Ogni anno il Gay Pride si celebra il 28 giugno, giornata mondiale dell’orgoglio LGBTQ+ e mese dedicato ai diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender scelto in omaggio ai moti di Stonewall. Di cosa si tratta e quali sono le sue origini? Ripercorriamo insieme i passaggi che ci hanno condotto fin qui.

Esattamente 51 anni fa si verificò un evento che cambiò per sempre le sorti del movimento omosessuale e dei diritti umani: dopo decenni di soprusi e ingiustizie, la comunità LGBTQ+ statunitense trovò terreno fertile per la ribellione nella notte tra il 27 e il 28 giugno 1969, in cui la comunità rispose all’ennesima incursione da parte della polizia in un club gay statunitense, lo Stonewall Inn. 

IL CONTESTO 

Il contesto che portò alla ribellione è quello degli anni ’60 negli Stati Uniti, segnato da profonde rivoluzioni sociali: dai Black Riots di Philadelphia del 1964 a quelli di Watts del ’65, di Cleveland and Omaha del ’66 fino a quelli di Detroit e Newark del ’67. 

In quegli anni, l’omosessualità era illegale in 49 Stati americani e, per questo motivo, i membri della comunità rischiavano costantemente l’arresto e la vita. Nel 1969, Gale Whittington fu licenziato dalla States Steamship Company perché appariva abbracciato al suo compagno. Fu così che Laurence fondò il “Committee for Homosexual Freedom” (Chf). In quei mesi venne inoltre realizzato il “Refugees from Amerika: A Gay Manifesto”, documento divenuto simbolico e associato alla nascita del movimento di liberazione gay. 

Contemporaneamente cresceva il malcontento nei confronti dei movimenti esistenti in difesa dei diritti omosessuali, considerati troppo conciliatori, che vennero sostituiti da organizzazioni anonime ispirate alle proteste dei neri nate in quegli anni. 

In questo contesto così rischioso e discriminante, i locali gay erano l’unico “rifugio” in cui sentirsi liberi di esprimere la propria identità. Lo Stonewall Inn, situato al numero 53 di Christopher Street, era uno dei luoghi ritrovo più popolari del Greenwich Village. 

Tuttavia, in quel periodo era frequente che i poliziotti organizzassero delle retate nei locali gay picchiando, arrestando e minacciando i membri della comunità LGBTQ+. 

Soltanto tre anni prima della rivolta del 1969, la Corte d’Appello di New York aveva stabilito che anche gli omosessuali potevano consumare alcolici nei locali pubblici, ma la questione risultava ancora poco chiara e veniva utilizzata come pretesto dalla polizia per arrestare membri della comunità. Inoltre, l’articolo 240.35 della quarta sezione del Codice Penale puniva ogni “unnatural attire or facial alteration” e chiunque avesse avuto indosso meno di tre oggetti ritenuti “gender appropriate”.

I MOTI DI STONEWALL 

La notte tra il 27 e il 28 giugno 1969 un gruppo di poliziotti fece irruzione nel club gay Stonewall Inn di New York. Nonostante le irruzioni della polizia fossero ormai una prassi, quella notte fu diversa. Non è chiaro cosa abbia fatto scattare la scintilla della ribellione: qualcuno sostiene sia stato l’arresto violento di una donna che reagì mordendo un agente della polizia. Altri sostengono l’ipotesi che a dare il via alla lotta sia stato il lancio di una bottiglietta da parte della drag queen transgender Sylvia Rivera o della pietra tirata dall’attivista Marsha P.Johnson. Ciò che è certo è che si è trattato di un enorme atto di ribellione che ha avuto un grande eco in tutto il mondo e che è oggi un evento simbolo nella lotta a favore dei diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender. 

Quell’evento storico è considerato come la nascita del movimento di liberazione gay. Un anno dopo la rivolta di Stonewall, Brenda Howard, considerata una delle fondatrici del Pride Month, organizzò la Gay Pride Week e la Christopher Street Liberation Day Parade. Fu quella la prima parata dell’orgoglio gay, che da quell’anno prese piede pian piano in diverse parti del mondo.

In Italia, le prime manifestazioni sono state a Sanremo nel ’72, a Torino nel ’78 e a Palermo nell’81. Il primo Gay Pride ufficiale nazionale è stato invece a Roma nel 1994, l’anno dopo a Bologna e l’anno dopo a Napoli.  

Giugno è il mese in cui, più di tutti gli altri, è importante fare sentire la propria voce e sostenere le lotte della comunità LGBTQ+.