Edizioni Ambiente 2020, di G. Silvestrini e G.B. Zorzoli

Come modificare l’assetto economico globale attualmente dominante, basato sul neoliberismo, senza sacrificare i diritti fondamentali dell’individuo? Questa sembra essere la domanda principale di questo testo di grande attualità, anche in tempi di pandemia.


Cambiare gli “stili di vita”, tesi fondamentale del saggio, è imprescindibile per salvaguardare il pianeta e con esso la specie umana. Il libro è un viaggio attraverso varie soluzioni possibili. L’ambiente visto solo come risorsa, come oggetto e non come soggetto, ha portato a questo stato di cose (pandemia compresa, dicono gli esperti). Ribaltare questo paradigma sarà difficile perché è iscritto purtroppo nel nostro Dna filosofico, religioso e culturale giudaico-cristiano-islamico capitalista, ma esteso
ormai in tutto il pianeta, salvo poche isolate comunità.


La scommessa è tanto più difficile se si pensa che sarà necessario tutelare i lavoratori e ridurre i crescenti divari (città-campagna, Nord-Sud, etc.) Tutto questo lascia pensare il pessimismo della ragione. Ma solo con l’ottimismo della volontà l’uomo ha dimostrato nella storia di poter realizzare quelle “rivoluzioni” (non necessariamente in senso strettamente politico) di qui mai come oggi si sente il bisogno. Nei primi capitoli si analizzano problemi specifici (la plastica) e più generali (l’effetto serra, “scoperto” oltre un secolo fa) e si esaminano gli accordi internazionali come quello di Parigi per ridurre le emissioni.

Poi si passa all’ambiguità della parola “sviluppo”, con una riflessione sull’enciclica papale Laudato sì, che parla della natura come “casa comune” da difendere dal cambiamento climatico “una delle sfide principali dell’umanità”. Papa Francesco, si ricorda, non usa mezzi termini: “Non basta conciliare, una via di mezzo, la cura per la natura con la rendita finanziaria, o la conservazione dell’ambiente con il progresso (che va ridefinito). Su questo tema le vie di mezzo sono solo un piccolo ritardo nel disastro, non solo ambientale”.
La soluzione sarebbe una “ecologia integrale”, in grado di comprendere soluzioni economiche, sociali e ambientali. Non mancano poi le critiche alle multinazionali petrolifere, colpevoli di sapere sin dagli anni ’80 degli effetti catastrofici dell’aumento di CO2 di cui erano responsabili e di aver lanciato campagne di disinformazione, che in parte continuano ancora oggi. Basti pensare che il termine degli anni ’80, “global warming”, riscaldamento globale, sia diventato nel 2002 un più docile “cambiamento climatico”, ad opera di un esperto di strategie di George W. Bush. Ultimamente alcuni media (come l’inglese Guardian) stanno invece giustamente usando il termine “emergenza climatica”. Infine, e in tempi di pandemia sembra più che mai dolorosamente attuale, si parla del valore della sobrietà, che in pratica (e sarebbe un cambiamento epocale) potrebbe tradursi ad esempio in minori consumi di carne e bevande zuccherate da parte dei cittadini.


Per concludere, se gli autori non si auguravano certo un evento traumatico come quello che stiamo vivendo, forse potremmo sfruttare questa pandemia per rivedere radicalmente il nostro modello di sviluppo. Non dimentichiamo che il New Deal di Roosevelt degli anni ’30 su la risposta alla grande depressione iniziata col crollo di Wall Street del ’29. Visto che oggi si parla tanto di Green New Deal il parallelo sembra ancora più valido. Speriamo che i prossimi mesi portino consiglio, speriamo di trovare
soluzioni radicali senza comprimere a tempo indeterminato le libertà individuali, evitando soluzioni antidemocratiche da cui pure gli autori ci mettono in guardia.
Anche per questo “Le trappole del clima” è una lettura necessaria, specialmente in questi strani giorni che stiamo vivendo, per provare a immaginare un mondo migliore.


Dario Durante