Turchia: la riforma dell’esecuzione penale e l’emergenza Covid-19

Durante la notte del 13 Aprile 2020, con 279 voti a favore e 51 contrari, il Parlamento turco ha approvato gli emendamenti alla legge sulla riforma dell’esecuzione penale che consente la liberazione di circa 90.000 detenuti per fare fronte all’emergenza Covid-19.

Ma gli sconti di pena riguardano solo una categoria di reati.
Sono infatti esclusi dai benefici del provvedimento i reati di terrorismo, abusi sessuali, violenza sulle donne e sui bambini, omicidi premeditati e legati al traffico di droga.

Apparentemente ragionevole, se non fosse che la giustizia fa un uso strumentale ed estensivo della legge antiterrorismo perseguendo anche gli oppositori, molti dei quali sono accusati senza alcun fondamento reale e detenuti da diversi anni in custodia cautelare.
Numerosi giornalisti, avvocati, parlamentari e sindaci di opposizione, vittime post golpe, attivisti per i diritti umani, nonché prigionieri in attesa di giudizio saranno esclusi dai benefici previsti nel provvedimento.
La riforma è stata aspramente criticata dalle associazioni per i diritti umani e dai partiti di
opposizione che denunciano la violazione del principio di uguaglianza regolato all’art.10 della Costituzione turca, dal momento non tutti i prigionieri possono beneficiare in egual modo degli sconti previsti. L’esclusione dei reati di terrorismo infatti comporta che non beneficeranno del provvedimento coloro che sono accusati di reati di opinioni e gli oppositori al regime di Erdogan.


La proposta di legge è stata presentata dai due partiti al governo: il Partito della Giustizia e dello Sviluppo AKP di Erdogan e il Partito del Movimento Nazionalista (ex lupi grigi) suo alleato MHP. È costituita da 70 articoli e 11 emendamenti.
Un importante argomento di discussione riguarda la violenza contro le donne e i crimini sessuali.
Infatti, nonostante la riforma escluda dai benefici di pena i reati di abusi sessuali, i detenuti che si sono macchiati di crimini come l’abuso di minori, femminicidio e stupro potrebbero effettivamente ricevere degli sconti di pena. Le modifiche alla riforma sono state infatti riportate solo in seguito ad aspre reazioni da parte dell’opinione pubblica e di organizzazioni per la difesa dei diritti delle donne. Inoltre, è stato prevista la liberazione per chi ha già scontato due terzi della pena, tra cui i detenuti accusati delle categorie di reato sopracitate. I rappresentanti delle organizzazioni femminili ritengono quindi che si tratti di un inganno, di una modifica valida soltanto da un punto di vista formale e non pratico.

Questa proposta è lo specchio di un sistema sociale e di un modello di società che si vuole legittimare. ll dibattito di amnistia sui pedofili non è che solo uno dei tanti strumenti utilizzati per renderlo concreto.

Per questo motivo, il governo da diversi anni cerca un pretesto – oggi
rappresentato dalla pandemia e dal sovraffollamento nelle carceri – per mantenere l’argomento all’ordine del giorno e trovare il terreno adatto per questa amnistia.
La proposta, preparata come il terzo pacchetto di riforma, ha infatti coinciso con un periodo in cui le aspettative della società sono diventate più urgenti, con la necessità di una rapida riduzione del numero dei detenuti nelle carceri. Tuttavia, l’emergenza Covid-19 non è la motivazione principale che ha ispirato la riforma di esecuzione penale, che nelle sue versioni precedenti sembrava essere stata disegnata per favorire la categoria di prigionieri vicini al partito di Erdogan. Il primo pacchetto risale ad ottobre 2019 e il secondo a gennaio 2020.

Diamo un’occhiata più da vicino ad alcuni passaggi che riassumono il processo:
• Nel luglio 2009, il Ministero della Pubblica Istruzione, con un cambio di regolamentazione, ha dato via libera al fidanzamento degli studenti delle scuole superiori e medie. Una regolamentazione che risultava necessaria per tutelare il diritto all’istruzione delle ragazze, dato il forte significato a livello socio-culturale del fidanzamento che di fatto è un impegno semiformale al matrimonio.
• Il sistema educativo (4 + 4 + 4) introdotto nel 2012 consente l’interruzione degli studi da parte delle ragazze dopo i primi quattro anni di scuola. In questo modo, dopo i primi 4 anni, i bambini possono essere indirizzati a varie istituzioni sotto il nome di educazione religiosa.
• Nell’aprile 2012, il Ministero della Pubblica Istruzione ha smesso di essere responsabile della supervisione delle istituzioni che forniscono istruzione religiosa e/o gestiscono dormitori e residenze studentesche, questo compito è stato assegnato a Diyanet.

Nel 2013, nonostante i problemi di abuso e vulnerabilità nei dormitori e nelle scuole gestite da fondazioni e congregazioni religiose, attraverso una modifica del codice penale, l’apertura e la gestione di un’istituzione educativa che era contro la legge non era più un crimine.
• Nel maggio 2015, la Corte costituzionale ha deciso di rimuovere l’articolo del codice penale che prevede la punizione per imam e coppie che commettono un matrimonio religioso senza matrimonio ufficiale, aprendo la strada al matrimonio minorile e alla poligamia maschile.
•Nel novembre 2015, la Corte costituzionale ha emesso una decisione di annullamento
dell’articolo 103, che regola l’abuso sessuale sui minori. Con la sua seconda eliminazione nel luglio 2016, ha chiesto di introdurre un livello intermedio in termini sia di età che di punizione tra gli 0- 15 anni nell’abuso sessuale di minori. Ha inoltre permesso di ridurre l’età del consenso dei bambini da 15 a 12 anni. Uno dei motivi dell’eliminazione era “la probabilità che al compimento dell’età consentita della vittima l’unione effettiva si trasformasse in un matrimonio formale”. In altre parole, chiamandola “probabilità di matrimonio”, ha spianato la strada sia per le discussioni di amnistia di oggi sia per riportare l’accordo matrimoniale con lo stupratore.
• La Commissione per la prevenzione dei divorzi, istituita in Parlamento nel maggio 2016, ha richiesto un emendamento legale per risolvere i problemi dei “giovani coniugi vittime” al fine di beneficiare della libertà vigilata se il violatore continua un matrimonio “senza problemi” per 5 anni consecutivi con il minore violentato. Questo emendamento è stato presentato al Parlamento con lievi modifiche ed è stato approvato.
• Il 17 novembre 2016, i deputati dell’AKP hanno portato all’assemblea generale all’ultimo minuto una proposta di amnistia per gli autori di abusi sessuali su minori, che prevedeva l’esenzione dalla punizione quando sposano le vittime. Questa proposta ha causato reazioni sociali significative e hanno dovuto ritirarla.
• Nel dicembre 2017, la legge che conferiva ai Mufti e ai funzionari religiosi la loro autorità ufficiale di dichiarare il matrimonio è stata approvata in Parlamento nonostante tutte le reazioni. AYM ha successivamente respinto l’appello del CHP. Pertanto, un altro freno di fronte ai matrimoni precoci e forzati e alla poligamia maschile è stato revocato. (Nella stessa disposizione,la facilità di notifica apportata alla legge sull’anagrafe sulla registrazione dei bambini nati fuori dal matrimonio, indipendentemente dall’età della madre costituiva un altro problema).
• Nell’ottobre 2019, il ministero della Giustizia ha cessato di pubblicare dati sull’abuso di minori. Il ministero non ha pubblicato statistiche sui gruppi criminali come “traffico di esseri umani, aborto minorile, pornografia, abuso sessuale” nei suoi dati del 2018; ha inoltre chiuso l’accesso ai dati dettagliati tra il 2002 e il 2017.

Si dice che il Ministero della Giustizia e il Ministero della Salute del 2019 si stiano preparando per eliminare l’obbligo di segnalazione degli operatori sanitari, una delle basi legali importanti per denunciare gli abusi sui minori. (In precedenza, sono state apportate modifiche all’istruzione, che è un’altra area importante nell’esposizione di abusi sessuali su minori, ad esempio modificando la regolamentazione nel 2017, cambiando la descrizione del lavoro degli insegnanti di orientamento).


In questo breve elenco, non sono presenti i vari incentivi per matrimoni precoci, come l’apertura di conti di dote o il prestito, né i dati sulla guerra che Diyanet e i media proponenti, strumenti di propaganda del governo hanno aperto all’uguaglianza di genere e a tutti i risultati ottenuti dal movimento delle donne. Non ci sono spiegazioni del perché la circolare 2006/17 del 4 luglio 2006 relativa alla violenza contro i bambini e le donne e alle misure da adottare per prevenire delitto d’onore non è stata attuata; per non parlare poi dei dubbi sulla reale presentazione del documento strategico e del piano d’azione per la lotta ai matrimoni precoci e ai matrimoni forzati (2018-2023), che si dice siano stati presentati al GREVIO in quanto organismo di controllo della Convenzione di Istanbul.


L’abuso sessuale deve essere considerato un crimine in ogni caso, sottolinea il movimento delle donne. In conformità con l’articolo 14 della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla protezione dei minori contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali, lo stato è tenuto ad adottare le misure legali o di altro tipo necessarie per aiutare il recupero fisico e psico-sociale delle vittime, non degli autori, a breve e lungo termine.
Sposare bambini è un crimine in ogni circostanza. Il regolamento in questione è uno stato di impunità, così come incoraggiare i pedofili e favorire i matrimoni precoci, un vero e proprio atto di violenza. Definire il matrimonio forzato come un’eccezione significa negare che l’abuso sessuale e il matrimonio precoce siano una forma di violenza e stupro in qualsiasi condizione.
È molto importante tenere a mente che questa amnistia è piuttosto un tentativo di adattare la legge alla situazione attuale e fa parte di una politica integrata. Altrimenti, avrebbe riflettuto il principio di uguaglianza e non discriminazione nel proteggere il diritto alla vita di tutti i detenuti che sono a rischio durante l’epidemia. Dovrebbero essere prese misure basate sulla necessità di garantire la sicurezza della vita di prigionieri, che sono sotto la responsabilità dello Stato, minacciati dall’epidemia. Sulla base della giustizia e dell’uguaglianza, dovrebbe essere adottato un regolamento che non danneggi la coscienza pubblica.
Ricordiamo l’invito del Comitato europeo per la prevenzione della tortura (CPT) e dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani: “I governi, ora più che mai, dovrebbero liberare ogni persona, compresi i prigionieri che sono imprigionati senza una base legale, come prigionieri politici e quelli che sono accusati solo per aver espresso opinioni critiche o dissenzienti”.