Dopo 288 giorni di sciopero della fame, è morta la giovane attivista e cantante turca Helin Bolek.

Faceva parte dei Grup Yorum, la band che dal 1985 si contraddistingue per i testi a favore della democrazia e della libertà di espressione. “Abbiamo un cuore per la vittoria”, cantava Elin. Ed è con questa determinazione che i Group Yorum continuano a onorare la lotta per la giustizia e la libertà, denunciando la persecuzione politica e il veto posto dal governo sui concerti della band. In turco Yorum significa “commento, interpretazione”. In tutti questi anni la band si è fatta portavoce di molte battaglie, internazionali e non, traducendo in musica e parole massacri, repressioni, colpi di stato e la causa curda. Cantavano con i popoli oppressi e i lavoratori contro il regime autoritario e militare della Turchia di Erdoğan

Nel 2015 la band era stata ingiustamente accusata di appartenere a un’organizzazione terroristica e il loro concerto annuale era stato vietato dalle autorità.
Da quel momento iniziarono i raid nei centri culturali nei quali si esibivano e, secondo quanto riferito dalla stessa band, vennero distrutti gli strumenti musicali e arrestate decine di persone, tra cui Helin e Ibrahim. Insieme, i due chiedevano la possibilità di esprimere le proprie idee e la loro musica, nonché la scarcerazione dei loro compagni detenuti per inesistenti accuse di terrorismo. Si fa leva sulle accuse di terrorismo, utilizzate come strumento per ottenere consenso pubblico, e su una legislazione che risulta poco chiara e troppo generica, ampiamente applicata ai danni di artisti, giornalisti, accademici, avvocati e difensori dei diritti umani. Migliaia di persone sono state arrestate semplicemente per aver esercitato i loro diritti alla libertà di espressione e di assemblea.

Secondo quanto riferito dal direttore del Centro di libertà di Stoccolma Abdullah Bozkurt, questa protesta si inserisce nel contesto di repressione della libertà di pensiero e parola della Turchia di Erdoğan, ormai riscontrabile nei settori più disparati, dai media all’arte. Inoltre, a seguito del fallito colpo di stato del 2016, molti giudici e pubblici ministeri sono stati incarcerati con accuse inventate, stroncando ogni tentativo di sfidare i continui divieti illegittimi imposti dal governo e di avere quindi una difesa adeguata.  Helin è morta portando avanti con determinazione i valori e le idee che aveva a cuore, lottando sempre e comunque – come dice il titolo stesso del suo ultimo album İlle Kavga – per potere esprimere le proprie idee e la propria musica. 

Giorgia Spina