vitali e Salerno e questo è un aspetto importantissimo per il presente e il futuro dei giovani del quartiere.”

Il Comitato educativo per la promozione e la valorizzazione del territorio è stato ufficializzato il giorno 22 febbraio 2016. Quali sono le iniziative che sono state portate avanti? Che tipo di risposta avete ricevuto da parte degli abitanti del quartiere?

“Abbiamo costituito il Comitato educativo per la promozione del territorio della VI Circoscrizione il 22 febbraio del 2016 con l’idea di migliorare la qualità della vita sul Territorio della VI Circoscrizione, attraverso la creazione di legami di rete, tra soggetti che si occupano di inclusione sociale, intercultura, educazione formale e non formale, mediante l’adozione di un metodo ecologico e la realizzazione di progetti che favoriscano la cittadinanza attiva, sviluppino il senso di appartenenza sociale e culturale e valorizzino il patrimonio culturale e paesaggistico. 

Al Comitato hanno aderito diverse realtà tra cui l’Università di Palermo, le scuole, il CNR e varie associazioni di volontariato che amano il territorio. Tutto viene svolto secondo i principi del volontariato per aprire un futuro per i ragazzi da diversi punti di vista. Nel corso degli anni, i vari Tavoli Tematici hanno elaborato progetti, che sono stati presentati alla VI Circoscrizione, alcuni dei quali sono stati già realizzati ed altri sono in fase di attuazione.

Nel 2019 è stato anche inaugurato presso la sede della VI Circoscrizione, il Centro Prevenzione Violenza. L’idea nasce per accogliere ed ascoltare le problematiche legate alla violenza: bullismo, cyber-bullismo, mobbing, violenza domestica, violenza di genere e violenza in generale.

Tra le varie iniziative, abbiamo anche svolto diverse attività con le scuole, tra cui dei concerti con la Scuola Media Pecoraro, a indirizzo musicale. L’idea è quella di portare avanti un progetto educativo e pedagogico.”

Gli spazi comuni, il verde, gli spazi sociali contribuiscono a una nuova identità urbana. Quali sono quelli che ritiene più significativi del quartiere?

“Sicuramente il Parco della Favorita è un punto di riferimento per tutta la città. Quanto a spazi verdi, Cruillas è abbastanza carente, ma si sta concludendo la cessione degli spazi al Comune di Palermo, tra cui una villetta intestata a Peppino Impastato, così come uno spazio sportivo polivalente che affideremo a un’associazione del quartiere.”

In che modo secondo lei è possibile coinvolgere i cittadini come parte attiva e soggetti nel contesto quotidiano del vivere civile?

“Riteniamo che sia importante partire dalle scuole. Nel corso degli anni abbiamo quindi cercato, tramite le scuole, di coinvolgere le famiglie, le mamme, lasciando passare il messaggio che la scuola appartiene alle famiglie ed ai giovani ed è parte integrante del loro futuro.”

Da queste riflessioni cominciamo a conoscere meglio il quartiere, la sua storia e i suoi abitanti: un percorso che ci porterà a comprenderne meglio le dinamiche e a delineare, insieme ad altre realtà che operano nel territorio, un percorso comune.

Una biblioteca per di Capo in Capo

Finalmente la pandemia ci ha dato un attimo di respiro e una parvenza di ritorno alla normalità. Sotto il primo sole primaverile abbiamo incontrato i giovani del Capo e insieme creato una biblioteca di strada per i bambini e i ragazzi del quartiere. Insieme ad un gruppo di volontari locali dell’organizzazione Naka, attiva sul quartiere, i volontari di HRYO con grande entusiasmo hanno coinvolto i ragazzi nella creazione della biblioteca di quartiere. Durante questo incontro i ragazzi ci hanno accompagnato alla scoperta dei vicoli; Salvo e Paolo ci hanno raccontato come un anno fa hanno deciso di trasformare un vicolo trascurato e pieno di rifiuti, in un luogo pieno di vita per restituirlo a tutti i bambini della zona creando degli spazi di gioco e di comunità. 

I bambini hanno iniziato a pulire da soli il luogo che era stato precedentemente coperto di spazzatura. Per creare un’atmosfera piacevole, hanno piantato alcune piante e con i materiali abbandonati raccolti in strada, hanno creato una piccola cappella votiva dedicata a Santa Rosalia, patrona di Palermo. I ragazzi si sono messi in gioco per prendersi cura di questo posto ed evitare che venga nuovamente abbandonato e lasciato alle incurie. 
Per i volontari è stata un’opportunità per integrarsi e conoscere al meglio la vita del Capo e la quotidianità degli abitanti più giovani. 

Dipingere le scatole di legno, su cui in seguito abbiamo installato la biblioteca, è stato molto divertente, così come sfruttare questo tempo insieme per leggere delle storie proprio sul quartiere Capo e vedere i partecipanti interessati ai personaggi che hanno attraversato quelle stradine anni addietro. Siamo felici di aver preso parte a questa rinascita e contribuito all’aspetto culturale del luogo attraverso l’installazione della biblioteca e di avere dato importanza ai processi di responsabilizzazione e presa di coscienza già in atto.

Ringraziamo in modo particolare il Centro Muni Gyana, responsabile del progetto per la preziosa opportunità concessa.
Il progetto è finanziato grazie al contributo 8×1000 dell’UBI – Unione Buddhista Italiana.